Sport contro Trump: la presunta iniziativa della NFL e le parole travisate del commissioner Roger Goodell

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Sport contro Trump

Dopo alcune settimane di scontro frontale tra il presidente Donald Trump e il mondo dello sport americano, trasceso a livelli mai visti nella storia politica statunitense (l’inquilino della Casa Bianca che appellava gli atleti ribelli come dei “figli di …“, invitando i proprietari della squadre a licenziarli), sembrava fosse arrivato un assist prezioso per il tycoon da parte della più importante lega americana, ovvero la NFL.
Il commissioner Roger Godell sembrava facesse prendere alla National Football League una posizione netta riguardo la tendenza che vede sempre più giocatori inginocchiarsi durante l’esecuzione dell’inno americano in segno di protesta contro Trump; tendenza tra l’altro partita proprio dal bordocampo NFL grazie all’azione di Colin Kaepernick, ex quarterback dei San Francisco 49ers, che l’anno scorso fu infatti il primo a non rimanere in piedi durante l’inno per via dell’uccisione di alcuni afroamericani fermati dalla polizia. Questo gesto si diffuse poi negli altri sport a stelle e strisce, facendo proseliti in primis nell’NBA, zona franca a tendenza liberale rispetto al più “conservatore” football.
Godell ha diramato una nota ufficiale in cui dichiarava in pratica che i giocatori “come molti dei nostri fan” dovrebbero stare in piedi durante l’esecuzione di The Star-Spangled Banner, per onorare la bandiera, il Paese e la sensibilità dei tifosi. Trump ha prontamente dimostrato di apprezzare questo endorsement all’inno, gettandosi alle spalle lo scontro avuto in precedenza con lo stesso Goodell che definiva gli inviti al licenziamento (con insulto) auspicati dal presidente nel famoso comizio in Alabama “divisivi e irrispettosi“. In un tweet il tycoon si felicitava quindi di questo cambio di rotta che “rispetta il nostro Paese”.

Il mondo dello sport contro Trump: la diatriba continua

Tutto risolto quindi? Non proprio. L’autorevole sito di informazione politica americana Politico infatti parla di una precisazione arrivata dagli ambienti NFL a stretto giro di posta. L’auspicio di Goodell non significa che dalla prossima partita in programma (Philadelpha Eagles vs. Carolina Panthers) tutti gli atleti staranno in piedi durante l’inno, e chi invece si inginocchierà sarà multato, sanzionato o peggio licenziato. La Lega difatti, attraverso il portavoce Brian McCarthy, precisa che le dichiarazioni e le interpretazioni seguite alla parole del Commissioner sono state piuttosto affrettate, in quanto l’argomento delle proteste sarà all’ordine del giorno in una riunione con i proprietari delle squadre che si terrà la prossima settimana.

Quindi i giocatori no, non verranno obbligati a rimanere saldi sulle proprie gambe prima della partita. Si lascia intendere invece che la NFL sia al lavoro per cercare di trovare un punto di contatto tra proprietari ed atleti e spostare la protesta verso un piano più costruttivo. Su cosa comporti ciò ancora non è dato sapere, bisognerà aspettare una settimana prima di poter tirare le somme e vedere cosa la Lega deciderà di fare per gestire lo scontro (perchè di questo si tratta alla fine) tra i giocatori e Trump. Lo stesso Goodell ha invece elogiato il contributo degli atleti per il sostegno alla comunità civile, prendendo spunto dall’incontro avuto ieri con la formazione dei Miami Dolphins.

Sport contro Trump

Il videpresidente Mike Pence durante l’esecuzione dell’inno americano prima del match Colts vs. 49ers

La situazione in ogni caso resta incandescente. L’ondata di gesti di protesta (che Trump prova a spostare sul piano della mancanza di rispetto verso la bandiera, cercando di ottenere una sponda dalla
sua base di sostenitori di estrazione di destra alternativa e populista) non accenna a placarsi: l’ultima manifestazione pochi giorni fa, in occasione del match che vedeva i padroni di casa degli Indianapolis Colts contro i San Francisco 49ers (sì, l’ex squadra di Kaepernick): ebbene, questi ultimi si sono inginocchiati durante l’inno e ad assistere a ciò c’era in tribuna il vicepresidente Mike Pence con la famiglia.
L’ex governatore dell’Indiana, che aveva onorato con la mano sul cuore l’esecuzione del canto patriottico, ha lasciato successivamente lo stadio prima del calcio di inizio in segno di protesta. Pare sia stato un ordine di Trump quello di abbandonare le partite macchiate dalla protesta dei giocatori: una decisione sposata da Pence attraverso un gesto così plateale.
Il safety dei 49ers Eric Reid, cogliendo la palla al balzo ha poi parlato, in merito al gesto del vicepresidente, di una “forma di oppressione condotta in maniera sistematica” che è il vero oggetto della protesta dei giocatori. Spiegando che non si voglia mancare di rispetto alla bandiera o alle forza armate che servono il Paese (come la madre di Reid), il safety si è scagliato contro il punto di vista narrativo di Trump, reo a suo dire di confondere i piani e screditare le manifestazioni in ginocchio degli sportivi.

Lo scontro, insomma, è ancora lontano dal trovare una ricomposizione tra le parti.

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