NBA, ritiro Duncan: le lacrime di Popovich: “E’ la persona più vera e sincera che abbia mai incontrato” [VIDEO]

Pubblicato il autore: simone canini Segui

NBA, ritiro Duncan: le lacrime di Popovich: "è la persona più vera e sincera che abbia mai incontrato" [VIDEO]Eccolo qui, Pop. Indossa una maglia, indovinate di chi? Già, la maglia del suo “Timmy”, la indossa con la fierezza di un tifoso. Lui vuole esserci cosi, nel giorno in cui parlare è più difficile, ma doveroso. Complicato trovare le parole giuste, troppo grande la questione: Amore. Sì, perchè ciò che lega Popovich e Duncan è il reciproco rispetto e il bene che si sono scambiati in questi anni. “Ho immaginato di dover venire a dire due parole di saluto a Duncan. Anche se è impossibile, per tante ragioni” esordisce il coach dei San Antonio Spurs. Sessantasette anni e l’emozione di un bambino. E’ chiaro fin da subito che l’emozione ha preso il controllo della situazione: “Potendo scegliere un invitato con cui andare a cena, chiamerei “Timmy”. Perché è la persona più vera e sincera che abbia mai incontrato. E il miglior compagno di squadra che ci possa essere”. E ce lo spiega Pop, con una lezione su Tim Duncan: “Posso prendermela con lui durante una partita chiedendogli perchè non sta lavorando ai rimbalzi in maniera decente e rimproverarlo davanti a tutti. E tornando in campo direbbe “Grazie per la motivazione e il supporto, Pop.” Poi andrebbe via con gli occhi per aria, ed entrambi cominceremmo a ridere. La gente non vede queste cose. Mai i suoi compagni si, ed è la ragione per cui lo amano. Duncan è insostituibile“. Parole d’amore, appunto. Ma anche di riconoscenza, per colui che in diciannove, ripeto diciannove! anni di permanenza Spurs, dopo titoli e una miriade di punti realizzati e tutto ciò che aveva “regalato” ai tifosi e al mondo nero-argento non si è mai sentito in dovere di prevaricare, su nessuno. Mai una parola fuori posto. Eppure lui è Tim Duncan, avrebbe potuto. No, lui è Tim Duncan e proprio per questo non si è mai permesso: “Ha sistemato alla grande centinaia di noi, allenatori e staff degli Spurs negli anni e non ha mai detto una parolaè la conferma di Popovich. “Non sare qui se non fosse per Tim Duncan. Sarei nella “Budweiser league”, da qualche parte in America, grasso, tentando di giocare a basket o insegnare la pallacanestro. Lui è il motivo per cui sono qui“. Gli occhi diventano rossi, umidi. E la voce si ferma, più volte, nel ricordo più vero e struggente:“Mi ricordo ancora suo papà che prima di morire mi chiese di essere garante che il successo del suo ragazzo non lo avrebbe cambiato, che a fine carriera sarebbe rimasto “Timmy”. Posso dire che è cresciuto nel tempo, come tutti, attraverso le esperienze fatte. Ma la sua essenza più profonda, che lo circondava quando è arrivato, dopo tutti questi successi e riconoscimenti, è ancora lì. Non è cambiato di una virgola”. Parole di un padre. Duncan perde la madre a 14 anni e il padre nel 2002, ed è lui stesso a definire Popovich il suo “secondo padre”, il suo mentore. Amore. “E’ troppo intelligente per allenare, questo è certo. Ma vogliamo provare a coinvolgerlo in qualche modo..”. Si chiude alla Pop, a modo suo, una risata e un saluto.
“Grazie per il supporto, Pop”



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