NBA, Thunder e Wizards tra le più grandi delusioni finora

Pubblicato il autore: Cesare Germogli Segui


Siamo al giro di boa della regular season e per alcuni è già tempo di verdetti, in questo caso negativi. Negli studi tv più caldi d’America quando si parla di NBA, Stephen A. Smith e Max Kellerman dicono la loro sui bocciati di di questa prima metà di stagione.
Si parla di delusioni, quindi quei team che per un motivo o per un altro non hanno rispettato le attese di inizio stagione.

Oklahoma City Thunder, alla ricerca dell’amalgama

Realisticamente e aldilà delle suggestioni estive, era difficile prevedere un avvio a razzo dei Thunder in questa stagione. L’arrivo di Paul George e Carmelo Anthony, ad affiancare l’MVP Russel Westbrook, ha ricambiato le carte in tavola a coach Donovan un anno dopo l’addio di Durant e Ibaka, scambiato per Sabonis e Oladipo (che quest’anno sta facendo sfracelli a Indianapolis).

A livello di singoli, lo starting five di OKC sulla carta fa paura, anche grazie ad un Steven Adams che per ora sembra essere in corsa per il premio di Most Improved Player. Ma qui non si parla di fantabasket, e la compresenza di tre stelle da sempre abituate ad essere i go-to-guy delle rispettive squadre (fattore indicato dallo stesso Paul George come condizionante) evidentemente da ancora problemi ad un team appena sopra il 50% di vittorie.

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Max Kellerman punta il dito in particolare contro Carmelo Anthony, la cui capacità di far collassare le difese avversarie su se stesso avrebbe dovuto aprire spazzi per tiri facili ai compagni, cosa finora non successa: “l’impressione è che mentre lui ha ottime statistiche, essendo un grande marcatore, non vada però a migliorare l’efficienza offensiva della squadra a causa del suo gioco in isolamento
Una critica questa, quella di non far andare in ritmo le altre stelle dei Thunder, che diversi analisti hanno per la verità rivolto nei confronti di Russel Westbrook, che continua anche quest’anno ad essere il maschio alpha per i suoi in campo.

I Thunder in realtà fanno molta fatica in difesa, e anche nelle serate in cui in Big Three girano che è un piacere, spesso il supporting cast non sembra all’altezza, in particolare chi entra dalla panchina. Lacune queste che potrebbero costare caro nei playoff contro sistemi offensivi iper-collaudati, Warriors e Rockets su tutti.

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Washington Wizards, forse troppo supponenti

Il vulcanico Stephen A. Smith invece, col solito tono da predicatore afroamericano, lancia la propria invettiva (forse esagerata) contro la squadra della capitale.
Tra i dati richiamati, il primo è il record della franchigia capitolina contro le squadre aventi meno del 50% di vittorie, attualmente 13-10.
Una squadra che quindi rende meglio con avversari più quotati, e per l’analista di ESPN questo è sintomo di una presunzione non giustificata dai risultati fin qui ottenuti nell’era Scott Brooks: “da un grande allenatore come lui mi aspetto grandi cose, non quello che ho visto finora

I fari sono chiaramente puntati sulla coppia formata da John Wall e Bradley Beal, che il primo ha a suo tempo definito come il miglior back-court dell’NBA. Aldilà dell’audacia di una dichiarazione simile, che già di per sè aumenta le aspettative, il rendimento del duo è stato ondivago.
Va anche detto che nel periodo di assenza di Wall, Bradley Beal ha letteralmente tirato la carretta per i Wizards, mostrando sprazzi di leadership e gran gioco che potrebbero valergli la convocazione al suo primo All Star Game.

Molto del futuro dei Wizards dipende dal rapporto tra le due star di casa, ma è proprio qui che Stephen A. Smith vede le principali crepe: “c’è qualcosa nella loro relazione che non va, è evidente“.
Vedremo se le cose miglioreranno nell’avvicinamento ai playoff. La delusione vera ci sarebbe se una squadra così giovane, giunta a gara 7 delle Conference semifinals e che a differenza dei Thunder ha cambiato pochissimo in estate, non ottenesse alcun miglioramento rispetto la scorsa stagione.

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