Lo stadio di Chernobyl 30 anni dopo

Pubblicato il autore: Angelo Gambella Segui

Chernobyl è ancora oggi un nome indimenticabile, legato al più grave incidente nucleare della storia, avvenuto il 26 aprile 1986.
Come tanti ricordano, a 30 km da questa città dell’Ucraina settentrionale, situata circa 100 km di Kiev, era in funzione un impianto nucleare: quel giorno, durante un pericoloso (e sfortunato) test, si verificò un gravissimo incidente. Inizialmente tenuto nascosto dalle autorità sovietiche ed ucraine, l’esplosione avvenuta si mostrò al mondo in tutta la sua gravità nei giorni successivi, quando le radiazioni raggiunsero prima la Scandinavia e poi il resto d’Europa, Italia compresa. Furono necessari 15 giorni per spegnere parte dell’incendio ed avviare la costruzione del “sarcofago”, la struttura di contenimento per ricoprire il reattore distrutto.
A distanza di trent’anni la città resta abbandonata e solo qualche centinaio di persone, tra cui diversi tecnici, è rimasta in zona. Dopo l’evacuazione e la fuga degli abitanti le case, come le strutture civili sono rimaste abbandonate. Come sempre accade nella storia, la natura, quando l’uomo si dilegua, prende il sopravvento.

E così anche le strutture sportive, che in una città dell’allora URSS erano ben diffuse, giacciono abbandonate.

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Ecco, per i lettori di Super News, due immagini riprese dallo stadio abbandonato di Chernobyl, trent’anni dopo.

La crescita della vegetazione che tutto ricopre è sorprendente. Laddove i calciatori di Chernobyl scendevano in campo per la partita della domenica adesso è rigogliosa una foresta.

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La seconda foto da altra prospettiva è ancora più eloquente della foresta che si innalza sul campo di calcio.

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Allo stesso modo del campo di calcio le altre strutture sportive, anche quelle coperte, appaiono fatiscenti e in cattive condizioni dopo trent’anni di abbandono. Giacciano abbandonate piscine, campi di basket e pallavolo, palestre delle cittadine nel raggio di 30 km e più dall’epicentro dell’esplosione. Tanto che le immagini della città fantasma di Pripyat, vicina a Chernobyl e più prossima al reattore esploso sono devastanti. Ma, come dicevamo, dove l’uomo arretra è la natura che prende il sopravvento. Non sono soltanto alberi e foreste a popolare le aree abbandonate. Oltre 10.000 immagini acquisite dai ricercatori, che stanno studiando gli effetti delle radiazioni sul territorio, testimoniano che nell’area di esclusione della centrale, un certo numero di animali allo stato selvatico o brado come lupi, alci, cavalli e orsi hanno ricominciato a popolare la zona.

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