Italia a tutto sport. O forse no?

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Gli italiani vanno a tutto sport o a tutta tv? Hanno gli addominali scolpiti oppure la tartaruga rovesciata? Uno studio Istat aiuta a rispondere a queste domande

Il 23 febbraio 2017, nel Salone d’Onore del CONI, Giorgio Alleva, presidente Istat, ha presentato una relazione su La pratica sportiva in Italia. Sono emerse prospettive interessanti, altre un  po’ preoccupanti, che fanno dubitare di un’Italia a tutto sport.

1. Il boom economico e lo sport

Oggi lo sport è, in linea di massima, accessibile a tutti. In Italia si possono contare numerose associazioni sportive che si impegnano per garantire ai ragazzi in difficoltà l’accesso ad uno sport. Negli anni cinquanta la realtà era ben diversa. Lo sport era per pochi, circa  1 milione 230 mila persone, e quello più praticato  era la caccia (33%), che se la contendeva con il calcio (22,3%).

2. La pratica sportiva in Italia oggi

Come molti immagineranno, da allora la realtà è decisamente cambiata. Eppure, in questi anni, su un campione di 100 persone, quasi la metà non pratica sport né attività fisica. Di questo campione, secondo i dati Istat del 2016, il 25,1% pratica sport in modo continuativo e il 25, 7 % in modo saltuario.

C’è da dire però che dal 1995 al 2016,  le persone che praticano sport sono aumentate in modo esponenziale: nel 2016 si sono raggiunti i 14 milioni e 800 mila di persone che dichiarano di praticare sport in modo continuato.

3. Tra le regioni italiane quali sono le più sportive?

I primi posti spettano alle regioni del Nord-est, che si aggiudicano la”medaglia d’oro”: in Emilia, Lombardia, Veneto, Trentino più del 29% della popolazione pratica uno sport con continuità. Seguono Piemonte, Sardegna, Lazio e Marche (26%-29%). Al penultimo posto si trovano Toscana, Umbria, Abruzzo e Puglia (20%-26%). Molise, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia si piazzano all’ultimo posto, con una percentuale che si aggira al di sotto del 20%.

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4. La sedentarietà è un problema rilevante in Italia

Non è un caso, quindi, che un alto tasso di sedentarietà sia stato registrato dall’Istat proprio nelle regioni del Sud. Qui  la popolazione  che non pratica sport né attività fisica è pari al 52,7%, di cui la maggioranza è rappresentata dalle donne.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’inattività fisica rappresenta il quarto fattore di rischio per la mortalità: «sedentarietà ed eccesso di peso si associano frequentemente e, insieme o singolarmente, rappresentano un rischio per oltre la metà degli adulti (52, 1%)», informa Giorgio Allevi, presidente Istat.

Il cattivo esempio lo danno gli adulti

Nel 2015, circa il 50% dei genitori di ragazzi con comportamenti a rischio (sedentarietà, obesità, fumo, consumo di alcol ) non praticava né sport né attività fisica. In altre parole, i dati del rapporto Istat La pratica sportiva in Italia hanno reso ancora più evidente il rapporto diretto tra comportamento dei genitori e cattive abitudini nei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 24 anni.

In Italia l’attività fisico-sportiva tra i giovani è insufficiente

In Italia, i giovani, come gli adulti, preferiscono guardare lo sport anziché praticarlo: i ragazzi che fanno almeno due ore attività fisica alla settimana  sono circa il 30,5%.

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Ciò colloca l’Italia al 9 posto nella classifica delle nazioni europee che vanno a tutto sport. Al primo posto c’è la Finlandia, con oltre il 63% di ragazzi (18-29 anni) che dedica almeno 150 minuti a settimana all’attività fisica. Seconda è la Svezia (circa 61%), terza è la Danimarca (circa 60%) e quarta la Germania (circa 55%). Portogallo e Francia si aggiudicano rispettivamente il 10 e l’11 posto.

6. Se i giovani nel tempo libero non praticano sport, allora che fanno?

Se solo il 5,7% del tempo libero della popolazione 15-24 anni è dedicato alla pratica sportiva
(in media 2h13’ a settimana), il resto in cosa è impiegato?  A quanto pare i giovani di età compresa tra i 15-24 anni preferiscono guardare la tv o stare in compagnia di amici, leggono pochissimo e amano riposare.

7. Conclusioni

I dati presentati dallo studio Istat fanno riflettere, anche se la pratica sportiva in Italia è in aumento. È assodato che la famiglia gioca un ruolo importante nel promuovere la pratica sportiva e gli stili di vita salutari, così come gioca un ruolo significativo nel dare il cattivo esempio. La disponibilità economica di una famiglia può costituire un vincolo all’attività fisica e allo sport tra i più giovani. Tutte quelle associazioni  che garantiscono l’accesso allo sport alle persone con difficoltà economiche andrebbero sostenute e incoraggiate.

«Molto resta da fare per favorire una pratica sportiva regolare tra la popolazione. Sono necessarie misure di promozione dello sport e di contrasto alla vita sedentaria, a partire dalla scuola» ha affermato Giorgio Alleva, presidente Istat.

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