Il CT Conte si ricordi che è stato allenatore di club

Pubblicato il autore: Daniele Di Geronimo Segui

 

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                Antonio Conte CT                  “Prima ero allenatore di club e vedevo solo le mie cose, ora la prospettiva è diversa” Così Antonio Conte, CT della Nazionale Italiana, al termine dell’amichevole vinta contro l’Albania. “La nazionale è vista solo come un fastidio, se poi viene dopo tutto allora mettiamoci la mano sulla coscienza”. Eppure quando si trattava di difendere gli interessi del club che allenava fino allo scorso anno (la Juventus) i suoi interessi erano altri e dal CT di allora (Prandelli) pretendeva un trattamento adeguato, visto anche l’alto numero di giocatori che la Juventus fornisce alla Nazionale italiana. Allora Conte aveva un occhio di riguardo per gli impegni di campionato e per quelli di Europa League. Oggi pare abbia dimenticato quelle esigenze particolari. Eppure di tempo non ne è trascorso molto. Sarebbe opportuno che Conte si ricordasse che è stato un allenatore di club.
                  Che la Nazionale sia più un fastidio che altro non è certo un problema che scopre oggi Antonio Conte. Gli interessi economici che girano intorno ai club sono maggiori; di conseguenza maggiore è l’impegno che i giocatori stessi mettono nelle competizioni con i propri club piuttosto che con le rispettive nazionali. Almeno per quanto riguarda noi italiani. Ci ricordiamo dell’esistenza della Nazionale solo quando si arriva alle fasi finali degli europei e, meglio, dei mondiali. Per il resto chiunque interroghi ti risponde che non è interessato alle partite dell’Italia, salvo poi gioire per la qualificazione al turno successivo.
                  Ma anche questo è l’Italia, nazione di comuni e fazioni rionali prima ancora che stato unitario. Così il calcio, specchio del Paese. Ci si lega di più alle sorti della propria squadra che a quelle della Nazionale. Di essa ci si preoccupa quando vince o quando serve criticarla, mai quando deve essere supportata ed eventualmente riformata.
                  Il problema c’è e non è di univoca soluzione. Le istituzioni, ovviamente, si preoccupano di ciò che economicamente vale e di ciò che vale subito. Non hanno la pazienza di aspettare una riforma e una rivoluzione culturale. Per cui o si riesce a fare della Nazionale un interesse economico tale da suscitare gli interessi di chi gestisce il calcio oppure Conte dovrà aspettare il 10 giugno 2016 per vedere aumentare vertiginosamente l’interesse verso la sua nazionale. In quella data, infatti, vedrà l’inizio la fase finale degli Europei che si svolgeranno in Francia.

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