Rookie NBA: la classe più deludente della storia?

Pubblicato il autore: Alberto Pedrazzini Segui

rookie NBA

Senza ombra di dubbio quando si parla di rookie NBA i migliori draft sono solamente due: 1984 e 1996. Decisamente più numerosi sono i draft più deludenti della storia e quello del 2016 si è appena aggiunto alla lista. Tra le matricole di questa stagione sarà impresa molto ardua scegliere la migliore a causa dello scarso rendimento dei giocatori al primo anno. Il draft 2016 è partito con un grosso handicap: la mancanza di Ben Simmons. La prima scelta dei Phialdephia 76ers salterà tutto l’anno a causa di una frattura al piede. Con la posizione n.2 i Los Angeles Lakers scelsero Brandon Ingram. Ma il classe 1997 è lontano anni luce dall’essere un giocatore fatto e finito, ha molto potenziale ma da una seconda scelta era lecito aspettarsi di più. Ingram dal 6 febbraio parte stabilmente in quintetto, sta segnando 8.2 punti di media a cui aggiunge 4 rimbalzi e ha mostrato segnali interessanti come i 22 punti realizzati contro gli Spurs o i 14 punti più 7 rimbalzi contro i Knicks ma è lontanissimo dall’entrare nella conversazione per il premio di “miglior rookie NBA della stagione”. Al draft 2016 I Boston Celtics stupirono tutti non cedendo la terza scelta e chiamando Jaylen Brown. L’ala nelle ultime gare ha mostrato del potenziale (13 punti contro Raptors e Pistons, 15 contro gli Hawks) ma il discorso fatto per Brandon Ingram può tranquillamente essere fatto anche per il rookie dei Celtics. La quarta scelta Dragan Bender ha già terminato la propria stagione per infortunio mentre Kriss Dunn, quinta scelta tra i rookie NBA, vede pochissimo il campo (16.7 minuti sul parquet). Per un motivo o per l’altro, le prime cinque scelte del draft 2016 non possono essere prese in considerazione per il premio di “miglior rookie NBA della stagione”: una cosa mai successa prima che fa capire il livello delle matricole di quest’anno.

Rookie NBA: i casi Embiid, Saric e Ferrell

Tra i rookie NBA di quest’anno c’è anche Joel Embiid. Tutti conoscono la sua storia: il centro fu scelto al draft 2014 ma a causa di infortuni al piede dovette restare fermo per due anni. “The Process” ha debuttato quest’anno nella lega, mostrando un talento incredibile: 20.2 punti e 7.8 rimbalzi di media in soli 25.4 minuti. Con lui il campo la corsa al premio di miglior rookie sarebbe già terminata, il problema è che non si può assegnare un riconoscimento del genere a un giocatore che è rimasto in campo solo da ottobre a gennaio. Infatti il rookie NBA dei Sixers ha terminato la propria stagione a causa di un infortunio al menisco. Il favorito al premio di miglior matricola è diventato Dario Saric. Il croato fu scelto al draft 2014 con la posizione n.12 da Philadelphia e dopo anni in Eurolega ha debuttato nella National Basketball Association dove sta segnando 11.3 punti e catturando 6.2 rimbalzi di media. Infine parliamo dell’incredibile storia di Yogi Ferrell. Il play non fu chiamato da nessuna squadra al draft 2016 e la sua esperienza ai Brookyn Nets tra novembre e dicembre fu deludente. Il 23enne firmò a gennaio un contratto di 10 giorni con i Dallas Mavericks a causa degli infortuni di Devin Harris, Deron Williams e J.J. Barea. Da quel momento in poi Yogi non si è più fermato. Nel debutto con vittoria contro gli Spurs restò in campo 36 minuti con 9 punti e 7 assist. Nel match seguente contro i Cavaliers segnò 19 punti in 38 minuti per poi arrivare all’incredibile prestazione del 3 febbraio contro i Trailblazers: 32 punti con nove triple a bersaglio. Yogi ha così scalzato Deron Williams dal ruolo di play titolare e ha firmato un biennale con i Mavs. Il classe 1993 ha giocato talmente bene da essere premiato come miglior matricola del mese di febbraio per la Western Conference: ciò vuol dire che c’è anche lui nella corsa al premio di “miglior rookie NBA della stagione”.

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