Fine dell’era Warriors

Pubblicato il autore: Pietro Pesce Segui

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L’inizio di stagione in casa Golden State non promette nulla di buono. Le prime undici partite di NBA sembrano suggerire che l’era Warriors può dichiararsi terminata.
Oltre alle partenze estive importanti di Durant, Iguodala e Cousins, anche la sorte ha deciso di punire i tre volte campioni: oltre a Klay Thompson, fuori tutta la stagione, si aggiunge anche Steph Curry all’infermeria, per colpa di una frattura alla mano, che lo terrà fuori dal campo per circa tre mesi. L’inizio da due vittorie e nove sconfitte dei californiani sembra fare piacere, e anche parecchio, alle franchigie e giocatori avversari. L’odio, abbastanza diffuso per Golden State, proviene dall’ormai noto trasferimento di Durant da Oklahoma, risalente all’estate del 2016, che di fatto ha riunito nella stessa squadra quattro dei primi dieci giocatori più forti della lega. Emblematica la frase di Pat Beverley, guardia dei Clippers, rivolta a Stephen Curry durante la prima partita di campionato contro GSW: “I cinque anni passati sono stati tuoi, i prossimi saranno i miei”. Il playmaker dei Warriors risponde ridendo: “Hai 31 anni, non giocherai ancora per cinque”.
Mostra la propria antipatia verso la frachigia della Baia anche Rodney Hood: “Quando erano al top della lega, lo facevano notare a tutti, ora le altre squadre sono esaltate perché, finalmente, si può tornare a giocare”.
Alle squadre avversarie comportamenti di alcuni giocatori di GSW possono non risultare molto simpatici, come ad esempio lo “shimmies” di Curry, esultanza che compie muovendo le spalle, oppure i bicipiti regolarmente mostrati da Green ogni qualvolta compie una bella giocata, possono risultare egocentrici e vanitosi, attirando verso loro l’ira dei tifosi. Anche Rudy Gay rincara la dose: “Empatia per Green? Tutti hanno una fine ed è tempo che un’altra squadra prenda il loro posto”.
Esclusa la volontà di tank, coach Steve Kerr, dopo la recente sconfitta contro gli Utah Jazz, afferma: “Questa è la realtà che ci attende in NBA, negli ultimi cinque anni abbiamo vissuto in un mondo che in realtà non esiste… non funzionano così le cose nella lega”. Dichiarazioni importanti dell’allenatore, le quali mostrano che neanche all’interno di Golden State erano tutti d’accordo al trasferimento della stella di OKC.
Questi anni di domini da parte da parte di una sola squadra hanno sempre una fine, specialmente nel mondo NBA, dove si favoriscono nei Draft le squadre più in difficoltà, ma Golden State è riuscita a mostrare uno dei basket più spettacolari ed efficaci nella storia di questo sport, entrando con prepotenza nei 3 Top Team di sempre.

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