MMA, Giovanni Melillo a SN: “Non sono secondo a nessuno. Il match con Pedersoli jr? Ho altre priorità”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui


Le MMA italiane continuano a sfornare talenti che, a suon di sacrifici e match anche fuori dai nostri confini, trascinano il movimento verso palchi prestigiosi partendo dalla gavetta e scalando i gradini verso le promotions più popolari ed autorevoli.
Giovanni The Punisher Melillo (11-2) è l’alfiere che esporta successi nel mondo nella categoria dei pesi welter (77 kg): 33 anni, da Bari, professionista nelle arti marziali miste da quattro anni e dotato di un fisico possente e di una piena coscienza delle proprie capacità e del proprio peso competitivo, nonché capace di impressionare per il talento espresso in promotions internazionali: il fighter barese ha trionfato due volte nella tedesca Superior FC e ha mietuto successi anche nell’Abu Dhabi Warriors e nell’inglese Cage Warriors, dove ha ottenuto una delle sue due vittorie in carriera per KO nella card contro il norvegese Mohsen Bahari (9-4).
Ancora, The Punisher ha ottenuto sei successi consecutivi all’inizio della sua carriera e detiene uno score di sette vittorie prima del limite: ultimo trionfo in ordine di tempo quello sul serbo Nemanja Kovac (7-1), sconfitto per KO tecnico alla terza ripresa in occasione del Magnum Fighting Championship 4, disputatosi lo scorso 3 marzo, e che è valso a Melillo il titolo nella categoria dopo averlo perso a dicembre nel match di German MMA Championship 13 contro il tedesco Kerim Engizek.
The Punisher è insomma uno dei fighter con il curriculum più solido nella sua categoria e con una prospettiva internazionale, e non a caso i suoi allenamenti si svolgono da qualche tempo presso la MMA Factory di Parigi (già frequentata dal welter transalpino Karl Amoussou, che rappresenta una delle due uniche sconfitte nella carriera del barese), dopo aver legato storicamente il suo nome al team Dog Eat Dog di Firenze, guidato da Marco Santi.
Giovanni Melillo ci ha concesso così una intervista in cui ci parla del suo ultimo successo al Magnum FC 4, dei rumors sul tanto anticipato ma rimandato a data da destinarsi incontro con un altro talento welter di casa nostra, Carlo Pedersoli jr e dello stato attuale delle MMA in Italia, argomento che abbiamo toccato in precedenza anche con il campione del Mondo Cage Warriors Mauro Cerilli.

La vittoria della prima cintura nei pesi welter nella promotion Magnum Fighting Championship cosa significa per la tua carriera e cosa potrebbe voler dire per il movimento italiano delle MMA, sempre più in costante ascesa?

La mia vittoria della cintura nei pesi welter nella promotion di casa nostra Magnum Fighting Championship sottolinea il fatto che non sono secondo a nessuno, ed ho tutte le carte in regola per trovarmi in prima linea per una eventuale chiamata per altri match ed altre promozioni, ma non solo: sempre questa vittoria ribadisce che ormai anche gli italiani non scherzano o giocano più in questo sport, perchè siamo pronti a confrontarci con qualsiasi nazione senza sentirci inferiori a nessuno.

Il tuo avversario nella card Magnum FC 4, Nemanja Kovac, alla pari dell’infortunato Sekulic (che sarebbe dovuto essere inizialmente l’avversario di Giovanni Melillo e che a sua volta rimpiazzava il forfait di Carlo Pedersoli jr), non poteva vantare la tua stessa esperienza negli ottagoni delle promotion estere. L’impressione scaturita dal match è che sembrava potessi chiudere la pratica prima del KO che hai inflitto al serbo nel terzo round: Kovac pareva volesse sfiancarti e stancarti il più possibile con una sequenza di low kick, ma la tua solidità ha avuto la meglio. Sei d’accordo? Con il senno di poi come leggi il tuo match?

Kovac è stato davvero un ottimo avversario sia tecnicamente che come persona, ed ha saputo mettermi in difficoltà valutando la mia potenza. Ma questo non è servito a mettermi al tappeto: fortunatamente ho trovato nella mia vita gente molto forte che mi ha messo davvero in difficoltà, e tutto ciò mi è servito e mi servirà per far sì che possa vincere contro tutti coloro che crederanno di aver trovato il veleno che mi possa annientare.

