Chamizo: È storia!

Pubblicato il autore: Jacopo Chiodo Segui

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10 Luglio 1992, Matanzas, Cuba, tradotto: Frank Chamizo.

Un nome che ai più non dire granché, un po’ per le sue origini, esotiche, lontane, un po’ perché ha la “colpa” di essere un fenomeno in una disciplina, mediaticamente meno rilevante di altre: la lotta libera.

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Non oggi però, dopo un impresa storica, leggendaria, come la sua, è giusto che su di lui si accendino i riflettori, a maggior ragione se gareggia con il tricolore cucito sul petto.
Cubano naturalizzato Italiano, dopo il matrimonio con l’altra lottatrice azzurra Dalma Caneva, si è laureato campione d’Europa nei 65 kg, conquistando a Riga un oro che mancava all’Italia da ben 24 anni, quando nel 1992 ad imporsi fu il Palermitano Giovanni Schillaci.

Dopo l’oro mondiale di Las Vegas, primo successo iridato di sempre dell’Italia nella lotta libera, trionfo che tra l’altro gli ha anche consegnato il pass per le prossime olimpiadi brasiliane, Chamizo ha fatto il bis battendo il turco Mustafà Kaya (gia sconfitto ai quarti degli scorsi European Games di Baku, dove l’azzurro si piazzò al secondo posto, conquistando l’argento) in una finale da cardiopalmo.
L’Italo-cubano passato in vantaggio per 4-0 si è visto rimontare il risultato, riaprendo tutti gli scenari e a pochi secondi dal termine della gara, Chamizo e il suo coach Filiberto Delgado, hanno chiesto un challenge per un punto assegnato all’avversario, in seguito all’intervento dei giudici di gara che, dopo le opportune verifiche, hanno dovuto attribuire correttamente gli ultimi punti, la sfida si è chiusa sul risultato di 8-6, proclamando Chamizo campione d’Europa.

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Un rullo compressore, un cammino incredibile il suo, 48 punti tecnici raccolti contro i soli 5 totalizzati dai suoi avversari, nell’ordine: lo Svizzero Steven Graf, demolito 10-0 nonostante i problemi fisici accorsi durante il duello, trascinati poi per tutta la competizione. L’Italo-Cubano dopo aver forzato erroneamente un movimento del braccio sinistro ha ripresentato gli stessi dolori che lo avevano tormentato due anni fa, un riacutizzarsi dell’infortunio che non ha fermato l’atleta azzurro che con una sublussazione e di conseguenza un braccio fasciato è riuscito comunque a piegare anche il lettone Eduards Frolovs con il medesimo risultato (10-0), l’ucraino Semen Radulov (17-4) prima di affrontare in semifinale l’azero Aghahuseyn Mustafayev (11-1), con la quale nei due incontri precedenti aveva vinto e perso una volta,  in questa circostanza il divario tra i due è stato netto, con una prova di forza schiacciante Chamizo si è conquistato la finale e successivamente il gradino più alto del podio.

La fame e la determinazione di Chamizo hanno fatto la differenza, lo sguardo sicuro, fermo, quella gran voglia di rivalsa dopo la sconfitta in finale agli European Games: “Ero qui solo per prendermi l’oro perso a Baku, sono qui perché non ci sto a perdere e perché mi mancava questo titolo. Adesso resta solo l’Olimpiade, per il bene della lotta italiana”.
Parole da vincente di un ragazzo deciso e determinato, con la fame di successi, sempre. Una realtà di questo sport, una novità per l’Italia essere ai vertici della lotta libera, in Brasile, questa volta non sarà una gita di piacere, l’obbiettivo è tornare a mani piene, con una medaglia.

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