Serie D: la Unicusano uccide il calcio a Fondi. A quando delle regole chiare?

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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Storie spezzate, nomi cambiati, tradizioni uccise e storie di calcio gettate nella discarica per interessi economici. Spesso fini al nulla. Non a una vittoria, a un trofeo o a una promozione. Ma solo al proprio narcisismo ed alla voglia di vedere il proprio nome, o quello della propria azienda, impresso davanti all’antica denominazione di questa piuttosto che di quell’altra squadra. Potremmo usare questa breve sinossi per fotografare a pieno una situazione che negli ultimi anni si va sempre più spesso creando. Parliamo di padri-padroni che comprano squadre per poi modificargli nome e spesso anche stemmi e colori. Se nel basket la denominazione è sempre stata preceduta dallo sponsor, nel calcio, da sempre fortino delle proprie tradizioni, ciò rappresenta un atto grave. Un qualcosa che spesso si tramuta in un vero e proprio affronto verso i tifosi, i quali inscenano proteste e diserzioni. All’estero sicuramente uno dei casi più famosi è quello dell’Austria Salisburgo, acquisita dalla Red Bull e trasformata, per l’appunto, in Red Bull Salisburgo. Senza ritegno, senza il minimo rispetto per una delle società più antiche del paese. Fortunatamente la passione popolare è riuscita laddove questi signorotti falliscono: ricostruire un fronte comune per dar vita a una nuova Austria Salisburgo. Inutile dire che con i colori e il nome tradizionale è la compagine più seguita della città nonostante sia ripartita dai bassifondi calcistici nazionale per approdare, attualmente, in Regionaliga (terza divisione).

Seppur in Italia non ci siano casi eclatanti di squadre militanti in Serie A trasformate a modo e piacimento di industrie, imprenditori e marche, esistono molti casi simili nelle serie inferiori. Negli anni 2000 fu, ad esempio, la Lodigiani, terza squadra di Roma, a farne le spesse. Il sodalizio capitolino fondato nel 1972 divenne di proprietà del Gruppo Cisco, un’impresa molto forte in quegli anni a Roma, foraggiata dalla giunta Veltroni, che aveva iniziato a fare calcio acquisendo una piccola squadra di quartiere, il Collatino, portandola in Serie D. In breve tempo la Lodigiani divenne prima Cisco Lodigiani, poi Cisco Roma e infine, sotto la proprietà Ciaccia, Atletico Roma. Squadra che disputerà gli spareggi per la Serie B venendo sconfitta dalla Juve Stabia e che l’anno successivo scomparirà definitivamente inghiottita dalle inadempienze finanziarie. Scenari che fin quando è esistita la Lodigiani, grazie a un’oculata gestione societaria, erano pressoché impensabili. Il nucleo più acceso dei tifosi biancorossi, non numerosi ma fedeli (presenti al Flaminio come in Sicilia), contestò sin dal primo minuto finendo con l’abbandonare i gradoni.

