NBA, anche Kobe Bryant dice la sua su LeBron James: “Contano solo i titoli vinti.”

Pubblicato il autore: Mattia Dallaturca Segui

Dopo le dichiarazioni di qualche giorno fa di Kevin Durant relative alla questione su chi sia il migliore tra lui e LeBron James, Kobe Bryant non se ne sta a guardare e dice la sua riguardo la legacy (ossia il lascito di un giocatore, letteralmente la sua ‘eredità’, ciò per cui si viene ricordati dai posteri) del #23 dei Cavs, e lo fa in un’intervista per Bleacher Report.

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La leggenda dei Lakers inizia parlando del rapporto tra James e i suoi compagni di squadra con un tono ai limiti del provocatorio, dicendo: “Dite che LeBron ha fatto tutto il possibile in finale? Ma infatti secondo me non doveva fare di più, si è dato anche troppo: nel caso avrebbe dovuto fare di meno“. Parole che l’ex #24 gialloviola ha poi approfondito, riferendosi agli insegnamenti ricevuti da uno dei più grandi allenatori della storia NBA, Phil Jackson: “Phil me lo ripeteva in continuazione, quando pensava che stessi cercando di far troppo in campo. Io reagivo dicendogli che avrei voluto vedere i miei compagni farsi avanti maggiormente, ma lui affidava anche questo compito a me: “E’ una tua responsabilità spingere il gioco verso di loro”, mi diceva“.

Kobe ha raccontato anche di un aneddoto risalente alla sconfitta in finale contro Boston, nel 2008, in cui è coinvolto sua maestà Michael Jordan. L’ex stella dei Bulls cercò di incoraggiarlo: “Hai tutti gli strumenti necessari: devi solo capire il modo migliore di coinvolgere i tuoi compagni per far fare loro l’ultimo salto, e vincere il titolo”. Titolo che non tardò ad arrivare: l’anno successivo i Lakers si laurearono campioni battendo Orlando, e nel 2010 ottennero la vendetta sui Celtics.
Sempre nel 2010 il ‘Black Mamba’ era tornato a parlare dell’eccesso di talento su cui poteva contare Boston, considerato spropositato rispetto a quello dei suoi compagni di squadra. Fu proprio a causa di queste ‘lamentele’ che Jordan rincarò la dose: “Certo, e proprio perché è così sta a te trovare il modo di farcela comunque, perché alternative non ce ne sono“.
Parole che ben rispecchiano la situazione attuale del ‘Re’ a Cleveland, che Bryant analizza senza mezzi termini: “Hai i compagni che hai, e con loro devi trovare il modo di vincere. Le scuse non funzionano. Ha a che fare con il modo in cui costruisci la tua squadra, con l’intesa emotiva che stabilisce in spogliatoio. Come fai a motivarli? Essere leader non vuol dire rendere migliori i tuoi compagni passandogli la palla, non è assolutamente questo: essere leader ha a che vedere con l’influenza che hai nel fargli raggiungere il loro potenziale massimo. E a volte non è tutto rosa e fiori: qualcuno lo sfidi, qualcun altro lo affronti a muso duro, a qualcun altro ancora devi dare una pacca sulle spalle. La cosa difficile è trovare il giusto equilibrio“.

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Tuttavia LeBron non può essere accusato di egoismo o di poca fiducia nei suoi compagni, come dimostrano i 10 assist di media nelle quattro partite contro Golden State, senza contare, poi, tutti i vari tiri aperti, ma sbagliati, costruiti da James per i suoi compagni. Non può certo essere colpa sua se gente come Korver o Smith si sia dimenticata di come si tiri o se Clarckson abbia fatto più danni che altro.
Alla fine, però, la sola cosa che conta sono il numero di anelli vinti come dice anche Kobe al termine dell’intervista: “Fin da bambino tutto quello a cui pensavo era vincere. Mi importava solo quello. Era il modo in cui valutavo Jordan, Bird e Magic: per il numero di titoli che sono stati capaci di vincere. Oggi si tendono a valutare anche mille altri aspetti, che va bene, ma io vi sto dicendo quali siano i criteri validi per me. E se fossi LeBron, io farei di tutto per trovare il modo di vincere ancora. Non mi importa la narrativa che costruisci. Vuoi vincere il titolo, e devi trovare qualsiasi modo per farlo“.

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