Olimpiadi Invernali 2026: Calgary rinuncia, Milano-Cortina in vantaggio su Stoccolma

Pubblicato il autore: LucMatt Segui
BAD KLEINKIRCHHEIM, AUSTRIA - JANUARY 14: Sofia Goggia of Italy competes during the Audi FIS Alpine Ski World Cup Women's Downhill on January 14, 2018 in Bad Kleinkirchheim, Austria. (Photo by Christophe Pallot/Agence Zoom/Getty Images)

Foto professionale Getty Images© selezionata da SuperNews

 

I cittadini di Calgary non sono andati a votare in massa (39,5% di affluenza) al Referendum consultivo riguardo la questione Olimpiadi Invernali 2026, e già questo è un segnale negativo. Se ci mettiamo che il 56,4 per cento (171.750 voti contrari a ospitare le olimpiadi e 132.832 favorevoli) il risultato diventa netto. È un chiaro “NO” alla candidatura della città canadese. Questo può essere un altro passo incoraggiante per la “voglia olimpica” di Milano e Cortina, ma anche un’arma a doppio taglio pensando alle spese folli del passato in tema grandi eventi in tutto il mondo.

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Infatti, quella che salvo sorprese sarà una bocciatura della candidatura, rappresenta l’ennesima dimostrazione che nel mondo, da diversi anni a questa parte, la voglia olimpica si scontra sempre più ferocemente con la paura di megacostruzioni e di spreco di denaro – specialmente quando è pubblico. Per la bocciatura definitiva, però, si dovranno aspettare le parole del consiglio municipale di Calgary, la città canadese in lizza, che non dovrebbero destare nessuna sorpresa ratificando la volontà di ritirarsi dalla corsa verso l’assegnazione. Una volta staccata la spina alla propria candidatura, la short list, che contava tre città per ospitare le Olimpiadi Invernali 2026, perderà una delle sue protagoniste. Già dopo il suo inserimento nelle papabili tre, durante la sessione CIO di Buenos Aires, il sondaggio a uso interno che era stato reso noto dava come favorita la destinazione italiana, in quanto erano favorevoli all’idea olimpica – sia a Milano che in Veneto – oltre l’80%, mentre sia a Calgary che a Stoccolma lo erano rispettivamente solo il 54% e il 49%.

Per il Canada, questa, sarebbe stata la terza volta negli ultimi trenta anni di una Olimpiade Invernale (la stessa Calgary nel 1988 e Vancouver nel 2010). Di fatto, Calgary, nonostante manchi ancora l’ufficialità, è anche la terza ritirata dalla corsa olimpica, dopo Sion (Svizzera) Innsbruck (Austria). Restano quindi in due le candidate della short list: Stoccolma e Milano-Cortina. Anche nella capitale svedese, però, la situazione non è del tutto rosea, in quanto il nuovo governo locale (frutto di un’inedita coalizione tra verdi e centrodestra) ha espresso la sua contrarietà ad ospitare le Olimpiadi Invernali 2026. Ma il comitato olimpico svedese resta combattivo per perorare la propria causa, scrivendo direttamente ai partiti e annunciando che saranno soldi privati ad investire sulle attrezzature necessarie che un grande evento del genere richiede. Ma di certo non si può definire la situazione di Stoccolma come una situazione agevole e serena nel quale organizzare le Olimpiadi Invernali.

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In considerazione del fatto che a Roma, il presidente CIO Thomas Bach, ha dichiarato di non possedere nessun Piano B per l’assegnazione e che questa avverrà tra le candidate che rimarranno in lizza, filtra ottimismo nelle fila del comitato olimpico italiano. Ma anche qui la strada sarà tortuosa da percorrere fino al giorno dell’assegnazione ufficiale, specialmente per il duro confronto tra Coni e Governo riguardo la riforma del sistema sportivo e per la responsabilità che ricadrebbe sul capoluogo lombardo e sulla Regione Veneto nel caso in cui dovessero rimanere come uniche candidate. L’Italia, però, è di fatto diventata la più papabile candidata ad ospitare le Olimpiadi Invernali 2026.

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