Schwazer a Libero: “Potevo finire come Pantani”

Pubblicato il autore: Alessandro Marini Segui

Caso SchwazerTorna a parlare Alex Schwazer, in un’intervista molto interessante al quotidiano Libero. Non ci sta l’ex campione olimpico della cinquanta chilometri a Pechino nel 2008: la squalifica per otto anni decisa dal Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) a seguito di un controllo delle urine del primo gennaio 2016 è, a suo modo di vedere, un complotto bello e buono. Schwazer, senza mezzi giri di parole, spiega a Libero che “il 21 giugno del 2016 mi hanno comunicato la positività al controllo delle urine effettuate il primo gennaio del 2016, trentanove giorni dopo esserne arrivati a conoscenza. Ho continuato lo stesso ad allenarmi per partecipare ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, sono andato sino all’udienza del TAS il 10 agosto, dove però mi hanno squalificato per otto anni. Siamo stati intralciati in ogni modo, è stata una batosta.” La speranza di Schwazer è che ci sia stato un errore con le provette e che questo venga fuori. Però qualcosa continua a non tornargli: “Quelle provette attese dal Ris di Parma per la prova del DNA non sono ancora state inviate dall’IAAF, nonostante dovessero esser consegnate lo scorso 31 di gennaio dopo la rogatoria internazionale del giudice Pellino.” Una fatica immensa per provare a dimostrare a se stesso e agli italiani che dopo la terribile squalifica poco prima delle Olimpiadi di Londra nel 2012 poteva riprendersi la gloria e. Il nuovo stop è stato tremendo e ha vanificato tutto: “Avrei dovuto smettere nel 2012, quello sarebbe stato il momento giusto.” 

potrebbe interessarti anchePantani, un campione assoluto che il ciclismo non ha saputo difendere

Schwazer rivela di essersi dopato nel 2011, di nascosto dall’ex fidanzata Carolina Kostner: “Sono andato ad Antalya, in Turchia, nel settembre del 2011. Ho detto a Carolina che sarei andato a Roma, in Federazione. Quando ci ripensi capisci che in quel momento sei come drogato, impazzito. Appena arrivato ad Antalya ho cercato l’EPO, senza prescrizione medica. Non andavo neanche in spiaggia, ero in trance. In alcuni momenti di lucidità mi chiedevo cosa cazzo fai? Ma poi ho deciso di andare avanti.” Tutto questo per rimanere ai livelli degli altri atleti, dei russi soprattutto, dopati a sua detta già dal 2010. Ma poi torna sul fattaccio del primo gennaio dello scorso anno: “Il 31 dicembre mi sono allenato vicino all’autostrada, avevo le borracce per bere e forse hanno messo qualcosa lì dentro oppure hanno agito sulla provetta nei giorni successivi alle analisi, quando è stata tenuta in laboratorio violando anche la norma dell’anonimato. Il 29 marzo, due giorni prima della distruzione della provetta, vengono ordinati dei controlli supersofisticati sulle urine a Colonia.” Alex Schwazer non sopporta neanche il fatto di non aver avuto appoggi, da nessuno. “Nessuna telefonata, neanche dal capo del Coni Giovanni Malagò. In attesa delle prove del DNA sono un atleta distrutto: non posso frequentare piste o fondare una società con i miei atleti, alleno una ventina di podisti per hobby.” Uno sportivo distrutto, dunque, ma anche un uomo felice nella vita privata: “Sto per diventare papà per la prima volta. Kathia è splendida, vivere con lei mi responsabilizza, stare con le persone giuste ti salva. Forse quello che non è successo mai a Marco Pantani.

potrebbe interessarti ancheMarco Pantani, 14 anni fa la morte del Pirata ancora senza giustizia

notizie sul temacaso pantaniCaso Pantani, il triste epilogo di un eroe romantico in cerca di paceluca panichiLuca Panichi come Pantani, anche Oropa si arrende allo scalatore in carrozzinaMarco Pantani, 13 anni fa quella fuga mai ripresa
  •   
  •  
  •  
  •