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Il derby dei welter con Carlo Pedersoli jr, poi saltato per infortunio di quest’ultimo, aveva acceso l’interesse degli appassionati e tifosi di casa nostra, e adesso tutti attendono un possibile match tra voi due, su cui ancora manca la certezza che si possa svolgere. Un incontro del genere lo vedi come una opportunità imprescindibile per la tua carriera (sia per la posta in palio che per il peso mediatico di un evento del genere) oppure la tua mente è rivolta ad altri match ed altri obiettivi?

Beh, come dissi in passato il match tra me e Carlo non avrebbe nessuna importanza, a parte per gli italiani, ma intendiamoci: è e resterà un capriccio di alcuni! Ora non posso prevedere se ci sarà o meno, ma penso comunque che darò priorità a qualcosa di più soddisfacente a livello internazionale.

“La mia follia è la mia salvezza […], ad essere normali ho rinunciato da tempo”: così hai scritto tempo fa su facebook. Esiste il rischio per un lottatore MMA che la sua “follia” di combattere nell’ottagono possa diventare non più una passione diventata lavoro ma una routine?

Si, ho scritto testuali parole perché penso che in questo sport ci voglia tanta follia. Le MMA non sono per tutti ma sono uno sport veramente duro: qualcuno vede solo la parte finale, l’incontro sull’ottagono, ma non immaginate cosa ci possa essere dietro. Non basta fare foto da duri per progredire in questo sport.

Qualche giorno fa con Mauro Cerilli abbiamo parlato, tra le altre cose, della situazione delle MMA in Italia e ciò che manca ancora per fare il salto di qualità, almeno mediatico. Per quanto invece riguarda l’aspetto più professionistico e tecnico, hai dichiarato che l’aver scelto di allenarti alla MMA Factory di Parigi ti abbia aperto un mondo più professionale ed efficiente, rispetto al nostro Paese dove ci sono ancora molti passi da fare. A livello professionale e di sparring consiglieresti quindi ad un atleta italiano che voglia farsi un nome nella MMA di emigrare all’estero? Oppure è possibile dare una chance anche al nostro movimento? E cosa si potrebbe fare eventualmente per migliorare?

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La mia decisione di allenarmi alla MMA Factory di Parigi ha rappresentato la voglia di uscire da una situazione davvero dilettantistica, basata soltanto sull’apparenza, sull’ignoranza e le gelosie, in cui vieni usato come un soggetto da pubblicità! Purtroppo è questo che succede in buona parte d’Italia, perciò consiglio davvero ai ragazzi di valutare con attenzione chi hanno di fronte e di non rassegnarsi alla nicchia, ma di uscire, sperimentare, confrontarsi con altra gente.

Giovanni Melillo e l’esperienza nella MMA Factory di Parigi: “Non mi alleno più in Italia perché sono voluto uscire da una situazione davvero dilettantistica, basata soltanto sull’apparenza, sull’ignoranza e le gelosie. I giovani fighter devono uscire dai nostri confini, sperimentare, confrontarsi con altra gente”

Stanno diventando sempre di più una consuetudine i controlli antidoping, alcuni anche lontano dalle gare (come è previsto nella promotion Venator) come avviene negli altri sport. “Non mi fanno né caldo né freddo, non ho nulla in contrario”, hai dichiarato a proposito: a prescindere da ciò, riconosci che si tratta della strada obbligata per contribuire a rendere più solida ed affidabile, agli occhi dei tifosi, la realtà della MMA?

Sì, e spero che i controlli antidoping ci siano sempre ed obbligatoriamente per tutti gli atleti, prima, durante e dopo, non solo in Italia ma anche all’estero. Penso sia la cosa più giusta e rispettosa per questo sport!

Un fighter MMA vive giorno per giorno, come hai riconosciuto tu stesso: ma come vedi il tuo futuro? Vorresti metterti alla prova in qualche altra promotion?

Io non guardo al mio futuro perché non posso prevederlo. Vivo giorno dopo giorno al massimo della mia tenacia, facendo quello che amo fare con un solo obbiettivo: essere il migliore cavalcando le onde più grosse.

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