Dinamo nel caos: Il tremendo stop con Torino lascia il segno. La coppia Sardara-Esposito scoppia, arriva Pozzecco alla vigilia delle Final Eight. Tifosi increduli e in subbuglio

Pubblicato il autore: Davide Visioli Segui

Dinamo nel caos: Il tremendo stop con Torino lascia il segno. La coppia Sardara-Esposito scoppia, arriva Pozzecco alla vigilia delle Final Eight. Tifosi increduli e in subbuglio

Il destino della Dinamo Sassari dal 21 novembre 2015, pare non esser più di gloria in sorte.
Inutile rincorrere ancora una volta precedenti, date, azioni, situazioni e conseguenze, corsi e ricorsi storici.
Questo angolo di mondo baskettaro, tutt’ora molto rilevante nel panorama cestistico italico, pare essersi perso e crogiolato su se stesso, avvolto e confinato da una fitta coltre di mediocrità svilente e scelte incomprensibili, in preda ad un qualche sortilegio, incapace di risvegliarsi da questo iniquo torpore.

Il lato oscuro della Dinamo

Dal triplete, al clamoroso esonero di Meo Sacchetti, si è avviato un processo, un meccanismo, ingranaggio quasi diabolico, che tende a riprodurre costantemente sempre lo stesso schema, gli stessi tratti, gli stessi risultati.
Dal malcapitato Marco Calvani, alla sciagurata gestione biennale targata Federico Pasquini, alla brevissima parentesi sfortunata con Zare Markovski, fino al tentato risveglio delle anime e delle speranze con Vincenzo Esposito.
Ma neppure El Diablo nonostante carisma e capacità, è riuscito a domare le iniquità di Sassari.

Tutto si crea, e in men che non si dica, tutto si distrugge, o si ripudia, visto che il progetto tecnico e sportivo, presentato con i crismi del rilancio sulla scia della campagna abbonamenti e di quel “daremo l’anima” (che per nulla è apparso nella gara con Torino e nelle ultime apparizioni), si è consumato all’ombra del classico “volo degli stracci”, mascherato abilmente dalla società in “problemi personali e familiari”, per non inimicarsi ancor più una piazza andata nuovamente in fibrillazione.

La quiete che nasconde la tempesta

La voce rincorsa delle dimissioni irrevocabili del Diablo, precede come intensità emotiva, la disastrosa prestazione della Dinamo al Pala Vela di Torino, con annesse critiche per la performance svenevole e priva di mordente di tutta la squadra (nonostante un Jaime Smith commovente).

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I biancoblù totalmente fuori partita, vengono letteralmente travolti,  atteggiamento che produce la classica goccia che fa traboccare un vaso già saturo, da altre prestazioni e contrasti precedenti: dalla debacle a Varese, alla beffa all’overtime con Brindisi, per riavvolgere il nastro nel crollo casalingo di novembre con Pistoia, spia di una crisi di rapporti tra coach e presidente, già in atto.

A nulla è valsa la striscia di 7 vittorie consecutive, la scalata fino al posto in campionato, la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia e gli Ottavi raggiunti in Fiba Europe Cup.
A nulla sono valse neppure le gravi mancanze (su tutte quella di Bamforth, ma anche di Pierre e Smith) che hanno disgregato e sconvolto, l’armonia di squadra che infine si era realizzata.
Eppure l’upgrade rispetto all’annata precedente è stato notevole.
Impietoso scendere a confronti, ma se con Pasquini la Dinamo di questi tempi era già fuori da tutto, con El Diablo, al netto di infortuni e alti e bassi, Sassari ha centrato tutti gli obiettivi possibili.

Il fulmine che ha squarciato il cielo di Sassari, nasconde un malessere esistente da tempo nell’animo del tecnico campano, dai rapporti non idilliaci con diversi giocatori, che non hanno corrisposto alle sue aspettative, fino all’ennesima “invasione di campo” vissuta nel confronto con il presidente Stefano Sardara.
Le ultime pessime prestazioni di squadra, con le tre sconfitte consecutive in campionato, hanno fatto il resto, apparendo sinistramente come presagio di delegittimazione del gruppo verso il coach.
Enzino saluta la Sardegna dopo 19 gare di campionato e 14 di Fiba Europe Cup, con un bilancio positivo e tutti gli obiettivi centrati.

Da El Diablo al Poz, un salto nel buio

Consumato il ribaltone, ecco il prestigio.
Originale, creativo, eccentrico, sfrontato, appassionato, geniale.
Possono esserci molti modi per descrivere le sfaccettature di Gianmarco Pozzecco, contenute nella carriera da giocatore, esplosive in quella da allenatore.
Con questa nomea, ha edificato la sua immagine nel basket italiano, espandendola anche a Sassari, dove è noto il suo forte legame col territorio e con il presidente Sardara.

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Da diversi anni il “Poz” è entrato nel grande giro biancoblù con le partecipazioni alle sfide amarcord del Dinamo Legends, pur non essendo mai stato giocatore di Sassari.
Il presidente Sardara stravedeva per lui già molto prima di ufficializzare lo scorso maggio, Vincenzo Esposito.
Questo è un rapporto che nasce da lontano, al punto che lo stesso presidente pensò a Pozzecco anche quando nacque la creatura succursale sassarese, la Dinamo Academy Cagliari.

L’unione scritta nelle stelle

Un incrocio del destino che tra la Dinamo e Pozzecco era già stabilito, era solo questione di tempo: “Pozzecco è una scelta di continuità, ha talento, carisma, non c’erano mai state le condizioni perchè potesse diventare nostro allenatore ma c’erano tutti i presupposti perchè lo diventasse. C’è stata l’occasione e l’abbiamo colta entrambi al volo. Non si tratta di una scelta tampone, abbiamo preso un allenatore per pensare anche alla costruzione di un progetto”.

L’ex playmaker di Varese e della nazionale italiana, classe 1972, è alla quarta esperienza in panchina da capo allenatore, dopo Capo d’Orlando, Varese, Cedevita Zagabria (come vice) e Fortitudo Bologna.
Il passaggio a Sassari, in un ambiente caldo e con grosse ambizioni, sarà il suo esame di laurea. Ma dovrà convincere in fretta i tifosi sardi rimasti increduli dopo l’addio di Esposito.

Lui si presenta così: “Questo è un posto magico. Sono estremamente contento di iniziare a far parte di questa famiglia perché è una cosa che covavo già da tempo. La Dinamo è una squadra forte che può dire la sua. Entro in corsa e la prima partita che mi aspetta è una sfida da vivi o muori. In tre giorni è impossibile cambiare le cose, quindi la squadra che andrà in campo sarà per forza di cose la squadra di Esposito. Non mi spaventa allenare una squadra che non ho allestito io. Questa è una squadra competitiva, non sono preoccupato”.
Il tempo dirà se la scommessa del vulcanico presidente Sardara sia vincente. Ai posteri come sempre, l’ardua sentenza.

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