Equitazione: “a star was born”. Il cavallino Bluman vincente al Gran Premio di Roma

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui


Il 26 maggio a Piazza di Siena ha tenuto però alla grande e allora il Rolex Gran Premio Roma non solo s’è svolto regolarmente ma ha anche appassionato fino all’ultimo salto i tanti spettatori che si sono entusiasmati per i campioni del jumping. La pioggia ha accompagnato ininterrotta il percorso-base, poi fortunatamente s’è presa una pausa per la seconda manche decisiva e la premiazione, prima di rovesciarsi di brutto sui giovani delle gare successive. Il Gran Premio ha avuto un vincitore inatteso in Daniel Bluman, 29enne nato a Medellin, in Colombia, nazione per la quale ha disputato due Olimpiadi (Londra 2012 e Rio 2016) dopo averci vissuto fino a quando aveva 10 anni. La sua famiglia aveva però radici anche in Israele e così Bluman, prirma della fine del 2016, ha optato per quest’altra cittadinanza. “Una scelta religiosa“, ha spiegato, arrivata quando c’è stata la possibilità di allestire una vera squadra sotto la stella di David, d’intesa con altri cavalieri e proprietari di origine ebraica (il nonno di Daniel è sopravvissuto all’Olocausto dopo tre mesi trascorsi a Auschwitz).

Figlio di un imprenditore (Samuel) e di una psicologa e assistente sociale (Orly), sposato con Ariel (insieme si dedicano a diverse iniziativa di filantropia), Daniel ha scoperto i cavalli quando aveva appena 3 anni grazie ai cugini più grandi (Marky e Ilan). Adesso si divide fra tre le basi operative (Wellington, In Florida, dove all’epoca si spostò dalla Colombia, e poi New York e Bruxelles) con i cugini di cui sopra ha avviato la Bluman Equestrian, con la quale sostiene i giovani cavalieri che magari non hanno particolari possibilità economiche. “Questa era la mia terza partecipazione a Piazza di Siena, le altre due erano state però sul campo di gara in sabbia. Ho sempre seguito in Tv il Gran Premio romano, fin da quando ero un ragazzino: averlo vinto mi riempe di gioia, battendo peraltro cavalieri e cavalli di altissimo livello. “E’ stata magica, questa giornata, dedico la mia impresa a Nelson Pessoa ed Eric Lamaze (che sono stati suoi allenatori)”.

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In sella Ladriano Z, un castrone, un piccolo cavallo di 11 anni, Bluman è stato uno dei tre cavalieri capaci di compiere un “netto” tanto nel severo percorso-base (soltanto in cinque senza errori) quanto nella seconda manche (dove si sommavano le penalità). Con il gran tempo di 39″47, unico sceso sotto i 40″, l’israeliano l’ha spuntata sull’irlandese Cian O’Connor, secondo con Irenice Horta in 40″64 (si tratta della grigia che fino all’anno scorso era affidata al nostro Lorenzo De Luca), e sul belga Olivier Philippaerts, terzo con H&M Extra in 41″73.

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Due azzurri hanno partecipato al barriage, finendo a ridosso dei migliori: Giulia Martinengo Marquet ha chiuso quinta con Elzas (aveva commesso un errore nel percorso -base) e Luca Marziani s’è classificato sesto con Tokyo du Soleil, che ha sbagliato il penultimo salto della seconda manche dopo una laboriosa “girata” a destra. “Devo lavorarci su“, il commento sulla “girata” fatale da parte di “Marziano“, che in mattinata peraltro aveva fatto ricorso peraltro aveva fatto ricorso a una fisioterapista per sciogliere la schiena del suo campione con il quale ora farà rotta su San Gallo.

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