MMA, Stefano Paternò a SN: “Stiamo facendo un ottimo lavoro in vista del match contro Maguire a IFC 3”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui


Nuova tappa degli incontri con i più importanti rappresentati delle MMA in Italia: è la volta di Stefano Paternò (10-2 Pro), fighter ventiduenne di Milano che, a dispetto della giovane età, è uno dei prospetti più titolati per il grande salto nella UFC: merito della sua completezza nel combattimento, dell’intensità che riesce ad esprimere nella lotta e del suo stato di forma sempre al top tale da consentigli una striscia di cinque vittorie consecutive nei precedenti due anni, interrotta solamente dal pareggio spettacolo con Giorgio Pietrini a Venator Kingdom 1, che ha rimandato la conquista del titolo welter per il quale entrambi si trovavano nella gabbia (ottenendo però i complimenti di un certo Marvin Vettori).
Il lombardo rappresenta un unicum anche per il suo “integralismo” nel taglio del peso, una presa di posizione etica che lo porta a conservare il suo peso welter in maniera naturale, senza escamotage pur sapendo che rischia ogni volta di ritrovarsi di fronte avversari più pesanti.
Stefano Paternò, insomma, è un talento da tenere d’occhio: le sue doti da fighter purosangue e la giovane età depongono per un futuro di grandi traguardi. Nell’attesa, lo abbiamo intervistato alla vigilia del prossimo match, che si disputerà il 5 maggio per IFC 3: nella gabbia il milanese troverà ad affrontarlo John Maguire, già UFC e Cage Warriors. Un match di alto livello che forse rappresenterà uno spartiacque nella carriera di Paternò, e che non a caso sarà il main event della card dell’Italian Fighting Championship 3, con in palio la cintura dei welter.

Come procede la preparazione in vista del match di maggio contro un altro reduce dalla UFC (come il tuo precedente avversario Cody McKenzie)?

Sta andando tutto come deve andare e stiamo facendo un ottimo lavoro!

“Io affronto solo avversari tosti”, hai detto. Quanto ha inciso il carattere sulla tua carriera, al di là della cura nella preparazione agli incontri?

Il carattere è fondamentale ed ha inciso tantissimo sulla mia carriera e sulla mia vita. Quello che secondo me è un carattere vincente ti porta sempre a rispettare il prossimo e volerti migliorare ogni giorno, come fighter e come persona.

Il tuo prossimo avversario, Maguire, ha detto di avere anch’esso un carattere forte, ma la sua caratteristica principale è lo stile che adotta sull’ottagono, il GypsyJiu Jitsu, assieme alla sua capacità nel grappling e una predilezione per la kimuralock. Cosa pensi del suo modo di lottare? E come pensi di neutralizzare gli attacchi di un lottatore così roccioso e difficile da finalizzare?

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Il metodo che seguiamo alla MMA Atletica Boxe si chiama AllPoints e sta proprio a indicare una preparazione che considera ogni aspetto del combattimento. Perciò il modo in cui penso di affrontare lo stile di Maguire è utilizzando il nostro di stile, che non lascia nulla al caso.

Sei tra i fighter nazionali più vicini ad una chiamata nella UFC. Qual è la caratteristica in più che deve avere un lottatore per mettere piede nell’ottagono della massima promotion al mondo, al di là degli avversari da battere sul cammino che porta negli USA?

Te lo saprò dire quando ci sarò arrivato! (Ride)

Il tuo rifiuto del taglio del peso parte da una considerazione etica, ovvero non sei per gli “escamotage” per falsare il tuo status di welter naturale, oltre alla necessità di preservare la salute. A giudicare dai risultati in carriera questa scelta non ti ha creato problemi, anzi: secondo te un giorno si potrà introdurre nelle MMA la pratica di pesarsi fuori dalla gabbia, come hai proposto tu, oppure si tratta di una utopia irrealizzabile?

A dire il vero mi ha creato un po’ di problemi questa scelta, dato che combattere contro atleti più pesanti di diversi kg mi ha messo spesso in difficoltà. È inutile negarlo. Riguardo alla bilancia fuori dalla gabbia, per me quella che hai appena descritto sarebbe la normalità. Purtroppo per i promoter ha più senso far pesare un atleta più di 24 ore prima e farlo poi combattere a un peso diverso da quello annunciato.

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Alex Dandi, il creatore della Italian Top Fighters Management che segue te ed altri fighters italiani, ha dichiarato recentemente che la speranza di portare un atleta in UFC potrebbe presto diventare realtà e che dopo l’IFC del 5 maggio potrebbero esserci “sconquassi”. Le MMA in Italia, grazie ad iniziative come queste (fighters italiani rappresentati da un management di casa nostra, promotion nazionali in crescita e così via), stanno diventando consapevoli di meritarsi un posto importante nel panorama delle arti marziali miste globali?

Sono molto contento che in quest’ultimo periodo molti fighter italiani si stanno facendo valere in giro per il mondo! So che molti puntano esattamente a quella meta. Alex Dandi sta facendo un ottimo lavoro e sta contribuendo molto (e da molto) alla crescita delle MMA italiane ed anche grazie a lui c’è un po’ più di consapevolezza in giro.

Pur esprimendo la tua volontà di allenarti in Italia, hai aperto alla possibilità di fare dei training camp all’estero. Per avere una carriera di livello internazionale è sufficiente prepararsi in Italia o bisogna uscire dai nostri confini?

Io sono convinto che se un Maestro, un Team, una Palestra sono validi, lo sono a prescindere dalla loro posizione sulla cartina geografica. Detto questo, penso che i training camp esteri potrebbero di certo essere delle belle esperienze, ma vedo tra non molto un futuro in cui alcuni atleti di altre nazionalità verranno da noi in Italia a fare quelli che per loro sono “camp all’estero”.

Le altre interviste ai fighters italiani di MMA: Mauro Cerilli, Giovanni Melillo, Carlo Pedersoli Jr e Luca Iovine

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