WWE: campione da tanto, ma poco presente. Lo strano caso di Brock Lesnar

Pubblicato il autore: Mario Grasso Segui

Brock Lesnar

Tra i campioni attuali in WWE, Brock Lesnar è quello che da più tempo detiene un titolo, quello di WWE Universal Champion, uno dei due titoli mondiali della compagnia. Il suo lungo regno è iniziato a Wrestlemania, quando lo scorso 2 aprile in un match di pure legnate ha battuto Goldberg per la prima volta in carriera dopo il ko di Wrestlemania 20 (nel 2004), il ko in un minuto e mezzo delle Survivor Series del 2016 e l’eliminazione-lampo patita proprio per opera di ‘Da Man’ alla Royal Rumble. Quel 2 aprile ‘The Beast’ si è preso la sua rivincita con dieci German Suplex e una F5 e ha dato inizio al suo regno. Ma vederlo è su un ring, anche semplicemente per un promo, e dare lustro a quella cintura è cosa rara. Da qui la domanda. Ma è davvero prestigioso questo lungo regno da record? Siamo di fronte a una leggenda, non c’è dubbio. Ma questa leggenda sta onorando la cintura che porta in vita da mesi e mesi?

Chiariamoci. E’ tutto regolarmente contrattualizzato. Da quando Lesnar è tornato in WWE, nel 2012, e anche nei suoi vari rinnovi è previsto che le sue presenze si limitino ai grandi ppv, a qualche show di Raw e raramente (molto raramente, ndr) a qualche live event. Un part-timer, dunque, e quindi si sapeva che dare il titolo universale a un part-timer avrebbe comportato questo.

I record. Eppure il regno di ‘The Beast’, con i suoi 242 giorni, destinati a diventare almeno 299 visto che non sono previste difese del titolo almeno fino alla prossima Royal Rumble del 28 gennaio, avrebbe i suoi record. Prima di tutto due: è il regno di campione universale più longevo di sempre (certo, va detto che questo titolo, seppur importantissimo è stato introdotto un anno fa, ndr) ed è il regno più lungo di Brock Lesnar (più lungo anche dei 4 precedenti da WWE Champion, ndr).

Il suo regno tra i 20 migliori di sempre. Ma ce ne sono anche altri: è attualmente il ventesimo regno da campione mondiale più lungo di sempre, ma è destinato a salire. La prossima settimana salirà al diciottesimo posto, superando il secondo da WWE Champion di Bret Hart e il terzo da WWE Champion di Hulk Hogan; entro la Royal Rumble scalerà altre posizioni portandosi a ridosso della top 10, superando gente come Superstar Billy Graham, The Ultimate Warrior, JBL, il primo da World Champion di Batista, il secondo da WWE Champion di Triple H e Yokozuna e il primo storico da WWE Champion di John Cena. Davanti a lui quasi esclusivamente regni di generazioni completamente diverse, o della “preistoria” (prima degli anni Ottanta) oppure della “golden age” (anni Ottanta fino a metà anni Novanta); con la sola esclusione dei 380 giorni del terzo regno da WWE Champion di John Cena e dei 434 del secondo regno di CM Punk, i più lunghi dell’era moderna.

Tra i più longevi di sempre. Infine c’è il discorso longevità. Detto del titolo universale, di giovane introduzione (quindi i record sono qui facilmente battibili, ndr), volendo considerare tutti i titoli mondiali attivi e non della WWE, scopriamo che grazie a questo regno già adesso Brock Lesnar è tra i campioni più longevi di sempre. Già contando solo il WWE Championship, vinto da ‘The Beast’ quattro volte, Brock è al nono posto tra i campioni più longevi di sempre sommando i giorni di tutti i regni. Unendo tutti i titoli, ossia gli attuali WWE e Universal Championship e il disattivato World Heavyweight Championship (comunque mai vinto da Brock, ndr), si scopre che l’ex fighter UFC è il settimo campione mondiale della WWE più longevo di sempre. Attualmente conta 798 giorni, destinati a diventare, salvo sorprese, almeno 855. Superato proprio in settimana Randy Orton, che gli stava davanti, ma che di regni ne ha di più (13, quindi in proporzione meglio Lesnar con più giorni da campione ma con meno regni, ndr). Davanti a Brock solo mostri sacri di questa disciplina: Bruno Sammartino (inarrivabile con oltre 4 mila giorni), Hulk Hogan, Bob Backlund, John Cena, Triple H e Pedro Morales. Lesnar leggenda, insomma. Ma ora viene il vero punto della discussione.

