WWE, le pagelle di TLC 2017

Pubblicato il autore: Mario Grasso Segui


Anche TLC, ultimo special event WWE del 2017 riservato esclusivamente al roster di Raw, passa agli archivi. Evento che nei due principali match della card è stato stravolto rispetto alle previsioni dall’inatteso virus che ha colpito due wrestler di punta come Bray Wyatt e Roman Reigns, sostituiti in tutta fretta da AJ Styles, preso in prestito da SmackDown, e dal ritorno sul ring dopo 11 anni di Kurt Angle.

Serata prolifica per i pronostici, tutti indovinati. En-plein. Anche se, a onor del vero, la vittoria di Balor era stata pronosticata calibrando la previsione sulla sfida contro Wyatt: quando ho saputo della sostituzione con Styles ho pensato al pareggio o comunque a un esito che non penalizzasse l’uno o l’altro.

Evento tutto sommato positivo. Certo, uno special event che si chiama TLC dovrebbe avere almeno un TLC match in più o quantomeno match con un solo di questi elementi (chairs match, tables match e ladder match). E questo è già un primo punto a sfavore. Tuttavia i vari match singoli non sono stati così sbagliati, anzi molti oscillano tra il bello e il gradevole. Nell’insieme un buon ppv. Prima di scendere nel dettaglio si segnala la vittoria di Sasha Banks nel preshow contro Alicia Fox.


Asuka v Emma. Si parte con la più attesa nella divisione femminile: esordisce ufficialmente nel main roster Asuka, colei che ha dominato la divisione femminile di NXT con un regno lungo oltre un anno e finito solo per colpa di un infortunio, senza che nessuna la sconfiggesse. Incontro bello, con Emma che non si fa squashare e anzi ha anche le sue belle occasioni. Ma sono gli spot di Asuka, dall’entrata alle mosse, passando per la teatralità in ring del personaggio, a rubare l’occhio. Ha dato solo un assaggio delle sue abilità ma mi viene già da dire: quanto è brava! Esito scontato, ma incontro scritto bene. Asuka fa la sua ottima figura, senza danneggiare inutilmente Emma. The ‘Emperess of Tomorrow’ is in the house and there’s no way out: voto 7

Cedric Alexander/Rich Swann v Jack Gallagher/The Brian Kendrick. Poca storia dietro, match riempitivo, ma gradevole. I pesi leggeri non tradiscono mai. C’è poco da dire se non che l’azione è stata sempre viva, ritmi alti e belle manovre. Non ci si è annoiati. Fregava a pochi ma è stato piacevole: voto 6+

Alexa Bliss (c) v Mickie James per il WWE Raw Women’s Championship. La vittoria di Mickie James poteva essere un premio alla carriera, ma oggettivamente serviva a poco. Il booking team è stato intelligente: per l’importanza le ha fatto condurre il feud a suon di spot in suo favore in tutti i promo a Raw, le ha fatto condurre buona parte del match, dove Mickie ha dimostrato di essere ancora in grandissima forma e capace di sfoderare ancora ottime performance. Però quando si tratta di far vincere qualcuno, beh la scelta non poteva non ricadere che sulla Bliss. La Goddess si conferma campionessa femminile del roster con un ottimo atteggiamento nel ring: benissimo sul piano teatrale, sempre meglio sul piano tecnico. Funziona dannatamente come campionessa. Perché cambiare? Alexa non si ferma più: voto 6,5

Kalisto (c) v Enzo Amore per il WWE Cruiserweight Championship. Quindici giorni fa terminava il regno da campione (appena iniziato ma già poco credibile) di Enzo Amore e iniziava quello di Kalisto. Un mix di esigenze di credibilità e di premio per un messicano nel giorno della morte di Eddie Guerrero, a cui Kalisto ha dedicato il titolo. Ma il carisma permette di dar lustro a un titolo e il buon Enzo ne ha da vendere. E pazienza se le ring skills sono limitatissime e se i suoi match escono quasi totalmente dal contesto “cruiserweight”. Enzo da campione funziona e allora ecco servita la cintura, con tanto di furbata per vincere. Incontro comunque tutt’altro che pessimo. Bello non è stato, ma soprattutto per merito di Kalisto, si sono viste delle buone cose. Meglio del previsto: voto 6-

