Olimpia, 80 anni: non è una festa per tutti

Pubblicato il autore: Gianluca Pirovano Segui

In occasione della partita contro la Manital Torino del 6 marzo scorso l’Olimpia ha celebrato i suoi 80 anni. È stata una bella festa: di fronte ai 12mila del Forum hanno sfilato i campioni che hanno scritto la storia della società meneghina. Meneghin, Premier, Vittorio Gallinari, Nando Gentile, Pittis, Fucka e tanti altri si sono presi applausi e cori del pubblico. Dan Peterson ha consegnato a Giorgio Armani la maglia celebrativa e il presidente della FIP Gianni Petrucci, accompagnato dal presidente del CONI Malagò, ha premiato lo stesso Armani con il trofeo che segna l’ingresso dell’Olimpia Milano nella Hall of Fame del basket italiano.
È stata una bella festa quindi, ma non bellissima, perché mancava qualcuno, che del mondo Olimpia fa parte, nel bene e nel male. E non si parla delle assenze, giustificatissime, di D’Antoni e McAdoo, ma di quella, forzata, degli Ultras Milano. O meglio, della loro voce e del loro sostegno.

La festa degli 80 anni (fonte Milano Repubblica)

La festa degli 80 anni
(fonte Milano Repubblica)

I precedenti Che la tensione fra la società, Proli e Portaluppi su tutti, e la frangia più estrema del tifo Olimpia sia altissima è notizia nota. È altrettanto noto che tutto ha avuto origine dopo le denunce, partite dalla Società, nei confronti dei 49 ragazzi che avevano contestato la squadra, facendo irruzione all’allenamento, dopo la brutta figura rimediata nella Final Eight di coppa Italia di due stagioni fa. Da allora la contestazione degli ultras non ha mai avuto tregua e durante tutta l’attuale stagione, ad ogni incontro, la tifoseria organizzata ha esposto lo striscione “Basta Proli e Portaluppi”. Nasce proprio da questo striscione l’ennesima bufera, nella settimana precedente all’incontro con Torino.

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Ultras Milano a Cantù (Fonte: Ultras Milano)

Ultras Milano a Cantù
(Fonte: Ultras Milano)

I fatti- Nei giorni precedenti all’incontro un portavoce di Armani ha chiesto agli Ultras Milano di non esporre, in occasione della festa per gli 80 anni, lo striscione di contestazione nei confronti della dirigenza. Allo stesso tempo, alcuni funzionari della questura cittadina hanno alzato il tiro, rendendo la richiesta della Società un obbligo e non una scelta, minacciando denunce e diffide in caso di esposizione. Per questo motivo, nonostante la scelta sarebbe stata quella di non esporre lo striscione, gli Ultras Milano hanno deciso di non portare i propri striscioni e di non sostenere la squadra, in segno di protesta.

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Il punto- La diatriba società-ultras ha raggiunto livelli insostenibili e le colpe stanno senza dubbio da entrambe le parti. Gli Ultras Milano pagano infatti una posizione esageratamente ortodossa, non aperta a punti d’incontro con l’altra parte, che crea un netto distaccamento fra la parte ultras e la parte “normale” del pubblico del Forum, rendendo bassi i numeri in trasferta, poco seguito il sostegno casalingo e sempre teso il contesto generale.
La Società dal canto suo sembra aver intrapreso un programma di trasformazione del tifo che punta verso la totale cancellazione della presenza Ultras all’interno del Forum e la trasformazione del pubblico in cliente, sul modello americano. A sostegno di questa idea di lotta alla componente ultras la scelta societaria di assegnare i biglietti omaggio dell’Armani Junior Program non più soltanto al settore Stage ma anche a quello della Fanzone, cuore pulsante del tifo meneghino. Questa scelta ha portato l’aumento esponenziale delle famiglie in un settore tradizionalmente ultras e dove, soprattutto, si tende a seguire la gara in piedi, creando forte attrito fra chi vuole tifare e chi vuole seguire la partita in maniera tranquilla. Vanno lette in questo senso le parole contenute all’interno dello speciale “Superbasket” sugli 80 anni dell’Olimpia, distribuito a palazzo in occasione della partita: “(…) E se si tratta non di tifosi malati ma di ragazzi dell’ultima generazione hi-tech, che amano guardare video sugli schermi, le cherleaders, i giochi per il pubblico e si sbracciano per ricevere le t-shirt omaggio, questo è considerato un benefit”. Parole inquietanti perché testimoni di una tendenza diffusa che mira alla cancellazione della cultura popolare del tifo e ad un imborghesimento costante dei tifosi. L’Olimpia non sembra però aver fatto i conti con le solite, piccole e piene di difetti, ma vive e coerenti, sacche di resistenza. La strada intrapresa è quella sbagliata. Probabilmente alla lunga avrà la meglio e porterà di certo benefit economici ma priverà l’Olimpia di una parte che ha contribuito, con la sua presenza ed il suo amore, alla bellissima storia degli ottant’anni della società più gloriosa del basket italiano.

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