Mauro Cerilli, cintura mondiale Cage Warriors, a SN: “Difendere il titolo in diretta tv è motivo di orgoglio. Il mio punto di vista sulle MMA in Italia”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui


L’Italia può fregiarsi dell’onore di avere un campione del Mondo nelle MMA, disciplina che nel nostro Paese è in lenta ma inesorabile nonché costante ascesa. Mauro Cerilli, 34 anni distribuiti su quasi 110 kg e quasi un metro e novanta di altezza, nasce sportivamente parlando nello judo (di cui è cintura nera) per poi rimanere folgorato dalle arti marziali miste: una passione che, coniugata al sacrificio e alla dedizione con cui si allena e prepara i match, lo porta molto lontano sino a scrivere la storia della disciplina.
Una traiettoria che lo ha portato da Terracina, dove è nato, alla conquista della Cintura Cage Warriors (importante promotion britannica di MMA) nella categoria dei pesi massimi il 25 novembre 2017, diventando il sesto nella storia del suo peso: nel mezzo il titolo di campione indiscusso dei massimi nello Slam Fighting Championship e uno storico di 11 vittorie nella MMA, sempre nella stessa categoria di peso, a fronte di due sconfitte seppur entrambe nei pesi leggeri.
Nel novembre scorso, alla Lotto Arena di Anversa, in Belgio, sono bastati poco più di due minuti a The Hammer (soprannome di Cerilli che dà anche l’eponimo del suo team) per avere la meglio sul fighter di casa Nills Van Noord, sconfitto per KO tecnico al primo round ed ottenere così il titolo mondiale. Titolo che difenderà il prossimo 24 marzo a Londra contro il campione dei pesi massimi leggeri Karl Moore, contro cui Mauro Cerilli avrebbe già dovuto scontrarsi a novembre prima che l’irlandese desse forfait per infortunio. Ora arriva il momento di chiudere i conti e difendere la cintura, per la prima volta in diretta nazionale sul suolo italiano: il match verrà trasmesso infatti live da Fight Network Italia, canale 62 del DTT.
In attesa dell’evento Mauro Cerilli continua a prepararsi per onorare il suo titolo, aiutato da altri nomi importanti delle nostre MMA come Alessio Di Chirico, uno dei nostri fighter impegnato nella UFC. Sarà proprio la massima promotion al mondo il prossimo step della carriera del lottatore laziale? Lo abbiamo chiesto al diretto interessato (che ringraziamo per aver ritagliato del tempo nei suoi allenamenti per concederci questa intervista), con cui abbiamo parlato anche della sua preparazione al grande match e approfondito lo sguardo sulla realtà delle MMA italiane.

Il 24 marzo la tua prima difesa titolata della cintura Cage Warriors nei massimi: un evento trasmesso in diretta da Fight Network. La consideri la consacrazione nel nostro Paese dopo una vita di sacrifici e duro lavoro culminati con un titolo mondiale oppure la linea di partenza per un nuovo capitolo della tua carriera, magari con vista sulla UFC?

Il titolo al CW è la consacrazione delle MMA italiane e della loro crescita, in realtà. Prima ci conoscevano per luoghi comuni legati al belpaese, ora nell’ambiente si parla di noi fuori dagli stereotipi nazionali all’estero. Io spero che sia un punto di partenza per me, potrò dire ancora qualcosa nella promotion numero uno!

A MMA Mania avevi dichiarato di tenere d’occhio da tempo Moore, già prima della vigilia dell’incontro poi saltato per l’infortunio dell’irlandese. Studiando il suo stile di lotta, dove potrebbero essere i suoi punti deboli e in cosa invece dovrai stare attento nell’affrontarlo?

Con Moore è una storia che va avanti da due anni. Ha punti forti nel pugilato e nel diretto sinistro, dovrò stare attento a quello. Lui anche sa i miei punti forti, come il Ground and Pound (la fase di lotta a terra, in cui il fighter che ha la meglio sull’avversario steso scarica i suoi colpi sul lottatore sottomesso, ndr) e si starà allenando ad annullare il mio gioco, quindi la lotta a parete, la takedown defense e la difesa dal GnP.

Restano impressi gli attimi del tuo incontro con Nills Van Noord, valido per il titolo mondiale, in cui hai atterrato il tuo avversario e hai portato a segno un sinistro dietro l’altro al suo indirizzo, con l’olandese che si girava di schiena per proteggersi da quella scarica di colpi. Cosa scatta nella mente di un fighter in un momento del genere? Furore agonistico, la lucida volontà di annichilire l’avversario e chiudere definitivamente l’incontro, o cos’altro?