Finn Balor v AJ Styles. Il forfait di Bray Wyatt regala, suo malgrado, un dream match. Il miglior performer di Raw, Finn Balor, contro il miglior performer di SmackDown, AJ Styles. Entrambi lanciati verso i principali titoli dei due roster, per un match che non ha bisogno di presentazioni. Non si sono mai affrontati prima. Non c’era alcuna storia dietro. Non c’è stato il tempo di provare l’incontro visto che fino al giorno prima AJ era in tour con SmackDown in Sudamerica. Eppure che spettacolo che è stato. I limiti appena elencati hanno fatto sì che non sia il match dell’anno e che a fine incontro la sensazione generale sia che si poteva ottenere ancora di più da questi due fuoriclasse del quadrato. Ma poco importa. Alla perfezione manca poco. Nessuna manovra sporca, tanto lottato, tanti reverse, nessun predominio dell’uno sull’altro. Due atleti grandiosi, prima ancora che due personaggi. Magia pura con Styles che poco prima di perdere regala lo spot della serata con quella Hurracarana in slancio dalla terza corda penzolante. Due così non nascono tutti i giorni. Peccato non ci sia stata un’adeguata costruzione (ma non è colpa loro se sono in roster diversi e ciò non è possibile, ndr); questo avrebbe dato all’incontro quel qualcosa che è mancato per essere il top dell’anno. Ma poco importa, grazie Finn e grazie AJ. Ladies and gentlemen, il wrestling: voto 8

Jason Jordan v Elias. Il problema principale del main show, tra sovraffollamento nel main event e assenze forzate, era riempire i vuoti temporali. Così si sono inventati le varie interruzioni, distribuite su tutto l’evento, da parte di Jason Jordan ai danni di Elias. Il tutto sfocia nel classico match di puro intrattenimento che anticipa il main event. Poca roba e vittoria sporca e nella noia generale del giovane Jason. L’anello debole della serata: voto 5

Kurt Angle/Seth Rollins/Dean Ambrose v The Miz/Cesaro/Sheamus/Kane/Braun Strowman – 3 on 5 TLC match. Anche questo match ha subito una modifica dell’ultima ora. Reigns ko per il virus e al suo posto torna sul ring dopo 1 anno dall’ultima volta in generale e dopo 11 anni n WWE, Kurt Angle. Il general manager di Raw in realtà non recita una parte lunga. Bello comunque vederlo nei panni dello Shield ed entrare con Rollins ed Ambrose in mezzo al pubblico. Incontro in cui la stipulazione viene rispettata. Gli spot con protagoniste le sedie, le scale e i tavoli ci sono tutti. Spettacolari i voli dalle scale su Strowman e Kane realizzati dai due campioni tag team. Le legnate dei cinque “cattivoni” su Rollins e Ambrose ci sono state e sono anche durate tanto. I due giganti che vengono a contatto e minano le fondamenta del team dei cinque heel? C’è stato anche questo. Kurt Angle che esce in barella, torna e regala alla platea il suo momento di gloria? E anche questo c’è stato. Lo Shield 2.0 che vince dopo averne prese di brutto? Sì, è finita così. E allora cosa manca? Tutto e niente. Forse lo storytelling, forse il trasporto da parte degli interpreti. Forse non so cosa. Sta di fatto che pur essendoci stato più o meno tutto quello che doveva esserci, il main event ha lasciato un senso di insoddisfazione che non lo rende un match da ricordare. Sicuramente non insufficiente, ma neanche memorabile. Non è mancato nulla, eppure delude: voto 6

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