Legge stadi, Lega Serie A: no spese sicurezza a carico dei club

Pubblicato il autore: Paola Toscani Segui

Legge stadiNon ci stanno i club a farsi carico delle spese per gli straordinari delle forze dell’ordine. La norma, nel mirino dei club di Serie A, è contenuta nella legge per la sicurezza negli stadi all’esame della Camera. Il provvedimento è stato varato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano dopo i disordini dello scorso 3 maggio durante la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina all’Olimpico di Roma. Il decreto prevede pene più severe per il Daspo: il divieto di partecipazione alle manifestazioni sportive può variare da uno a cinque anni potrà essere disposto dal questore per i “reati da stadio”, ma anche per i delitti contro l’ordine pubblico e per delitti legati a comportamenti violenti.

Anche la condotta violenta di un gruppo e quella commessa fuori dai confini nazionali sarà punita con il Daspo. Una volta individuato il capo del gruppo, a lui sarà comminato un Daspo della durata minima di tre anni, mentre in caso di recidiva si passerà da cinque a otto anni. Importante anche la novità di dotare le forze dell’ordine, in via sperimentale, del dissuasore elettrico. Insomma, per la Lega di Serie A, farsi carico degli straordinari delle forze dell’ordine, non è un’ipotesi ammissibile. Per questo i club chiedono al Senato di sopprimere “l’intero testo degli articoli 3-ter e 3-quater” del decreto legge sugli stadi che ha finora ottenuto l’ok della Camera. Gli articoli in questione dispongono la condivisione delle spese per gli extra in caso di prevenzione, controllo e contrasto degli episodi di violenza.

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La posizione è emersa al termine di un’assemblea straordinaria della Lega A, in cui i club hanno chiesto “senza indugio che, nella seconda lettura del disegno di legge prevista in Senato a partire da dopodomani, martedì 14 ottobre, l’intero testo degli articoli 3-ter e 3-quater sia definitivamente soppresso, in quanto prefigurante l’introduzione di una vera e propria tassa posta soggettivamente a carico delle sole società sportive organizzatrici degli eventi per la fornitura di un servizio pubblico (il mantenimento della sicurezza e dell’ordine pubblico in occasione di eventi e manifestazioni) non opzionale ma previsto per legge nell’interesse dell’intera collettività e, come tale, in palese contrasto col principio di uguaglianza e l’obbligo generale di contribuzione alla spesa pubblica sanciti dagli articoli 3 e 53 della Costituzione della Repubblica Italiana”.

Insomma, secondo le società, “il sistema del calcio italiano contribuisce già alla fiscalità generale”. In particolare per gli eventi organizzati dalla Lega. Dati alla mano, nell’anno d’imposta 2011 il contributo è stato pari a 1 miliardo e 34 milioni di euro di imposte dirette e indirette, 741 dei quali attribuibili ai soli club di Serie A, ribadiscono i club. A sostegno dell’inopportunità di caricare le società dei costi, riportano l’esperienza maturata oltreconfine dove, anche nelle aree esterne agli stadi di proprietà delle società sportive, gli extracosti per le attività delle forze dell’ordine sono posti a carico della collettività in generale.

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La lunga saga del provvedimento è destinata ad arricchirsi di un altro tormentato capitolo.

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