Un italiano a Los Angeles

Pubblicato il autore: Cecilia Alfier Segui


Avete notato uno strano fenomeno nell’NBA? I Los Angeles Lakers perdono colpi, mentre i Clippers vincono oltre ogni aspettativa, sono una società ricca e gestita bene. E soprattutto è una società con un’arma segreta. Si tratta di un italiano.  No, non sto parlando di Danilo Gallinari (che comunque sono ventidue milioni di dollari annui ben spesi), parlo di Francesco Alfier, l’unico international scouting e video analist italiano al mondo, nonché unico italiano al mondo ad essere mio fratello, ma questo è un dettaglio poco importante. L’NBA, mi spiega, è un mercato che genera all’anno sette miliardi di dollari e ha bisogno di professionisti specializzati, i giocatori sono solo la punta dell’ iceberg. Francesco è uno dei giovani che i Clippers hanno assunto per gestire l’enorme staff, le sue funzioni sono molteplici: si occupa di valutazione statistica di giocatori non americani, in genere fra i diciannove e i ventidue anni, che aspirano a entrare nell’NBA. Qualcuno deve dire se sono all’altezza e questo qualcuno è Francesco. Si occupa anche di coordinare le operazioni di scouting internazionale; lavora a video scouting, ovvero prepara video di squadre e di giocatori da mostrare ai manager, cercando di trovare una via di mezzo fra quello che i manager vogliono vedere e quello che gli scout vogliono mostrare. In pratica, aiuta i suddetti manager a prendere decisioni importanti per la squadra. “Non è tanto la decisione che viene presa a contare” mi dice “quanto il processo che porta a quella decisione. Serve programmazione e controllo, come in attività non sportive”. Ha appena compiuto trenta anni, Francesco, e da otto anni lavora nel mondo del basket. In questo tempo ha cambiato vita e continente. Ha cominciato dopo la laurea triennale in statistica a lavorare per la Reyer in serie A, ma il suo lavoro in Italia è molto maltrattato e lui sognava di entrare in NBA. Purtroppo, per lavorare in America a quei livelli o sei americano o ti prendi la laurea americana, ecco perché Francesco ha frequentato il corso di Sport Management alla California State University di Long Beach.
Non è un lavoro normale, il suo. Non funziona che ti fanno il colloquio poi ti assumono, devi prima aver sviluppato una rete di conoscenze e di esperienze. E non è stabile, se la squadra e i manager vanno male sei a rischio anche tu. E’ il mondo dello sport professionistico, baby. Eppure non si contano i ragazzi che vorrebbero essere al posto di Francesco.

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