Atletica: Intervista con l’ex Presidente Provinciale Fidal Bologna Giancarlo Brunetti

Pubblicato il autore: klodeta gjini Segui


SuperNews ha intervistato l’ex presidente provinciale Fidal di Bologna, Giancarlo Brunetti. Con lui abbiamo parlato della situazione odierna dell’Atletica italiana e delle possibili strategie future.

1) Atletica, ieri e oggi. Quali differenze?
E’ difficile paragonare l’atletica degli anni settanta/ottanta con quella di oggi. Sono due epoche diverse. Totalmente diverse. Sorvoliamo sul divario tecnologico. Allora si girava sempre con il gettone in tasca, utile se dovevi telefonare. Esistevano solo i giornali e i libri. In trasferta ci si andava in treno per i tragitti lunghi, in macchina per i percorsi brevi. Oggi, con le piattaforme digitali siamo proiettati verso conoscenze sconfinate.
Allora attraversavo la città in autobus per raggiungere lo stadio. Oggi gli atleti si fanno accompagnare, arrivano in macchina o in motorino. L’autobus è usato da pochissimi.
La conoscenza delle tecniche di allenamento era molto empirica dovuta in gran parte all’esperienza maturata sul campo. Spesso ci si allenava con il passa parola. Lo ha fatto quello, ha funzionato perchè è andato forte, allora lo faccio anche io. I tecnici preparati non erano molti e diffusione della conoscenza era affidata a poche, pochissime riviste che trattavano l’atletica.
Proprio in quegli anni, per rispondere all’esigenza di cultura atletica, nacquero alcuni mensili che trattava la materia.
Le piste non erano in materiale sintetico.L’antistadio fino ai mondiali di calcio del 1990 era in terra rossa. Il campo dell’Arcoveggio per tutti gli anni settanta era in carbonella. Il campo di Borgo Panigale nella prima versione era in rubkor, praticamente asfalto, stesso discorso vale per il Bauman.
Le scarpe erano praticamente una suola rivestita da una tomaia. Imperava l’Adidas e la Puma, poi uscì la Nike con modelli, all’epoca innovativi. Inventò la suola con all’interno i cuscinetti d’aria per attutire l’urto con il terreno. Modelli pochi e buoni per ogni situazione. Oggi, ci sono scarpe per ogni situazione tecnica.
Quindi per riassumere allora rispetto ad oggi Impiantistica rudimentale, materiale tecnico poco evoluto, conoscenza delle teorie di allenamento molto limitate. Quello che non mancava era il fattore Umano. Questo oggi e latitante.

2) Come ha vissuto la classifica Italiana al ultimo mondiale di atletica?
Ho vissuto la prestazione della Nazionale con profonda tristezza, ma sono conscio che si tratta di un declino iniziato molti anni fa.Questo fallimento è frutto di una politica molto spesso miope, a volte finalizzata a soddisfare l’esigenza dei grandi club tralasciando le istanze delle piccole società disseminate sul territorio che sono la spina dorsale dell’atletica italiana.
Una delle colpe della Federazione, a mio avviso, è quella di aver fatto poco e in modo arruffato, per cercare di accompagnare le società verso un cambiamento radicale sulla struttura e la loro gestione. Già verso la fine degli anni ottanta inizio novanta, altre federazioni si orientavano verso una struttura maggiormente professionale con ruoli chiari, precisi e definiti.
Si parlava di gestione degli Impianti e di come le società, per reperire denaro, dovevano diventare imprenditrici di se stesse.
Ancora oggi, le società di atletica si affidano a poche persone, che a costo di grandi sacrifici, sono del tutto fare. Dirigenti, tecnici, accompagnatori e tanto altro, tutto raccolto nelle mani di una o poche altre persone. In questa situazione le società rimangono ancorate ad un modello ormai superato che gli impedisce di crescere.

3) Differenze di mentalità tra gli atleti di ieri e quelli di oggi?
Prima bisogna fare una premessa e mi ricollego alla prima domanda. Gli anni settanta hanno visto l’esplosione del fenomeno atletica, o meglio, del podismo.Allora correre era una moda, lo facevano tutti.
Ad una camminata qualsiasi partivano, 800/1000 persone, se poi era una di quelle titolate si arrivava a molto di più. Pertanto era maggiore il numero dei tesserati e di conseguenza anche le prestazioni erano diverse. In altre parole, allora si correva molto più veloce rispetto ad oggi, ma lo stesso si può dire per altre specialità dell’ atletica. Gareggiavano molto più allievi e junior per non parlare del settore giovanile.
Altro fattore importante, allora l’età media era inferiore ai trent’anni, oggi siamo sopra. Direi che la mentalità sostanzialmente è riamasta uguale. L’atletica è uno sport competitivo, se gareggi lo fai per migliorarti. Quello che forse è diverso è la determinazione nel raggiungere il risultato. Oggi gli atleti, non solo hanno molte èpiù distrazioni ed interessi, ma specialmente quelli più giovanni appaiono più insicuri, meno caparbi. Hanno sempre bisogno di una spinta.Alle prime difficoltà prefriscono mollare o continuare usando un profilo più basso.
Un dato oggettivo:oggi i ragazzi hanno più difficoltà motorie,m meno qualità fisiche rispetto ad ieri. Oggi presentano tracce di obesità, molti non sanno fare una capovolta o non arrivano a toccarsi la punta dei piedi con le mani. problemi sconosciti negli anni settanta/ottanta.

