Italia-Croazia: arresti dopo la partita per disordini

Pubblicato il autore: Paola Toscani Segui

 

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Triste epilogo per la partita Italia-Croazia: diciassette persone sono state arrestate dalle forze dell’ordine in seguito ai disordini scoppiati dopo la partita che si è disputata ieri a San Siro. Dopo la partita, infatti, i tifosi croati sono stati tristemente protagonisti di lanci di oggetti nei confronti delle forze dell’ordine fuori dallo stadio e alcuni di loro sono stati bloccati dalla polizia. I tifosi sono stati individuati e arrestati e nei loro confronti sono in esame provvedimenti da parte delle forze dell’ordine.
E sugli scontri e i disordini è intervenuto anche il ct della nazionale, Antonio Conte, che fa il bilancio della partita: “Cerchiamo di sfruttare quel che abbiamo: non è tantissimo, ma lo usiamo al meglio”, è la sua ammissione. “È stata una partita tosta: lo sapevamo che affrontavamo una squadra forte, già formata, con giocatori di talento e tante presenze in nazionale. Sono contento della risposta dei ragazzi, in un momento non semplice oggettivamente”. “Non dimentichiamo che abbiamo una coppia di attaccanti, Zaza e Immobile, con poca esperienza internazionale: fino a due stagioni fa giocavano in serie B”, la cruda analisi di Conte. Con altrettanta franchezza, racconta sui disordini di aver “avuto davvero paura che la partita non continuasse, per il lancio di petardi degli ultrà croati: l’arbitro era determinato, se non l’avessero fatta finita lì non rientravamo in campo”. Invece, quei 10 minuti nello spogliatoio sono addirittura serviti, racconta Conte, a riordinare le idee nel momento in cui il possesso palla della Croazia sembrava insormontabile. A complicare la situazione dopo diversi infortuni, spiega il ct azzurro, ci si era messo anche lo stop fisico di Pasqual (contrattura agli adduttori, la prima diagnosi da approfondire): “Abbiamo provato dopo il cambio a mantenere l’assetto, ma poi abbiamo cambiato in un 4-4-2, e alle fine con l’ingresso di El Shaarawy in un 4-3-3: ci sono mancati certi punti di riferimento ma la pausa per i petardi – ammette con sincerità – ci ha permesso di capire qualcosa”.

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