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Il Lazio e la Campania sono forse le regioni più colpite da questo genere di iatture calcistiche. Si va dalla Neapolis di Moxedano al Città di Marino divenuto MarinoMole per permettere al Santa Maria delle Mole di disputare la Serie D. Passando poi per il Pisoniano, trasformato in Empolitana Giovenzano prima e Audacesanvito Empolitana poi. E troppi esempi potremmo fare. Ma andando al sodo, per non annoiare il lettore, tastiamo con mano l’ultimo caso che fa rima con scempio, quello del Fondi Calcio 1922. Storica società del basso Lazio che fino a 3 anni fa militava nella vecchia Lega Pro Seconda Divisione che da qualche tempo ha mutato il suo nome in Unicusano Fondi. Andiamo nello specifico. La celebre università telematica è già da qualche anno alla ricerca di un sodalizio da acquistare e usare come traino pubblicitario. L’amministratore delegato Bandecchi tenta dapprima la strada del Grosseto, appena sceso dalla Serie B e in serie difficoltà societarie a causa dell’abbandono da parte della famiglia Camilli, senza successo per poi virare sul Livorno. Nella città labronica incontra, se possibile, difficoltà ancora più enormi a causa del suo passato di esponente nel Movimento Sociale Italiano e candidato per Forza Italia, oltre che creatore di una lista civica a Roma, il MUI, che appoggia Alemanno e candida tra gli altri Ranucci (attuale presidente dell’Unicusano Fondi). L’ultima carta che rimane da giocare è quella di Fondi, società alla quale l’Unicusano è stata già vicina ai tempi della Lega Pro in veste di sponsor. Ad aprire le porte a Ranucci è il senatore di Forza Italia, nativo di Fondi, Claudio Fazzone motivando la sua ascesa con il momento economicamente critico della società Fondi Calcio, anche se questo appare alquanto ambiguo visto che la vecchia società aveva regolarmente pagato tutti gli stipendi dando a questa motivazione un contorno più utile per incensare l’opera dell’Unicusano che di reale soccorso al calcio fondano. Insomma, volendo riprendere la storia della Lodigiani. Cambiano gli scenari, i protagonisti ma non la trama.

Una campagna mediatica mirata per esaltare un presunto salto di qualità che ai fatti tarda ad arrivare. Con Sandro Pochesci allenatore infatti, la squadra occupa attualmente la tredicesima posizione, in piena lotta per non retrocedere. La nuova società ha mandato via ben quindici elementi con l’obiettivo di allestire una corazzata. Obiettivo che tuttavia si sta dimostrando più difficile del previsto a causa dei rifiuti di molte “star” del mercato, come Galluzzo, Molinari, La Cava e Vitale e a una concorrenza notevole in un girone più che competitivo. Insomma, per ora il cambio di guardia al timone dell’FC Fondi si sta dimostrando più che un flop, se si fa eccezione per una campagna mediatica fortemente drogata (basti pensare alle inserzioni quotidiane sul Corriere dello Sport dove la Unicusano Fondi viene quotidianamente definita “la squadra della ricerca”). L’unico risultato ottenuto al momento è la dura presa di posizione degli Old Fans Fondi, la frangia più fedele del tifo rossoblu,che, dopo aver contestato Ranucci ad Anzio e Aprilia e in casa contro l’Isola Liri senza ricevere risposta alcuna, ha sospeso qualsiasi attività al seguito della squadra. Fatto molto grave e poco lungimirante in una realtà che già di suo è parecchio fredda nei confronti del calcio. Chiaramente oltre all’etica sbagliata con cui l’Unicusano si è avvicinata al mondo del calcio (quando si parte con l’idea di eliminare le tradizioni di una società che vanta quasi cento anni di storia non si può che partire col piede sbagliato) grandi colpe risiedono anche nella vecchia dirigenza fondana che se non ha avallato il succedersi degli eventi, è quanto meno rimasta impassibili di fronte a tutto ciò.

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Viene da chiedersi come una Federazione che si definisce “seria e al servizio del calcio” possa permettere tutto ciò senza batter ciglio. Occorrerebbero regolamenti senz’altro più chiari, ma soprattutto più ferrei e non in grado di piegarsi alla volontà del primo politico o presidente universitario che passa. Il danaro fa il calcio, lo abbiamo capito. Ma a tutto ci deve essere un limite. A un Paese che si riempie spesso la bocca con l’Inghilterra, ricordo che il calcio di Sua Maestà dopo episodi simili a questi (su tutti  quello del Wimbledon, trasformato in Milton Keynes) ha cercato di arginare l’espandersi di situazioni bizzarre, che non mancano ovvio, ma non sono certo facilitate da regolamenti inesistenti come nel nostro caso. Poi il giorno che si capirà la semplice esigenza del tifoso, cioè quella di vivere la propria squadra, con il proprio nome e i propri colori, sarà forse troppo tardi. Il tempo è galantuomo, ma non è infinito.

 

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