NBA, ufficiale: Tim Duncan annuncia il ritiro

Pubblicato il autore: simone canini Segui

NBA, ufficiale: Tim Duncan annuncia il ritiroAlla fine è arrivata, attesa da tutti ma mai accettata, come quel complimento che sai di non meritare o un triplice fischio arbitrale. O come quel lavoro in cui metti tutto ciò che hai e alla fine non ti resta che ammirare, con l’animo a metà tra gioia e nostalgia. Vorresti non finisse mai. Ma la carriera di Tim Duncan, dopo 19 lunghe stagioni in maglia San Antonio Spurs, è finita. Da giocatore, almeno. L’annuncio arriva direttamente dal sito degli Spurs, la casa del buon vecchio Tim, sempre impeccabile per atteggiamenti fuori e dentro il rettangolo di gioco. Una storia d’amore che va oltre il gioco quella fra il team texano e il quarantenne originario delle Isole Vergini Americane.  Selezionato come prima scelta nel Draft NBA del 1997, lascia l’AT&T Center con un palmarès da leggenda: Rookie Of The Year nel 1998, due volte MVP della stagione (2002,2003), tre volte MVP delle Finals (1999,2003, 2005) e ben quindici volte presente all’All Star Game. E per finire i cinque anelli al dito. Ma l’anello più importante Tim lo indossa nel 1997, senza toglierlo mai. Quello che lo legherà eternamente alla storia non solo dei San Antonio Spurs (19 anni con gli stessi colori rappresentano la striscia più lunga mai realizzata al pari di John Stockton e Kobe Bryant), ma dell’NBA e del Basket in generale. Simbolo di continuità, attraversa tre diversi cicli degli speroni, condivisi con il suo mentore, coach e ben più importante, suo estimatore: coach Gregg Popovich. Questione di stima, sì. Perchè per quanto sia importante essere riconosciuti, la vera vittoria si ottiene quando al riconoscimento segue la stima. E i suoi compagni lo testimoniano: Parker, Ginobili, anche il nostro Belinelli (nella sua fortunata parentesi Spurs), lo seguono e lo rispettano. Mai una caduta di stile, mai una parola di troppo. Silenzioso e umile quanto prepotente per qualità e sacrificio messi a servizio della squadra. Insomma, una leggenda della palla a spicchi, quest’ultima sfiorata perennemente con eleganza e precisione dal numero 21 in maglia nera-argento. Come una carezza ad una persona amata. La carezza di una madre, quella a cui Tim deve rinunciare a 14 anni, quando un cancro al seno si porta via mamma Ione. E arriva la paura, in ogni angolo. Persino quella degli squali, che termina la sua carriera da nuotatore. Poi quel canestro regalatogli dalla sorella, che cambia tutto. Di lì in poi di carezze ne riserva tante Tim. Immancabili a Sydney e Draven, le due vittorie più grandi. Poi la “Tim Duncan Foundation”, impegnata nella lotta contro il cancro al seno e in costante lavoro per lo sviluppo dell’educazione giovanile attraverso lo strumento dello sport. Le carezze immaginarie riservate ai tifosi, dopo ogni canestro, specie se decisivo (e il buon Tim ne sa qualcosa). Le carezze al tabellone, con quel tiro che sapeva eseguire meglio di chiunque altro. Poi altri numeri: unico giocatore NBA con più di novemila minuti negli NBA Playoffs; primo nella storia per doppie-doppie (164) e stoppate (568), terzo per rimbalzi (2.859) e quinto per punti realizzati (5.172). Tim saluta e il basket ringrazia la sua stella più silenziosa. Ma la caratteristica peculiare di una stella, è la sua luce. E quella di Duncan brillerà in eterno.

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