NBA, il caso dei cestisti depressi. La Lega istituisce un servizio di assistenza psicologica

Pubblicato il autore: Stefano Corradi Segui

NBA – Foto Getty Images © selezionata da SuperNews

In pochi sospettano che dietro una delle leghe sportive più prestigiose del mondo si celano gravi problemi di salute mentale. Il primo a venire alla luce è stato quello di DeMar DeRozan, che, dopo gli All-Star game della scorsa stagione, ha rilasciato un’intervista raccontando al mondo i suoi problemi di depressione. Queste le parole del giocatore degli Spurs di San Antonio: “Non importa quanto sembriamo indistruttibili, alla fine siamo tutti umani. Abbiamo tutti dei sentimenti: a volte riesci a tirar fuori il meglio di te, altre sembra che tutto il peso del mondo sia sulle tue spalle“.

A lui sono seguiti altri due nomi importanti della massima divisione cestistica americana, quali Kevin Love, ala grande dei Cleveland Cavaliers, e Kelly Oubre Jr., ala piccola dei Washington Wizards. Il giocatore dei Cavaliers ha riferito di un attacco di panico che lo ha costretto ad uscire durante una gara, mentre Oubre ha raccontato di come per anni lo avessero educato a credere che la depressione fosse una forma di debolezza: Sono molto bravo a non mostrare le mie emozioni, mio padre mi ha sempre detto di non lasciar vedere a nessuno che fossi debole. Nessuno lo vede, ma nel mio profondo c’è di tutto, un inferno. La gente che ci vede da fuori pensa che siamo supereroi, ma siamo persone normali.”

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Abituati a credersi e a far credere agli altri di essere invincibili, nascondendo a tutti, persino a sé stessi, quali vere emozioni provassero nel loro profondo, i giocatori dell’NBA riemergono adesso nel mondo reale, dando mostra di tutte le loro ansietà e debolezze. L’NBA non è rimasta certamente a guardare e ha deciso di prendere atto di quanto sta avvenendo, cercando di convincere i giocatori che essere depressi non è sintomo di debolezza e che, ammettendolo pubblicamente, atleti come DeRozan, Love e Oubre hanno, in realtà, dimostrato grande coraggio.

Infatti, Adam Silver, commissario della NBA, e Micheal Roberts, direttore esecutivo della stessa Lega, hanno reso noto nel comunicato stampa di inizio stagione che saranno messi a disposizione degli atleti dei professionisti pronti ad aiutarli e sostenerli. “Tutti i nostri uffici hanno istituito dei programmi di salute mentale, di cui vi incoraggiamo a usufruirne per gestire lo stress, l’ansia e le altre sfide“, queste le parole usate da Adam Silver nel suo comunicato. “È un grande passo in avanti che può incoraggiare i compagni di squadra e i loro fan a comprendere che chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza“.

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Certamente un segnale forte e chiaro da parte della Lega, che a tutti i suoi atleti che vivono momenti difficili sembra voler dire: “Non siete soli, sappiamo cosa state passando e siamo pronti ad aiutarvi”. La depressione è indubbiamente un problema molto grave, ma ignorarlo non lo farà scomparire da sè. Per questa ragione, la rispsota data dall’NBA è un segnale positivo, non solo per gli atleti stessi, ma anche per tutte le altre persone che nel loro quotidiano vivono episodi simili. Vedere persone di successo come loro, persone apparentemente indistruttibili, vivere disagi simili ai propri non può fare altro che riavvicinare la comunità intera e spingere anche altri a confessare le proprie paure, le proprie ansie, i propri momenti di sconforto.

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