La stoppata di Andrew Goudelock in gara 4

Pubblicato il autore: alerosi Segui

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Una frase che nel mondo del basket si sente spesso ripetere è “l’attacco vende i biglietti, ma la difesa permette di vincere le partite”. L’eleganza del gesto di tiro, la rapidità del palleggio, il rumore catartico della retina quando la palla si insacca, sono momenti di puro spettacolo, che ognuno di noi vorrebbe emulare.
Nella metà campo difensiva non si può dire altrettanto. Una palla rubata, uno sfondamento oppure una stoppata sono tutti gesti tecnici che non hanno la stessa eleganza, lo stesso fascino; e sono oltretutto coniati da verbi – quali “rubare”, “sfondare” e “stoppare” – che non hanno un’accezione di certo positiva. Ciò porta a mettere in secondo piano la difesa, considerandola un aspetto del gioco che ha bisogno di essere curato più collettivamente che individualmente.
Eppure la storia insegna che uno dei più grandi giocatori di basket, Bill Russell, ha dato vita ad una numerosa serie di successi con i Boston Celtics grazie proprio alle sue abilità difensive, alla sua capacità di prendere rimbalzi e di non lasciare agli avversari una seconda opportunità; anzi, consentendo loro solo tiri a bassa percentuale.
Se quindi siamo per istinto portati ad attaccare piuttosto che a difendere, ciò non vuol dire che non siamo in grado di apprezzare anche la bellezza di alcune giocate difensive. D’altra parte di recente è tornato in auge il gesto tecnico della stoppata per via di uno degli atleti più prestanti del pianeta, ovvero Lebron James. Le sue chase down, ossia stoppate contro il tabellone effettuate in rimonta sull’avversario lanciato in contropiede, sono sempre nella top 10, lasciando esterrefatti gli spettatori per la loro potenza e violenza.
Altrettanto d’effetto è stata la stoppata di Andrew Goudelock in gara 4, con cui ha fermato l’ala grande di Trento A. Sutton, che pensava di aver già segnato e permesso ai suoi di andare in vantaggio nella serie. Una giocata decisiva per l’impatto che ha avuto nell’economia delle finali, da ricordare negli anni a venire.
Ecco allora che non solo le giocate difensive illuminano i parquet d’oltreoceano, ma anche quelli italiani, permettendo di riscoprire al pubblico non solo l’efficacia ma anche la forza visiva di un gesto tecnico prima ancora che atletico.

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