Quando ho visto che i primi colpi che sono entrati a segno li sentiva e “facevano male” ho capito che mettendo colpi veloci e potenti lo avrei messo in difficoltà! La cosa che ho pensato, ripensandoci adesso, è il continuare a ripetermi “continua! non ti fermare!”. Ho pensato solo a continuare la raffica e che quello sarebbe stato il momento della conquista del titolo!

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Qual è la preparazione tipo di un lottatore MMA, e come si arriva ad ottenere un titolo mondiale, sempre parlando di tipologia di allenamento?

Allora, partendo dal concetto che un professionista di alta profilo dovrebbero allenarsi intelligentemente 2 volte al giorno, e che solo nell’ultimo periodo io lo sto facendo perché ho deciso che questo doveva diventare un lavoro serio a tempo pieno, la tipologia di allenamento varia tra più discipline da combattimento e varie metodologia di preparazione fisica. Alterno fasi di preparazione tecnica dedicata alla striking, quindi ai colpi, a quelle dedicate al grappling, quindi tutte le fasi lottatorie, con allenamenti in sala pesi e esercizi di condizionamento del cardio. Poi una parte importantissima è la periodicità degli allenamenti nello sparring, la simulazione di un match. Io mi alleno circa 11-12 volte a settimana, nei quali alterno tutti questi appuntamenti affidandomi completamente al mio preparatore.

 

 

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L’Italia può vantare un campione del mondo nelle MMA come te, la disciplina è teoricamente nuova anche se affonda la radici millenni fa nel pancrazio, il movimento è molto popolare soprattutto oltreoceano e avrebbe tutti i presupposti per diventarlo anche qui, soprattutto tra i giovani (l’UFC negli States, secondo stime, attrae persone dai 17 ai 35 anni). Eppure manca ancora il salto di qualità: servirebbe secondo te a livello mediatico, anche per attirare gli sponsor o tramite iniziative come gli stage che proponeva Alessio Sakara, o bisognerebbe agire dalla base, agevolando la pratica nelle palestre con gli strumenti adatti ed avvicinandola ai ragazzini?

Per praticare questo sport gli stage come quelli che propone anche Sakara possono aiutare il movimento, anche se credo che funzionino solo parzialmente a questo scopo. Se non pratichi assiduamente con dei professionisti, difficilmente potrai direi di conoscere tutte le infinite sfumature delle MMA con una decina di appuntamenti da 2-3 ore ciascuno l’anno.
Quello che serve per il salto di qualità secondo me è anche il concetto che riguarda l’avvicinamento del campione al praticante di tutti i giorni. Fargli capire che anche un campione è uscito da un ambiente, da un palestra o da degli allenamenti molto vicini ai loro. Aiuta a far sognare, ad aspirare a diventare come quel dato campione. Serve a far capire che quel dato campione è uguale sia davanti che dietro alla telecamere, che la costruzione di un personaggio non deve mai andare a ledere il carattere di partenza di uno sportivo.
Poi serve anche il pubblico pagante negli eventi. Una persona se non è attratta da una personalità, difficilmente si muoverà e pagherà per entrare in un evento. In Italia questa cultura ancora non c’è, ma spero davvero di diventare un giorno un atleta che potrà contribuire a questo tipo di cultura per il movimento delle MMA.
Al momento sono comunque estremamente contento e orgoglioso di avere una diretta nazionale per la mia prima difesa titolata il 24 marzo, è un riconoscimento di tutti i sacrifici che ho fatto per conquistare, come primo italiano all’estero, un titolo del mondo cosi importante. Ed essere il primo italiano che va su un canale in chiaro in diretta del digitale terrestre mi fa sentire di aver inanellato un altro piccolo grande primato!

Il guantone d’oro alla carriera e promoter nel campo delle MMA, Claudio Alberton, tempo fa ha dichiarato alla pagina Facebook di Spirito Guerriero che il problema in Italia risiede nello “smembramento istituzionale che negli anni ha rovinato gli sport da ring e le MMA”, che ci sono troppi galà e che non si riesce ad andare da nessuna parte con i ricavi che arrivano dai biglietti staccati senza l’apporto degli sponsor. Il problema insomma riguarda una specie di provincialismo di cui ha parlato anche il fondatore di Venator Frank Merenda. Tu cosa ne pensi?

