Scandalo doping : il CIO lancia il suo ultimatum

Pubblicato il autore: Cristina G. Segui

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Il mondo dell’atletica è stato sconvolto da una cascata di scandali doping in questo 2015, uno su tutti quello del doping di stato in Russia: questa situazione ha spinto il presidente del C.I.O., Thomas Bach, a proporre una revisione generale delle regole WADA.
La lotta al doping, anche alla luce dei numerosi scandali emersi recentemente (uno su tutti, quello dell’atletica russa), è stato uno degli argomenti maggiormente dibattuti nella tre giorni del comitato esecutivo del Comitato Olimpico internazionale (C.I.O.) a Losanna. Troppo forte è stato l’eco degli scandali per non prendere posizione sulla questione, e sotto la lente questa volta sono finiti diversi Paesi il cui sistema di controlli ha dimostrato di aver più di una falla. Il CIO questa volta ha deciso di passare all’attacco nella lotta al doping, con un clamoroso ultimatum lanciato a 13 nazioni, tra cui la stessa Russia e molti altri storici big del settore, come Kenya, Brasile, Spagna e Francia. Nel comunicato diramato in questi giorni il Comitato olimpico internazionale invita questi paesi “a intraprendere con la massima urgenza tutte le misure necessarie per ripristinare la conformità” entro il termine ultimo fissato al 18 marzo 2016. Il Cio ha ribadito in questo modo la sua politica di tolleranza zero nell’ambito della tutela degli atleti puliti, esprimendo sostegno per l’autonomia della Wada in questa battaglia. Entro tale data le Organizzazioni Nazionali Antidoping dei 13 Paesi coinvolti dovranno tassativamente adeguare i propri regolamenti a quelli della Wada per evitare il rischio di incappare in pesanti sanzioni, come è accaduto alla Russia, con l’esclusione dai Giochi Olimpici di Rio della prossima estate. Il Cio chiede inoltre l’intervento dei governi per garantire un efficiente programma di test fuori dalle competizioni che non si era mostrato a norma in special modo per il Kenia e la Russia.
L’obiettivo è rendere il sistema anti doping indipendente dalle stesse organizzazioni sportive, per creare un nuovo istituto capace di fare da raccordo tra le diverse strutture antidoping nazionali al fine di garantire un sistema snello, efficiente e uniforme a livello mondiale, il tutto sotto l’egida dell’agenzia mondiale. Nella nota il Cio spiega: “Dobbiamo proteggere gli atleti puliti in tutto il mondo. Per questo chiediamo ai Paesi non in regola di adeguarsi a un efficiente programma di test antidoping al di fuori delle competizioni, per tutti gli sport. Intervengano anche i Governi”.
Reazione dovuta quindi, ma che si tradurrà di fatto in una corsa contro il tempo, soprattutto per Paesi come la Francia: chi non rispetta le norme del Cio non può infatti ospitare competizioni internazionali e la Francia organizzerà gli Europei di calcio del 2016 ed è favorita con Roma alla corsa per ospitare le Olimpiadi nel 2024. Restano 100 giorni per adeguarsi alle normative della Wada: margine esiguo, ma sufficiente, almeno sulla carta, a evitare clamorose esclusioni
Obiettivo del CIO è avere operativo questo sistema per i Giochi olimpici invernali del 2018 (che si svolgeranno a Pyeongchang, in Corea del Sud), ma a già a partire da Rio alcune novità potrebbero entrare già in vigore e sicuramente il ruolo centralizzato della Wada inizierà a farsi sentire.

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