Carlo Molfetta si ritira: “insegnerò ai giovani”

Pubblicato il autore: Jacopo Chiodo Segui

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“E’ arrivato il momento di iniziare a trasmettere a tempo pieno ai giovani la mia esperienza, ma soprattutto la mia passione”.

Passione, tanta passione, quella che unita a ingenti quantità di sudore, di fatica e di sacrifici ha permesso a Carlo Molfetta, di vincere tutto quello che si poteva vincere, divenendo una vera icona del Taekwondo.

Un oro olimpico a Londra 2012, un oro, due argenti e un bronzo ai Mondiali, un oro, un argento e due bronzi agli Europei, una Coppa del Mondo, un oro alle Universiadi e dieci titoli italiani, il suo palmares, quello con cui ha deciso di chiudere il proprio percorso da atleta.

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A trentadue anni il pugliese, originario di Mesagne ha deciso di dire basta, una decisione probabilmente maturata dopo non essere riuscito a qualificarsi per i recenti giochi di Rio, un fallimento arrivato al termine di uno sfortunato quadriennio dopo Londra: “Abbiamo rivoluzionato la squadra, chiedendo a molti giovanissimi di maturare il prima possibile, ma anche perché siamo stati un pochino sfortunati, visto che io ed Erica Nicoli siamo arrivati terzi alla qualificazione continentale che mandava ai Giochi i primi due. Abbiamo lavorato in profondità, visti i risultati che sono arrivati fra cadetti e juniores: abbiamo due campioni del mondo e siamo stati primi come squadra agli Europei di due anni fa. Risultati che fanno pensare a un movimento in salute e che guardando a Tokyo 2020 e speriamo a Roma 2024 (Lui, uno degli ambasciatori della candidatura) ha un futuro roseo”.

Proprio al futuro dovrà guardare e per quello dovrà lavorare Carlo Molfetta, eletto consigliere federale in rappresentanza degli atleti, ricoprirà anche un ruolo di supporto nella Nazionale seniores: “Non sarò più solo il collega atleta, ma metterò a loro disposizione un pezzo di me: ciò che sentivo e provavo in gara, le emozioni, lo stato d’animo. Inseguire il risultato a tutti i costi è letale. Non deve diventare un’ossessione, ma deve essere solo l’obiettivo. Che si raggiunge attraverso il lavoro in allenamento. Solo tu atleta sai se stai facendo il massimo. Devi mettere l’anima in ogni calcio”.

Gestire le pressioni e scacciare le paure, questi i segreti, abbinati al duro allenamento, per arrivare lontano, secondo Molfetta. Uno che non più tardi di quattro anni fa colorava di azzurro il cielo abitualmente cupo e grigio di Londra, salendo sul gradino più alto delle olimpiadi del 2012 chiudendo un cerchio iniziato a soli 5 anni, quando seguendo le orme del padre Eupremio, si innamorò di questo sport, vincendo peraltro nel 1998, a 12 anni, al primo torneo internazionale la medaglia d’oro.

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Un predestinato.

“Sono una persona molto disponibile e la gente lo apprezza. Bisogna capire che per far apprezzare uno sport oltre i suoi confini, occorre donarsi, offrirsi completamente. E’ la funzione che dovrebbe ricoprire qualsiasi campione di qualsiasi sport: non siamo vip”, parole che Molfetta testimonia con i fatti, mettendo a disposizione la sua esperienza e il suo amore verso questo sport.

L’estate appena passata, a tal proposito, ha visto il taekwondoka dirigere il suo primo camp estivo, un iniziativa accolta con entusiasmo che si è rivelata un grande successo, tanto, che è gia confermata una replica il prossimo anno.

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