Kilian Jornet nudo sul Monte Bianco, la provocazione (del 2012) fuori tempo massimo e il rispetto per le montagne

Pubblicato il autore: Luca Santoro

Kilian Jornet nudo

In questa estate esageratamente calda e funestata da tensioni e tragedie non ci siamo fatti mancare neppure la polemica ad alta quota a tinte grottesche: l’immagine provocatoria di Kilian Jornet nudo sulla sommità del Monte Bianco ha scaldato gli animi alle alte altitudini, riaprendo il crepaccio tra gli ultrà dell’avventura estrema e libera e chi ritiene non negoziabile la questione della sicurezza.
Posto che, da parte nostra, questa vuole essere l’ultima occasione per parlare di questa scaramuccia da ombrellone o meglio, da rifugio alpino, e considerando il fatto che supponiamo che il catalano Jornet abbia la mente rivolta altrove (un po’ come tutti noi) in questo momento così drammatico per Barcellona: ebbene, cerchiamo comunque di fissare dei paletti intorno a questa storia e andare al cuore del problema.

Kilian Jornet i Burgada, icona del trail running e dello scialpinismo

Anzitutto, per chi fosse a digiuno dei protagonisti della montagna Kilian Jornet i Burgada, classe 1987, è la punta di diamante del trail running, la corsa che si svolge non in percorsi principalmente asfaltati bensì naturali e con dislivelli positivi e negativi che nell’ultratrail (altra specialità in cui eccelle l’atleta di Sabadell) raggiungono valori considerevoli, oltre a lunghezze totali che farebbero impallidire una normale maratona. Autentica autorità della materia, Kilian vanta anche quattro Mondiali di scialpinismo conquistati, tre Europei e tre Coppe del Mondo, più trionfi nella specialità dello skyrunning (sei volte campione nelle Skyrunner World Series per la precisione, di cui tre consecutive) e autore di svariati record di ascesa e discesa in autosufficienza dalle più alte vette di questo pianeta, nel progetto da lui un po’ retoricamente battezzato Summits of My Life.
Per intenderci, insomma, uno che la montagna la conosce bene, anche troppo se consideriamo non tanto l’intemerata immortalata nella foto che sta facendo il giro del web ma nel messaggio che essa porta.

Kilian Jornet nudo, il tweet e il motivo che ha portato alla provocazione del trail runner

Pochi giorni fa infatti nel profilo Twitter dello skyrunner è comparsa una foto di Kilian Jornet nudo sul Monte Bianco, con la didascalia “bref, si on grimpe côté italien c’est légal?“, ovvero “allora, se si sale dal versante italiano, la cosa è legale?».
Il catalano si riferisce alla decisione del sindaco della cittadina di St. Gervais-Les Bains (dalla quale è possibile raggiungere la montagna), Jean-Marc Peillex, in seguito ad una serie di tragedie che hanno coinvolto skyrunner conciati non in maniera adeguata per affrontare i percorsi della cima alpina. Da qui la decisione di imporre a chi vorrà raggiungere il Monte Bianco passando per la via normale francese che tocca il rifugio del Goûter  di rispettare una lista di abbigliamento ed attrezzature tecniche adatte ed obbligatorie per affrontare l’impresa, e che comprende come riporta la Gazzetta dello Sport “berretto, occhiali da sole, maschera da sci, crema solare (sic), giacca calda e goretex, pantaloni da montagna e copripantaloni, scarponi da alpinismo predisposti per essere abbinati a ramponi, ramponi regolati sulle calzature indossate, imbrago e kit per l’uscita da crepacci, corda, piccozza, GPS (o bussola) e altimetro”.
Obiettivo: porre un freno all’assalto di improvvisati ultratleti che, magari emulando il minimalismo di Anton Krupicka, partono alla conquista della vetta leggeri come se stessero affrontando la Marathon des Sables.
Da qui nasce la provocazione di un Kilian Jornet nudo che si fa beffe dell’ordinanza del sindaco adducendo il fatto che non sono tanto importanti i materiali quanto l’esperienza dell’atleta. Ora, mettiamo un po’ di ordine in questa querelle.