4) Da ex Presidente Fidal Provinciale di Bologna conosci molto bene la situazione. Quale strade si possono percorrere?
Se la domanda si riferisce all’ Impiantistica, si tratta di un discorso molto lungo e occorre una premessa. L’impiantistica bolognese è ferma agli anni novanta, quando si fecero di sana pianta la pista dello stadio e dell’antistadio, sfruttando i soldi del mondiale di calcio.
Da allora, da parte del comune, non si è fatto più nulla, neppure la normale munutenzione, ma la colpa non è solo del Comune.
Innanzi tutto è un rapporto di forza. L’atletica quante persone muove? Quanti tesserati annoverà? Quali capitali muove? Quale peso politico è in grado di mettere in campo per convincere il Comune a dare priorità alle nostre esigenze? Quale è l’impatto dell’atletica sull’ opinione pubblica?
Ricordiamoci sempre che il politico cerca il consenso e in conseguenza di questo si muove.
L’atletica deve affrontare e dare una risposta a queste domande. Trovare al suo interno una strategia condivisa che possa permettergli di dialogare nel tempo con l’amministrazione pubblica.
Negli ultimi vent’anni, le società hanno avuto atteggiamneti ambivalenti, discontinui, a volte di scontro al loro interno, senza mai trovare una linea comune che potesse mettere in grado colui che le rappresenta di avere la sicurezza di appoggio concreto. Si è sempre fatto del vittimismo, richiamando alle proprie responsabilità, usando, a volte metodi veementi.
All’interno dell’atletica nessuno si è preso la responsabiltà di promuovere iniziative che potessero rendere più autonome le società. Alla fine andava bene cosi. Ci si accontenta di impianti inadeguati e si continuava, mugugnando e brontolando.
A mio parere la strada, permanendo l’attuale situazione, risiede nel dialogo, nella collaborazione e  nella pazienza nei confronti dell’amministrazione pubblica e una ricerca di una linea condivisa tra tutte le società di Bologna, comprese quelle che fanno solo podismo. Tra quest’ultime, spesso si trovano risposte insperate a problemi complicati e urgenti.
L’assesssorato allo sport è uno dei meno ambiti. Tante beghe da risolvere e pochi soldi da spendere che vanno nella quasi totalità in manutenzione.
L’atletica è uno sport che rappresenta un costo, non produce denaro e per le sue peculariatà ha esigenze particolari che non possono essere condivise con altri sport.( mentre lanci, non puoi giocare a pallone ad esempio)
Occorre che le società, invece di un approccio muscolare, di scontro, parlino con il comune e cerchino di trovare quelle soluzioni, anche minime, che permettano di riuscire a portare avanti progetti che magari si concretizzeranno tra alcuni anni.

5) Bologna non ha un rettilineo coperto. Che peso hanno le scelte politiche locali sul quadro generale nazionale?
Negli ultimi anni della mia presenza al vertice della FIDAL Provinciale, la necessità di un impianto indoor era molto sentita.Era una priorità. Con molto fatica, cercando di capire quale poteva essere il punto debole per riuscire farmi ascoltare, ero riuscito a portare all’attenzione dell’assessore questa necessità, tant’è che il Comune mi aveva avanzato alcune proposte per risolvere la situazione. Insomma il dialogo era aperto. Le probabilità che si concretizzasse una possibilè soluzione erano buone. In seguito, non fui rieletto e nel corso degli anni successivi questo discorso cadde, non fu continuato. Non per colpa del Comune, ma dell’atletica bolognese.
Questo per ribadire quanto detto nella domanda precedente. La scelta di fare o non fare un Impianto indoor a Bologna o una pista all’aperto non ha nessuna influenza sul quadro generale nazionale.
L’unica cosa che cambia è che si offre alle società di Bologna la possibiltà di organizzare gare che saranno in funzione della qualità dell’Impianto realizzato.

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