Gli sponsor sono una parte fondamentale, appoggio in parte sia il discorso del maestro Alberton che dal presidente Merenda. E’ vero che ci sono molti eventi in Italia, e da una parte va anche bene, quello che non aggiunge qualità è avere molti eventi di basso profilo e poco controllati. Al di là del concetto di doping negli eventi minori o dilettantistici, perché anche nelle top promotion americane solo negli ultimissimi anni si stanno adeguando realmente per affrontare questo grave problema, i reali controlli da attuare per gli eventi minori sono quelli medici, far controllare ogni atleta con i giusti criteri di analisi mediche.
Per il discorso del provincialismo dichiarato da Frank Merenda, da una parte devo dargli ragione, ma dall’altra credo che sia anche fisiologico che una persona che vede questo sport dall’esterno necessita di tempo per capirlo ed uscire fuori da una mentalità “provinciale” nei giudizi. Questo si lega al discorso di prima, difficilmente avremmo pubblico pagante simile agli altri sport maggiori in Italia, se non si abituano le persone ad affezionarsi a questo sport, anche tramite dei campioni e dei personaggi influenti in questa disciplina, difficilmente riusciremo ad adeguarci al resto d’Europa.

 

Se non si abituano le persone ad affezionarsi a questo sport, anche tramite dei campioni e dei personaggi influenti in questa disciplina, difficilmente riusciremo ad adeguarci al resto d’Europa

Qualche giorno fa sul Straits Times, quotidiano di Singapore, è uscita una bella analisi sullo stato attuale degli sport di combattimento, ovvero boxe e le MMA ed in particolare la più importante promotion al mondo, la UFC. Se il pugilato sembrava in declino superato dalla popolarità degli incontri nell’ottagono, questi ultimi dopo l’exploit del 2016 pare inizino a mostrare la corda poiché non si riesce a garantire un buon ricambio di campioni, e la melina infinita di Conor McGregor non ha aiutato. Dall’altra parte, qualche settimana fa un pugile di primissimo piano come Vasyl Lomachenko ha ipotizzato, tra il serio e il faceto, una esperienza nelle MMA. Boxe ed arti marziali miste: due mondi che si guardano in cagnesco ma che non possono fare a meno l’uno dell’altro?

Secondo me boxe e MMA non si guardano in cagnesco. E’ solo marketing per vendere più biglietti. Il pugilato appoggiandosi alla moda delle MMA nel mondo, riesce a far tornare interessanti le proprio riunioni. Le sfide atleta MMA vs atleta di boxe in realtà serve più alla visibilità mediatica e pubblicitaria di un pugile di fascia medio-alta, che viceversa. L’interesse che i nuovi fan nati con la moda delle MMA possano avere per un pugile viene solo dall’esposizione mediatica delle arti marziali miste.

Nel panorama attuale, c’è qualche giovane nelle nostre MMA che consigli di tenere d’occhio, rivolgendoti non solo al pubblico specializzato?

Il panorama nazionale delle MMA inizia a sfornare ottimi talenti. Tra gli altri Carlo Pedersoli jr, ottime qualità mediatiche e tecniche e, anche se sembrerò di parte essendo del mio team, nutro grandi aspettative per Wisem Hammami, che secondo me farà davvero grandi cose.

Carlo Pedersoli jr ha ottime qualità mediatiche e tecniche. Nutro grandi aspettative per Wisem Hammami, che secondo me farà davvero grandi cose. Gli sponsor devono cogliere l’attimo ed investire nella MMA

SuperNews è letto da un pubblico eterogeneo appassionato di sport. Cosa diresti ad uno dei nostri lettori per convincerlo ad avvicinarsi alla pratica delle MMA? E cosa diresti invece ad uno sponsor per convincerlo ad investire in questa realtà?

Ai lettori di SuperNews dico che secondo me le MMA sono lo sport più bello del mondo, praticabile da tutti a più livelli, che non c’è miglior difesa personale di questo e che praticata coni giusti maestri può regalare davvero tante soddisfazioni personali!
Agli sponsor dico: chi davvero ha fiuto e si guarda intorno verso nuove economie, questo è il momento migliore per investire su questo sponsor e i suoi protagonisti. Il boom delle MMA in Italia è appena iniziato e chi riesce ad imporsi prima, ne ricaverà dei benefici consistenti negli anni a seguire. Sta a voi essere furbi nel cogliere questo attimo.

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