Eternità, ora abbraccia Kobe Bryant e non lasciarlo più

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

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Dopo vent’anni di magie anche Kobe Bryant, leader dei Los Angeles Lakers, appende le scarpe al chiodo e lo fa segnando sessanta punti nella sua ultima gara, quella vinta in casa contro gli Utah Jazz per 101-96, la 17^ vittoria di una stagione non felice per i gialloviola. Una delle immagini più belle dell’addio di Kobe è costituita dal fraterno abbraccio con il suo amico-nemico Shaquille O’Neal, che scherzosamente ha evidenziato come l’ex compagno abbia segnato dieci punti, più dei suoi cinquanta messi a segno in una gara. Era il 1996 quando, non ancora diciottenne, il numero 24 dei Lakers decise di fare il grande salto tra i grandi dichiarandosi eleggibile per il Draft Nba. Bryant lascia alla grande, da terzo miglior marcatore dell’Nba dopo Kareem Abdul Jabbar e Karl Malone. Undici anni dopo arriva anche l’approdo in Nazionale, con 504 punti in 37 partite. Ci vorrebbero pagine e pagine per raccontare la carriera dettagliata di questo grande campione, che non ha mai nascosto di amare l’Italia, visto e considerato anche che ci abitò per ben sette anni (dai 6 ai 13 anni) al seguito del padre che ha giocato in Italia vestendo le maglie di Rieti, Viola Reggio Calabria, Olimpia Basket Pistoia e Pallacanestro Reggiana. Kobe è anche tifoso del Milan e parla piuttosto fluentemente la nostra lingua.
Kobe ha vinto ben cinque campionato Nba: il primo nel 2000 e l’ultimo nel 2010 ed è il miglior realizzatore di sempre dell’All Star Game. Detiene inoltre il record di maggior numero di tiri da tre in questa manifestazione: ben 17. Sempre riguardo all’All Star Game, è il giocatore più giovane ad esservi approdato: esattamente a 19 anni e 175 giorni. Ha realizzato 81 punti in una partita: secondo dietro al grande Wilt Chamberlain, (1936-1999)che giocò ai Lakers dal 1968 al 1973. A proposito di Lakers, proprio Kobe è il miglior realizzatore di sempre. Questo gli è valso anche il titolo di Nba All Star per ben 17 volte. Dulcis in fundo, sono arrivati due ori olimpici: nel 2008 e nel 2012. Sono numeri da capogiro, che collocano Kobe Bryant nell’Olimpo di grandi assieme a leggende come Earvin Magic Johnson, Michael Jordan, i già citati Kareem Abdul Jabbar e Wilt Chamberlain. “Il Basket non sarà più la stessa cosa” è una frase che molti avranno pronunciato alla nausea: ma lo spettacolo deve continuare. Certo, per arrivare ai livelli di Kobe ci vorrà ancora molto tempo. Lui è consapevole della sua scelta e nessuno ha voglia di ricordargli che Michael Jordan tornò per ben due volte sui suoi passi: qualcuno spera che ci ripensi, magari gli stessi che auspicavano un suo approdo in Italia come fece suo padre. Ancora non si sa. Quello che è certo è che domani Kobe si allenerà come ha sempre fatto e come farà in seguito. Magari andando in giro gli capiterà di adocchiare qualche partitella fra amici e chissà che non gli venga voglia di rimettersi canotta e pantaloncini. Gli amanti dell’Nba si sentiranno più soli, adesso che anche Kobe ha lasciato. Ma ora è entrato nella Leggenda, che lo ha avvolto nel suo abbraccio. Grazie di tutto
MASSIMILIANO GRANATO

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