Trust The Process, ora più che mai

Pubblicato il autore: Gianni Succu Segui

Sono ormai passati anni da quando, in piena crisi di risultati ed identità, i Philadelphia 76ers e il loro GM Sam Hinkie, hanno lanciato la campagna Trust the process.
Nella mente di Sam, una serie di scelte altissime ed oculate al draft avrebbero, sacrificando risultati e gioco per alcune stagioni, riportato i Sixers ai fasti di un tempo, con una squadra giovane e fortissima in grado di far partire una dinastia degna dei migliori Lakers di Kobe e Shaq.

Il processo è stato lungo e difficoltoso, ma soprattutto falcidiato da infortuni in serie. Da ultimo la prima scelta di quest’anno Markelle Fultz, che dopo aver giocato le prime gare con un’acuta infiammazione alla spalla (non riusciva nemmeno a tirare i liberi) è stato fermato a tempo indeterminato. Prima di lui anche Ben Simmons, prima scelta del 2016, che ha saltato a piè pari la prima stagione per un infortunio al piede che in molti hanno definito “stupido”, ma il culmine della sfortuna è stato senza ombra di dubbio la scelta numero 3 del draft 2014.

La scelta di Sam è caduta su un ragazzone camerunense di 213 cm con numeri fantastici nell’unico anno di college: Joel Embiid. Il problema è stato che, per vedere quei numeri fantastici, si è dovuto attendere parecchio.
Due anni di calvario dovuti ad una frattura dell’osso navicolare, che non gli ha permesso di esordire nel suo anno da rookie nel 2014 e nemmeno nel successivo 2015 per via di un ritardo nei tempi di guarigione. C’è stato più di un momento in cui la dirigenza dei Sixers, e il solito Sam Hinkie, ha pensato che la terza scelta del draft 2014 fosse andata sprecata, tanto da scegliere un altro centro come Jahlil Okafor nel successivo draft 2015 per cercare di proseguire il “Processo” senza Embiid.

Sul campo Okafor non rispettava le attese, mentre in infermeria e in palestra Joel era sicuro di poter rientrare e dimostrare a tutti quanto fosse dominante, in un’era in cui i centri come lui stanno lentamente scomparendo. A testimonianza di tale sicurezza, Embiid decise addirittura di prendere quel motto coniato da Hinkie su tutta la squadra di Phila e riversarselo addosso, diventando egli stesso “The Process“.

Joel Embiid - "The Process" dei 76ers

Joel Embiid – “The Process” dei 76ers

Finalmente, la stagione scorsa è arrivato il momento di “fidarsi del processo” sul campo. Senza Ben Simmons, che pur recuperato a gennaio, ha preferito non giocare la scorsa stagione e puntare al ROTY in questa, è arrivato finalmente l’esordio di Joel sui parquet dell’NBA. Coach Brown era conscio del fatto che Embiid non fosse ancora al 100% e il minutaggio del gigante di Yaoundè è stato molto limitato (intorno ai 25 minuti a gara); ma nonostante questo, il suo apporto alla rinascita dei 76ers, per la prima volta negli ultimi anni nella mischia della Eastern Conference e non cenerentola e ultima in classifica, gli è valso 3 premi di Rookie del mese.
La corsa a rookie dell’anno si è però interrotta con il problema al menisco che, a febbraio, lo ha privato dell’All-Star weekend e, per precauzione, del resto della stagione. Una stagione chiusa con 20 punti e 7 rimbalzi di media e tanta consapevolezza di poter dare un enorme contributo alla rinascita cestistica della città dell’amore fraterno.

L’anno di compimento del Process

Ad inizio di quest’anno infatti, il nuovo GM della squadra, Jerry Colangelo, ha offerto un rinnovo a cifre monstre al giocatore del Camerun, certificando come “The Process” fosse ben più che affidabile. A testimonianza di ciò, la stagione appena iniziata, che ha visto l’esordio di Simmons accanto ad Embiid, è stata la prima da ormai 6 anni in cui i 76ers sono riusciti a vantare un record positivo.
Phila, ad oggi, è quinta nella povera Eastern Conference, e mentre Simmons viaggia a quasi una tripla doppia di media in 35 minuti (18 punti, 9.8 rimbalzi e 8.2 assist), “The Process” sta gradualmente aumentando il suo minutaggio (28 mpg nelle prime 9 gare) con un apporto da doppia doppia di media. La coppia sta affinando l’intesa e il ritorno di Markelle Fultz dall’infortunio da stress alla spalla, potrà solo giovare a questo giovane e affamato gruppo di campioni, che ha messo i playoff come obiettivo della prima stagione da processo ultimato e, per certo, metterà l’anello in cima alle proprie fantasie nel giro di uno o due anni, com’era nei piani di chi ha ideato il Processo.

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