Anzitutto la foto è vecchia, non realizzata per l’occasione: è uno scatto probabilmente realizzato dall’alpinista Jordi Tosas databile infatti al 2012 (basta fare una ricerca con Google e il gioco è fatto), già pubblicata su Twitter con la didascalia bilingue “cold cold… No so much!! Hello from M. Blanc summit (4810) magic feeling be here alone ” e “frio frio poco!! Saludos desde la cima del M.blanc 4810m. La sensació d’estar aqui sol es simplement magica !!” (“Freddo freddo freddo…non più di tanto!! Saluti dalla cima del Monte Bianco – 4810 metri – essere qui da solo è una sensazione praticamente magica!!“).
Risolto definitivamente questo piccolo giallo, andiamo al fulcro della questione.
Nessuno nega che Kilian Jornet, che scala sin da quando ha praticamente iniziato a sgambettare, possa avere l’esperienza per gestire un percorso di ultratrail e di skyrunning in tenuta adamitica, sebbene alcuni su Twitter ricordano all’esperto di trail quella volta che nel 2013 fu soccorso assieme alla fidanzata e anch’essa scialpinista Emelie Forsberg mentre si era trovato bloccato sul versante nord della Aiguille du Midi, a sud del Monte Bianco. Particolare non trascurabile: Jornet vestiva con una attrezzatura molto leggera, collant trail e scarpe da ginnastica. In quell’occasione l’atleta dichiarò di aver capito la lezione imposta dalla montagna che non ammette leggerezze, intese anche in senso letterale.
Tornando ad oggi, ammettendo che magari il sindaco di St. Gervais-Les Bains abbia ecceduto nello zelo, la provocazione del Kilian Jornet nudo tuttavia si fa beffe di quella legge aurea che dovrebbe guidare chiunque si approcci alla montagna (vale anche per il mare, beninteso): il rispetto che molti atleti improvvisati (non è il caso di Jornet, ovviamente) a volte difettano. Oggi le possibilità anche per un amatore di emulare le imprese di Bonatti, di Moro o di Krupicka (peschiamo nel mazzo) sono più a portata di mano rispetto ad un tempo, ma la preparazione di questi aspiranti Barmasse o Jornet rischia di essere superficiale e foriera di rischi per loro stessi e per i team di soccorsi.
Bando al moralismo: se Kilian Jornet volesse scalare il Nanga Parbat come mamma l’ha fatto, si accomodi. Ma bisogna prestare attenzione alle provocazioni, agli sberleffi, alle conseguenze di un messaggio goliardico: per quanto possa suonare assurda l’ordinanza alle orecchie di un trail runner esperto, un buon amministratore ha l’obbligo di imporre delle regole per tutelare il rispetto della vita di chi si avventura su quelle cime (che poi i soccorsi sono costi per la collettività, altra questione laterale ma comunque importante) e delle vette che non perdonano smargiassate.
Ovviamente ci sono anche delle riflessioni a latere, elencate perfettamente in un articolo di ieri della Gazzetta dello Sport, sull’importanza del trail running per l’indotto delle attività ricettive e commerciali sulle Alpi, e il fatto che molti incidenti siano tali in quanto fatalità, e che manchi personale formato per supportare gli skyrunner nelle loro ascese.
Va bene tutto, ma prendersi gioco di un tentativo di riportare un po’ di ordine sul Monte Bianco sembra fuori luogo: si possono incentivare le attività di trail senza derogare alla sicurezza, dovere principale di un primo cittadino. Ed è strano, quantomeno inspiegabile, che una autorità delle vette e dell’esplorazione come Kilian Jornet si faccia beffe delle sacralità di una montagna e delle sue regole. Anche i migliori al Mondo possono sbagliare appiglio alle volte.

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