NBA Finals, pronti per lo spettacolo più bello del mondo

Pubblicato il autore: Gabriele T. Orsini

Il trofeo da raggiungere.

Mancano poche ore alla partenza delle NBA Finals. Crescono le aspettative, cresce la tensione.
Cosa ci aspetta quest’anno? Quali sono le differenze? Cosa non è cambiato?  Quale formazione si è rafforzata? Quali i punti deboli?
E le sicurezze? Proviamo a rispondere ad alcune di queste domande.

Cosa si è visto finora?

I Cavs hanno vinto 12 partite di playoff perdendone una. Solo i Celtics, dopo essere stati dominati in casa, hanno messo alle strette i campioni in carica costringendoli ad una sconfitta casalinga di misura. Da allora non c’è di nuovo stata storia, Boston se n’è uscita tra gli applausi del pubblico e della Lega per la grande stagione disputata. Una menzione speciale la merita Isiah Thomas, drammaticamente eroe di questa post season per la passione ed il talento mostrati a poche ore dalla morte della giovane sorella. Ma oggettivamente Cleveland era di un altro livello.

Gazie Manu Ginobili ci hai fatto emozionare ancora.

Intanto ad ovest i Warriors hanno avuto accesso alla finale con un record di 11,5 vinte e 0,5 perse. Potrà sembrare strana come cifra, ma è così.
Gara 1 delle Western Conference Finals vedeva Golden State a -23, fino al terzo quarto, in casa, senza fare il suo gioco; la trappola di coach Popovich.
Poi Pachulia allunga maldestramente (o maliziosamente?) il piede, Kawhi Leonard ci atterra sopra, seria distorsione alla caviglia e il potenziale MVP è out. Adesso sì che San Antonio rallenta, i Warriors si esaltano grazie ad un grandissimo Durant,  e vincono la partita. Dopo Parker e Leonard, anche David Lee finisce fuori per infortunio e gli Spurs sono sempre più in difficoltà. Jonathon Simmons stupisce tutti nel fare gli straordinari e Ginobili brilla come se avesse 28 anni, ma servirebbe più Aldridge. Così San Antonio si arrende 4-0 con tutto l’onore delle armi.

Cos’hanno di diverso i Cleveland Cavaliers 2017?

Kyle Korver, the sniper.

Cleveland è rimasta la stessa, sempre Lebron-centrica ma con 3 upgrade:
1 – The King sembra ancora più dominante dello scorso anno (e vi assicuro, ce ne vuole);
2 – i tiratori da 3 punti sono migliori (Kyle Korverp potrebbe avere un mirino laser);
3 – Deron Williams può uscire dalla panchina e gestire con esperienza.


Cosa è cambiato per Golden State?

Kevin durant, più deciso che mai.

Golden State rimane un rebus complicatissimo per chiunque vista la presenza di 4 All-Star e tutti comprimari eccellenti ma:
1 – Durant si è inserito perfettamente e fa la differenza anche con stoppate, rimbalzi e difesa;
2 – McGee sembra maturo e consapevole, non un punto debole.

Hanno dei punti deboli?

Cleveland rischia di crollare se si inceppa il meccanismo di Lebron, Irving potrebbe non bastare. Inoltre Tristan Thompson è un tassello immancabile, pressione sotto i tabelloni e verticalità di cui i suoi compagni hanno gran bisogno e che nessuno può sostituire infatti Love è in un momento di grazia ma soprattutto per allargare il campo, Channing Frye è perimetrale e attempato mentre Tavares non è mai entrato.
Quindi Green, McGee e West dovranno mettere grande pressioni sui giocatori interni dei Cavs.

I Warriors dovranno evitare di affidarsi solo al tiro da fuori forzando le conclusioni. Klay Thompson ha faticato nella post season e Curry sarà un osservato speciale quindi variare le soluzioni offensive rimane di vitale importanza. Intanto Draymond Green dovrà riuscire a mantenere la calma, non uscire mentalmente dalle partite ed incanalare la sua grinta.

Ancora una volta sono loro i migliori. Chi la spunterà?

La prima palla a due sta per essere alzata.
Voi per chi tifate?
The King?
The Big Four?

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