Olimpiadi di Londra 1908; 109 anni fa l’apertura della IV edizione dei giochi olimpici

Pubblicato il autore: Andrea Brumana Segui


Le Olimpiadi cosiddette moderne, per distinguerle, ovviamente, da quelle antiche dedicate al culto di Zeus, ideate e praticate in Grecia, a Olimpia, tra il 776 a.C. e il 393 d.C. , sono una manifestazione sportiva recente, tornata alla ribalta, anche se per motivi non del tutto inerenti allo sport, dopo circa un millennio e mezzo per volere del barone francese Pierre de Coubertin e disputate, per la prima volta, inevitabilmente, ad Atene nel 1896.

Dodici anni dopo, esattamente il 27 Aprile 1908, 109 primavere fa come oggi, si apriva a Londra la quarta edizione dei giochi olimpici, un evento, quello nella capitale britannica, ricco di retroscena e sfumature singolari e degne di nota. Innanzitutto, volendo mettere i consueti puntini sulle “i”, le Olimpiadi nella regale terra inglese non sarebbero proprio le quarte, bensì le quinte se si va a considerare l’edizione “intermedia” tenutasi ad Atene nel 1906, ufficialmente descritta come accadimento celebrativo del decimo anniversario dalla fondazione, in pratica un infelice tentativo egoisticamente campanilista dei Greci di rendere la loro capitale l’unico centro possibile per i giochi; Tuttavia, per volere di De Coubertin, quelle di Londra restano segnalate nei registri del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) come le Olimpiadi numero quattro.

In secondo luogo, la sede stessa fu protagonista di alterchi anche in questo caso, purtroppo, non solamente sportivi; Berlino venne subito scartata per quelle cause socio-politiche che, come dovrebbe essere ormai chiaro, sono state giudice di molte edizioni dei giochi olimpici, le prime in particolare; la capitale tedesca e la Germania in generale, infatti, non attiravano le simpatie e le attenzioni di un De Coubertin ancora memore della sconfitta francese nella guerra franco-prussiana di qualche decennio precedente.
Roma, invece, città designata come ospitante fino a due anni prima dell’apertura, si vide costretta, per un motivo o per l’altro, a fare un passo indietro; l’eruzione del Vesuvio avvenuta il 7 aprile 1906 sommata alla crisi economica che già affliggeva il paese, alla rivalità fra le istituzioni sportive e al mancato appoggio del governo mise in ginocchio uno stato, quello italiano, che rivedrà le Olimpiadi ben 52 anni dopo, nel 1960, edizione che, per ora, considerando le pessimistiche parole del presidente Malagò sui giochi del 2024, sembra resterà l’unica a tinte verdi bianche rosse.

Le Olimpiadi di Londra ebbero una durata di circa 6 mesi, dal 27 aprile al 31 ottobre 1908 (le due settimane canoniche vennero introdotte solamente da Los Angeles 1932); erano divise dal punto di vista stagionale in competizioni primaverili, estive e invernali e contavano un totale di 22 attività sportive, 3 in meno delle 25 previste e auspicate durante l’organizzazione. Le nazioni che presero parte alla manifestazione furono, in totale, 22, con la Gran Bretagna che finì al vertice del medagliere ottenendo ben 146 podi, 99 in più degli Stati Uniti, a sottolineare come, per usare un eufemismo, coloro che ospitavano i giochi godevano a piano di quei benefici che si confanno, anche oggi, ai padroni di casa.

Le curiosità delle Olimpiadi del 1908: dalla cerimonia di apertura al caso di Dorando Pietri

Durante le Olimpiadi di Londra del 1908 si verificarono due episodi tanto strani quanto rilevanti dal punto di vista storico e non solo. Il primo riguarda la cerimonia d’apertura dei giochi al White City Stadium; il portabandiera statunitense Ralph Rose, infatti, indignato, secondo alcune fonte ufficiose, per la mancanza del vessillo a stelle e strisce al di fuori dell’impianto, si rifiutò di abbassare la bandiera davanti al sovrano durante l’esecuzione dell’inno inglese, spiegando il tutto con la frase “This flags dips to no earthly king (questa bandiera non si abbassa davanti a nessun re sulla Terra)”; tale gesto divenne, poi, consuetudine di tutti i portabandiera americani alle cerimonie d’apertura delle varie Olimpiadi.

Il secondo, invece, ha come protagonista un maratoneta italiano, l’emiliano Dorando Pietri, probabilmente la metafora perfetta della sfortuna mista al tempismo, il classico esempio di posto sbagliato al momento sbagliato; giunto, infatti, in prossimità del traguardo con dieci minuti sul suo inseguitore, Pietri fu vittima di un malore che lo lasciò a terra per qualche secondo e lo costrinse ad accettare il soccorso di un giudice di gara; malgrado fosse riuscito a tagliare il traguardo, venne, però, squalificato, reo di aver approfittato di un aiuto esterno che, secondo il regolamento, non è consentito.

“L’importante non è vincere, ma partecipare”

Questo aforisma, pronunciato dal fondatore dei giochi olimpici moderni Pierre De Coubertin e diventato insieme a “Citius! Altius! Fortius! (più veloce! più alto! più forte!)” il motto delle Olimpiadi moderne, tradisce un po’ quelle che erano, in modo particolare all’inizio, le vere motivazioni insite nello spettacolo della manifestazione sportiva, vale a dire ragioni per lo più strategiche, alleanze e ostilità, in sintesi un braccio di ferro per esibire la propria forza davanti un testimone fortemente suscettibile qual è il mondo intero. Le Olimpiadi si disputarono a Londra per altre due volte, nel ’48 e soprattutto nel 2012, (nel 1944, infatti, non si gareggiò a causa della Seconda Guerra Mondiale) lasciando cadere pian piano, fortunatamente, la veste più propriamente politica e acquisendo ciò che in un evento del genere deve essere messo indubbiamente in primo piano, sia per la portata che i giochi assumono in quanto sunto della universalità intera e assoluta, sia per l’impatto sulla società, in primis sui giovani.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: