MMA, Luca Iovine a SN: “La sconfitta con Wood ha rallentato l’avvincinamento all’UFC. Il nostro sport non è ben trattato dai media”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Prosegue il ciclo di incontri di SuperNews con le eccellenze italiane della MMA: è il turno di un altro fighter di casa nostra, Luca Iovine (12-2 da Pro). Il bergamasco peso gallo detiene una striscia di otto vittorie consecutive (con due sottomissioni e tre TKO) che portava avanti dal 2015, nonché esperienze internazionali come nella promotion russa ACB (Absolute Championship Berkut), dove nello scorso novembre si impose sul tedesco Omer Cankardesler (8-5) per sottomissione.
Il 30enne Iovine, che ha combattuto anche nella nostra Venator, è uno dei prospetti più interessanti del panorama italiano, e poco importa se sia reduce dalla seconda sconfitta in carriera, il KO subito dall’inglese Nathaniel Wood (13-3) nella prima ripresa del match nella prestigiosa Cage Warriors britannica. Uno stop che ha tutti i crismi per essere una pietra di inciampo dalla quale poi ci si rialza subito: vuoi per le caratteristiche di Duke, atleta dedito al sacrificio, rapido e che “in partita” sovrasta con la sua fisicità l’avversario, vuoi per un incontro liquidato con un implacabile gancio sinistro dopo 50 secondi da Wood e che non ha dato adito a Iovine di poter dispiegare il suo talento (ce ne parla proprio nell’intervista). Il salto di qualità, magari verso una promotion come la UFC al quale da non poco tempo Duke viene accostato, è solo rinviato.
Attualmente l’atleta proveniente dalla Free Combat Academy, che mantiene il comando del ranking italiano dei pesi gallo, continua ad allenarsi in vista dei prossimi possibili match: ecco cosa ci ha raccontato al riguardo del suo futuro, le impressioni del post incontro CW, e il suo punto di vista sulle MMA italiane.

Ciao Luca e grazie per l’intervista. Partiamo dal futuro (per poi riprendere l’argomento alla fine dell’intervista): tu e il tuo management state lavorando per un prossimo match? Se sì, ci puoi dare qualche anticipazione?

Ciao grazie a te per l’intervista. Sì, stiamo valutando qualche proposta per i prossimi match, ma al momento ancora nulla di stabilito; appena ne sapremo di più vi faremo sapere!

Otto vittorie consecutive, cinque di esse per finalizzazione, l’esperienza positiva in un match della promotion estera come la russa ACB: per arrivare a risultati del genere tu, il tuo coach Ivan Mapelli e il tuo manager Filippo Leone quanto avete dovuto lavorare e sacrificare? Come si costruiscono successi del genere al di là della dura preparazione e degli allenamenti?

Abbiamo dovuto lavorare e sacrificare tanto: le MMA sono già uno sport difficile di per sé, perché prevedono comunque del contatto, quindi traumi e tutto quello che ne consegue, in più c’è lo stress fisico e mentale! Bisogna lavorare tutti i giorni con due o tre sessioni di allenamento al giorno e non mollare mai. In questi anni si è creata una certa sinergia nello staff quindi tutti lavoriamo con un unico obiettivo: Filippo investe il suo tempo nelle varie contrattazioni ed intermediazioni tra me, il mio coach e le varie Promotion, Ivan invece dedica tanto del suo tempo a me e alla mia preparazione. Poi si tratta comunque di un settore che di soldi fino a determinati livelli se ne vedono pochi, quindi parliamo tanto sacrificio per ottenere all’inizio poco. Oltre a questo non c’è solo l’impegno negli allenamenti e la costanza, ma è proprio lo stile di vita che rende un atleta un professionista e di conseguenza lo porta ad ottenere risultati migliori; con questo mi riferisco allo gestire una vita regolare, quindi curare l’alimentazione, il dormire e via dicendo. Se vuoi essere un professionista ed ottenere risultati devi condurre una vita da professionista, non puoi permetterti di fare serate tutti i weekend e tornare a casa all’alba devastato! E con questo stile di vita bisogna iniziare subito a fare i conti se vuoi diventare un professionista: questo richiede molti sacrifici soprattutto quando vedi le persone intorno a te godersi la vita in maniera diversa.

Tornando al match contro Wood, provi rammarico per non avere avuto la possibilità di dimostrare il tuo valore tecnico in riprese complete?

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Provo molto rammarico, difficile da mandare giù una sconfitta del genere. Ero preparato e carico, non vedevo l’ora di far vedere quello che sapevo fare! Perdere così per un singolo colpo lascia molto amaro in bocca. Non penso di essere inferiore a lui e sono sicuro che se non fosse arrivato quel colpo al posto giusto nel momento giusto l’incontro avrebbe ha avuto risvolti diversi!

Cus D’Amato disse una volta che se un pugile entra sul ring preparato al 100% e poi perde, in quel caso non ha più scuse. Vale lo stesso per un lottatore di MMA?

Penso che a questi livelli, ci sono tante cose che influiscono su una prestazione, non solo quanto uno è preparato! Anche solo 1/2 punti percentuali possono fare la differenza! Non c’è mai nulla di scontato, anche davanti alle statistiche. Come avete potuto vedere basta un colpo, piazzato al momento giusto, vuoi di fortuna, bravura o errore, per finire un incontro. Quindi non penso che chi è al 100% ha sempre la meglio!

Ciò che è successo il 24 marzo a Londra dimostra il fatto che il “fattore campo” possa essere decisivo in un match?

Per tanti, giocare in casa fa tanto la differenza, ma per quanto mi riguarda, non ho sentito tanto il fattore campo. Forse all’inizio, prima di cominciare… Ma quando sono entrato mi sono isolato, non sentivo nulla se non le voci dal mio angolo. Poi ovvio, avere 4000 persone dalla tua parte che urlano a ogni movimento, penso che possa caricarti!

Le MMA italiane sono in crescita e da anni esprimiamo nostri fighter nella UFC: non siamo insomma una provincia dell’impero delle arti marziali miste, anche se c’è ancora da lavorare per il salto di qualità. Cage Warriors però non è sembrata molto cortese ed attenta ai lottatori italiani, come è avvenuto con te e Cerilli. Hai dichiarato di non badare a questa sottovalutazione, ma secondo te come siamo visti nel mondo delle MMA estere? Esistono dei pregiudizi?

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Nel caso di Cage Warriors il mio avversario era il loro pupillo, detentore del titolo, cresciuto nel loro roster ed atleta di casa. Quindi mi immaginavo un trattamento di favore al livello dei media. Per Cerilli più o meno era lo stesso, il suo avversario era già campione e avrebbe già dovuto combattere con Mauro, probabilmente non si aspettavano la sua prima vittoria e hanno cercato di sponsorizzare di più il fighter irlandese! Penso ci snobbino un po’ nel resto del mondo per quanto riguarda le MMA. E mi dispiace dirlo, ma non hanno tutti i torti. Non c’è pubblicità né informazione a riguardo, siamo un Paese bigotto. In molti casi grosse testate giornalistiche sportive fanno articoli ridicoli, dove mostrano di non sapere neanche di cosa stiano parlando, ci mostrano come persone violente che semplicemente ci picchiamo dentro un gabbia, paragonandoci alle lotte di sangue dei gladiatori, e così facendo ci boicottano! Motivo per il quale le MMA fanno e continuano a far fatica a svilupparsi.

Per i prossimi match tornerai a rifinire la preparazione al Tiger Muay Thai in Thailandia? E’ stata una esperienza che consiglieresti ad un fighter in procinto di combattere in una promotion di rilievo?

Al momento non so, mi sono sempre preparato in Italia. Alla fine i metodi che usiamo noi non sono diversi. Quello che fa la differenza è la mentalità con il quale li si allenano e la quantità di professionisti. Quello che mi serviva infatti era poter girare con diverse tipologie di sparring partner di livello che qui in Italia non si trovano, o comunque sono pochi e dislocati in diverse zone d’Italia. Perciò sì,come esperienza la consiglierei a tutti, a prescindere: che siano professionist,i dilettanti o chi semplicemente si sta approcciando a questo sport.

Qualche tempo fa il tuo manager Leone, in una diretta facebook, ha parlato di un tavolo di trattativa aperto dalla scorsa estate per entrare nella UFC. Ci sono novità al riguardo?

Non so nulla, sono cose che dovreste chiedere direttamente a Filippo. Penso che questa sconfitta, indipendentemente da come sia avvenuta, abbia rallentato tutto il processo. Ora non ci penso… So che è li che voglio arrivare e farò di tutto per riguadagnarmi quella possibilità!

Le altre interviste ai fighters italiani di MMA: Mauro Cerilli, Giovanni Melillo e Carlo Pedersoli Jr

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