Boxe killer: morto Davey Browne Jr dopo un match

Pubblicato il autore: Al Rey Segui

Boxe killer morto Davey Browne Jr dopo un match

La boxe è uno degli sport più pericolosi che ci siano e non è raro che un pugile muoia in seguito alle lesioni riportate durante un incontro. L’ultimo in ordine di tempo è Davey Browne Jr, ventottenne australiano che venerdì scorso ha combattuto il suo ultimo incontro con Carlo Magali per il titolo regionale dei pesi superpiuma Ibf. Poco prima della fine del 12º round è stato ammesso ko dallo sfidante filippino ed è stato portato subito al Liverpool Hospital di Sydney; inizialmente il pugile aveva ripreso conoscenza, ma poi è andato in coma cerebrale irreversibile. I parenti hanno deciso di staccare i macchinari che lo tenevano in vita ed è stata istituita una campagna di raccolta fondi per aiutare la famiglia del pugile, una moglie e due bambini piccoli. In seguito alla morte di Davey Browne l’associazione medica australiana ha dichiarato che non si può più continuare a praticare questo sport a causa della sua pericolosità.

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I pericoli della boxe

Dopo questa ennesima tragedia sul ring, si sono scatenate le polemiche che ci sono da sempre intorno al mondo della boxe: sono in molti coloro che la vorrebbero abolire perché un pugno può uccidere una persona, oppure portare gravi conseguenze cerebrali. Una delle più note è la Sindrome da demenza pugilistica, una patologia che colpisce il 20% dei pugili professionisti e che comporta gravi alterazioni della personalità, come scatti d’ira e deliri. Oltre ad essere pericolosa molti ritengono la boxe uno sport anacronistico che ha il solo scopo di fare del male all’avversario, tuttavia sono talmente tanti i miliardi che ruotano intorno agli incontri che sarà difficile che venga abolita.

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Troppi morti sul ring

Sono veramente tanti i pugili morti giovani durante un incontro di boxe e altrettanti quelli rimasti gravemente infortunati. Nonostante in più di un secolo abbia causato oltre 500 vittime, la boxe viene ancora chiamata la nobile arte ed ogni volta ci si stupisce per l’ennesima vita finita sul ring e si riaccendono le polemiche. Dopo la morte del coreano Kim Duk-koo nel 1982, le riprese degli incontri vennero ridotte da 15 a 12 e si intensificarono le visite mediche preventive. Paradossalmente il mondo dei dilettanti è molto più tutelato, basti pensare alle protezioni che si usano e che invece mancano nei match dei professionisti.
Nel 1978 è rimasta nella storia la morte di Angelo Jacopucci, trentenne di Tarquinia messo ko da Alan Minter sul ring di Bellaria. Al 12º round dell’incontro il pugile britannico cominciò a tempestargli il volto di pugni, ma nessuno pensò ad interrompere quel massacro, né l’arbitro, né i giudici di gara né i medici. Dopo essersi rialzato ed aver rassicurato tutti, Jacopucci andò a cena dove improvvisamente si sentì male e venne portato all’ospedale. Cadde in coma e dopo pochi giorni ne venne dichiarata la morte cerebrale.
In anni più recenti ha creato scalpore la morte del siciliano Stefano Dell’Aquila di soli 19 anni, deceduto nel 1995 dopo sei giorni di coma e i cui familiari hanno deciso di donare tutti gli organi. Nel 2011, dopo aver perso l’incontro dei pesi mediomassimi Wbc in Asia, è morto dopo tre giorni di ospedale il ventisettenne russo Roman Simakov, messo al tappeto dal connazionale Sergei Kovalev. Alla sesta ripresa è andato al tappeto, però si è rialzato ed è stato assalito da una scarica di violenti pugni alla testa da finire nuovamente a terra. L’incontro è stato sospeso per ko tecnico e Simakov trasportato d’urgenza all’ospedale di Ekaterinburg, dove è arrivato al pronto soccorso già in coma. Nonostante un’operazione al cervello per rimuovere l’ematoma, i medici non sono riusciti a salvarlo ed è deceduto dopo tre giorni. Nel 2014 è morto il 23enne messicano Oscar Gonzalez dopo essere stato messo al tappeto in un incontro a città del Messico e, nonostante la lista sia ancora molto lunga, la boxe non conosce crisi.

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