Poche difese e poche presenze. Da quando è campione universale vederlo sul ring è stato un piacere di poche volte. Tre sole le difese: la prima addirittura a luglio contro Samoa Joe (spazzato via in meno di dieci minuti, ndr), poi il mese dopo a Summerslam contro ben quattro avversari (ancora Joe, Roman Reigns e Braun Strowman, ndr), infine a settembre contro il gigantesco Braun Strowman. Alle Survivor Series l’abbiamo visto battere l’altro campione mondiale, AJ Styles, ma non era in palio la cintura (né la sua né quella di ‘The Phenomenal’). Alle poche difese si aggiunge una certa latitanza nei vari show settimanali. Insomma un regno lungo, destinato ad arrivare a ridosso della top 10 dei più lunghi di sempre e a salire sul gradino più basso del podio dei tre più lunghi dell’era moderna. Ma con i primi due (il terzo da WWE Champion di John Cena e il secondo da WWE Champion di CM Punk, ndr) ha poco da spartire. Lì avevamo campioni presenti, che a suon di promo al microfono e di grandi match sul ring hanno saputo onorare i loro titoli e dare prestigio ai loro regni. Quello da campione universale di Brock è più paragonabile, paradossalmente, a quelli dell’era pregressa, fatti di poche presenze. Ma i vari Backlund, Morales, Sammartino, ecc. avevano una scusante non da poco: ai loro tempi non esistevano neanche i ppv, gli show televisisvi non c’erano; esistevano solo live event, ma non con la frequenza estenuante alla quale sono sottoposti i wrestler attuali della WWE (non i part-timer, ovviamente, ndr). Altro elemento, dunque, a sfavore di Lesnar. Eppure è un peccato perché la gente lo acclama e sembra avergli perdonato l’aver fatto finire la streak di Undertaker a Wrestlemania nel 2014.

Le vittorie come “giustifica” del lungo regno. C’è, però, una cosa da far notare. Se le poche presenze non danno così tanto lustro al titolo che ha in vita, almeno quelle poche prestazioni, tutte concluse con vittorie, stanno facendo capire (almeno in chiave storyline, ndr) che è comunque lui il campione più credibile. Quattro vittorie, tre delle quali con il suo titolo in palio, per ricordare a tutti che lui è ‘The Beast’ e che nessuno può fermarlo. Per alcuni fan può anche già bastare questo per onorare il titolo. Altri più esigenti vorrebbero vederlo di più, ma delle due l’una.

Tirando le somme. E’ più una disquisizione che un’accusa, dal momento che questa situazione è voluta dalla stessa WWE, che ha accettato il suo ruolo di part-timer e il suo regno da part-timer (per la seconda volta, la prima fu a cavallo tra il 2014 e il 2015 con il suo quarto regno da WWE Champion, ndr). Però, certo, è un peccato che un titolo così importante e così lungo, tra i più lunghi di sempre, non possa essere onorato in modo diverso. Sì, quando va sul ring vince, alla fine è sempre lui l’ultimo a rimanere in piedi e questo basta per far capire chi comanda, ma qualche presenza in più per aiutare a costruire i rari match che combatte e per dare lustro alla cintura non sarebbero affatto male. Detto questo, c’è comunque il dato di fatto. Semmai ce ne fosse ancora bisogno, Brock Lesnar, con questo titolo e con tutte le sue contraddizioni “annesse e connesse” è tra le leggende di questo sport-intrattenimento.

  •   
  •  
  •  
  •