A volte ritornano: la storia dei bomber che rientrano nei club dove sono esplosi

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

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A volte ritornano. Sembra diventata un’usanza recente quella di grandi ritorni di bomber nelle squadre dove sono esplosi. Invece un precedente illustre si ha addirittura poco dopo il secondo conflitto mondiale. Il grande bomber nerazzurro Giuseppe Meazza (1910-1979), che giocò nell’Ambrosiana-Inter dal 1928 al 1940 con il considerevole bottino di 228 reti in 315 incontri, tornò nel 1946 per salvare la propria squadra dal baratro della serie B: segnò solo due reti, ma l’impresa riuscì. Negli anni a venire vennero i bomber che rimanevano nella propria squadra per quasi  tutta la carriera, andando magari a chiuderla nelle serie inferiori. Un’eccezione la rappresentarono negli anni ’80 grandi attaccanti come Roberto Pruzzo e Paolino Pulici i quali, una volta lasciate rispettivamente la Roma ed il Torino, spararono le ultime cartucce a Firenze (Pulici ebbe una parentesi anche ad Udine). Negli anni ’90 il Milan prestò Stefano Borgonovo (in seguito ricordato per la sua lotta contro la Sla) alla Fiorentina dove esplose al fianco di un signore chiamato Roberto Baggio. Dopo la stagione 89-90, corredata da più ombre che luci (si ricorda soprattutto il pallonetto ad Aumann nella semifinale di ritorno a Monaco di Baviera ), la società decise di metterlo sul mercato: fu ripreso dai viola senza però incidere: dopo due stagioni con solo 4 reti in campionato, venne venduto a Pescara: la sua parabola discendente era già purtroppo cominciata, prima dell’inesorabile arrivo della malattia. Guardando ad anni più recenti, si ricorda quello celebre di Andriy Shevchenko: approdato al Milan scudettato nel 1999, vi rimase fino al 2006 segnando la bellezza di 127 reti in 208 gare, vincendo uno scudetto, una Champions ( al Milan mancava dal 1994) e una Coppa Italia. Poi arrivò la separazione, la scelta del Chelsea per ” far imparare l’inglese ai figli “, fino al clamoroso ritorno nel 2008: un ritorno però molto deludente, con sole due reti tra Coppa Italia e Coppa Uefa. E’ datato 2012 invece, il ritorno di Luca Toni con la maglia della Fiorentina: il giocatore modenese vi arrivò nel 2005, arrivando a segnare la bellezza di 47 reti in due stagioni prima di approdare in Baviera e successivamente vestire le maglie di Roma, Genoa, Juventus e Al Nasr. Lo scetticismo era palpabile, ma Toni rispose coi fatti, dandosi da fare come e più di tanti giovani. segnò 8 reti in 27 gare, una più bella dell’altra. Il 30 giugno, non vedendo garanzie per giocare, decise di accasarsi all’Hellas, dove finirà presumibilmente la carriera. E’ tinto di viola un altro ritorno: quello di Gilardino, che nel gennaio 2015 tornò a vestire la maglia della Fiorentina dopo tre anni tra Genoa, Bologna, ancora Genoa e Guangzhou. Immobile è l’ultimo ritorno, quello che forse nessun tifoso granata si sarebbe mai aspettato: la sua cessione, dopo la strepitosa stagione 2013-2014, corredata da 22 reti in 33 gare, era praticamente sicura e causò molti rimpianti. Ora, dopo due grigie stagioni all’estero, è pronto a giocarsi la sua nuova chance: non avrà il numero 9 sulle spalle ma il 10: ma c’è la certezza che darà battaglia. Il popolo granata lo ha accolto come un salvatore della patria: e già domani pomeriggio sarà all’opera contro il Frosinone: per ricominciare a far sognare.

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