Maratona Monza, all’autodromo cambia la storia

Pubblicato il autore: Alessandro Legnazzi

MARATONA MONZA – Chissà cosa avrà pensato Eliud Kipchoge quando ha tagliato il traguardo con un ritardo di appena ventisei secondi. Mica siamo nello slalom. Chissà cosa avranno pensato i vertici Nike quando hanno avuto la conferma di essere sulla strada giusta. A Monza è avvenuto il cambiamento della maratona: l’uomo atleta ha capito che può correrla al di sotto delle due ore. In media ci vogliono cinque anni per abbassare progressivamente di un minuto il recordo mondiale (ancora detenuto da Kimetto, assente in Italia perché è uomo Adidas, con 2 ore 2’57”), a Monza il cronometro si è fermato a 2 ore e 25″.

Una riduzione mostruosa, facilitata dalle condizioni climatiche, dall’assenza di un gruppo che può fare blocco e dalle nuove scarpe della multinazionale americana: piastra di carbonio a cucchiaio per rendere più rigido il movimento e 21 millimetri di rialzo in punta. Benvenuti nel futuro. Kipchoge è stato scelto da Nike per sbalordire il mondo. Non ce l’ha fatta per una manciata di secondi ma il sorriso, a fine corsa, non è mancato. “Ho capito che ce la posso fare, oggi comunque è una giornata storica” ha riferito il keniota. Vero, è solo questione di tempo. Difficilmente alla maratona in Cina del prossimo 20 maggio; più verosimile, a partire dal percorso svedese di Stoccolma agli inizi di giugno.

L’autodromo brianzolo è diventato centro dell’atletica mondiale. Parteza alle 5:45 della mattina, in tre al via: oltre a Kipchoge, Nike ha selezionato Lesisa Desisa e l’eritreo Zersenay Tadese. Quattordici lepri si sono date il cambio nei 42 km e 195 metri di tracciato (scaglionati in diciassette giri da 2,4 km ciascuno) mentre un’automobile fungeva da time keeper e indicatore del passo corsa. I primi tre km sono stati corsi a ritmo – per loro – lento, azione migliore dal quarto giro in avanti; il tempo alla mezza maratona segnava un incoraggiante 59’53”. Kipchoge restava solo, Desisa e Tadese perdevano terreno. Dopo trenta km il ritmo di Eliud lasciava per strada un secondo ogni mille metri: è chiaro che da questo momento la corsa di fondo assumesse i tratti di un cento o duecento metri, ogni passo poteva segnare l’errore fatale.

Due ore e venticinque secondi. Che beffa. Niente record e niente ricco premio da un milione di dollari. Tadese ha chiuso a 2 ore 6’51”, record personale migliorato di quattro minuti, Desisa ha tagliato il traguardo con il tempo di 2 ore 14’10”. Va ricordato che il primato mondiale non sarebbe stato ugualmente omologato dalla Iaaf per la mancanza dei requisiti minimi di corsa (e in questo periodo storico di colta riflessione sul rapporto record/doping è meglio soprassedere). L’abbattimento della barriera delle due ore è solo rimandato. Sarà Kipchoge a riuscirci? Oppure un etiope? Oppure un europeo, poiché è dal 1985 che manca all’appello (l’ultimo fu il portoghese Carlos Lopes a Rotterdam)?

Ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro il fondo è stato dominato dai walyas, gli stambecchi dei monti dell’Etiopia. Nike si sfrega le mani perché lavora assiduamente da due anni per vincere su Adidas, ma attenzione a sottovalutare i tedeschi: dopotutto l’attuale primatista mondiale calza le tre righe.

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