Fabio Facchini si racconta a SN: “Ho visto il top dei canestri in posizione di privilegio”

Pubblicato il autore: Davide Corradini Segui

 

Facchini

SuperNews ha intervistato l’arbitro di basket Fabio Facchini. Cinquantasei anni, originario di Lugo (Ravenna) è tornato sul parquet. Dall’ ultima partita, la finale scudetto 2012 tra Siena e Milano ad una piccola palestra in provincia di Bologna con il campionato Csi il passo è corto, giusto il tempo per poter riaffiorare ricordi ed emozioni di una storia bellissima, cominciata 41 anni fa. Questa l’intervista che ci ha rilasciato cordialmente.

Facchini, partiamo dall’ inizio. Non vorrà farci credere che non ricorda la prima partita?
Come no, era il 07 febbraio 1977. Una partita bellissima, era la categoria juniores, Massalombarda-Robur Lugo.

Ora passiamo alla sua vita professionale. Quante gare ha diretto in totale?
702 partite in Serie A, ma complessivamente 1821 tra campionato e coppe europee

La figura dell’arbitro è diventata per lei una professione. Ci racconti
Ero il responsabile del laboratorio analisi di Eridania. Mi ero mangiato tutto, ferie, permessi retribuiti o meno. Con la famiglia ho deciso di prendere questa decisione.

Per Peterson l’arbitro migliore è colui che non si nota. Lei, invece, ha introdotto un modo di dirigere più spettacolare
Per me, a differenza sua, il linguaggio del corpo è importante

Quali sono le partite più belle che ha visto o diretto?
Due, direi. Le due semifinali dei mondiali del 2006 a Saitama in Giappone: la Grecia batte gli Stati Uniti. Il pick’n’roll tra Papaloukas e Schortsianidis manda a monte i piani dell’avversario. L’ altra, invece, quella inaugurale dei Giochi 2008: Cina-Stati Uniti. Emozioni forti.

L’ arbitro è uno spettatore? Può avere amici tra allenatori e giocatori?
L’arbitro è uno spettatore che ha una posizione privilegiata: non solo non paga ma viene retribuito. Penso alla serie scudetto del 1998. Vedere Danilovic e Rigaudeau, Basile e Ginobili. O la finale del mondiale donne. Uno show.
Sì, ma in campo niente sconti. Fuori ci sono belle storie, come quelle tra me e Messina o Pozzecco.

L’ arbitro ogni tanto può ricevere insulti o peggio schiaffi. Ne ha mai preso uno?
Mai. Ho rischiato qualcosa in Serie B, a Montegranaro, ma era la squadra ospite ad essere aggressiva. Anche alla finale scudetto del 2002 a Bologna al Pala Dozza, chiusa per l’invasione dei tifosi. Insomma, nessun problema.

Si legge che è in partenza per Mosca.
Giusto, il 19 parto per Mosca. Sarà uno degli arbitri invitati per il Gomelsky 90, una gara in onore del coach che fece grande l’Armata Rossa. Una grande e bella soddisfazione. In campo ci saranno anche Danilovic, Bodiroga, Smodis, Fucka e Rigaudeau.

Ultima domanda. Gli arbitri possono anche essere tifosi?
Della nazionale sì. È la cosa più bella che possa accedere. Ma la cosa più importante è conquistare il rispetto. Mi ricordo di quando ero a Reggio Emilia, per arbitrare la sfida di Eurocup: due tifosi del Galatasaray hanno scavalcato le transenne e sono venuti a salutarmi. Che emozione!

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