Lazio, scudetto 1915 e la vera storia del calcio a Roma. Intervista esclusiva a Maurizio Martucci

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo

lazio


Maurizio Martucci
è uno scrittore e giornalista romano. Attualmente, tra gli altri, collabora con “Il Fatto Quotidiano“, oltre ad essere un componente della Società Italiana di Storia dello Sport ed ideatore e già Direttore della Biblioteca del Calcio e del Festival Nazionale della Cultura del Calcio. Ha scritto numerosi libri e saggi di inchiesta in merito a molti avvenimenti legati alla storia di questo sport. Tra questi possiamo ricordare, ad esempio, il libro sulla tragica uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, a causa di un proiettile sparato dell’agente di polizia Luigi Spaccarotella, e intitolato “11 novembre 2007, l’uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica”, oppure il libro “Cuori Tifosi. Quando il calcio uccide, i morti dimenticati degli stadi italiani“. In questo mese è in uscita la sua ultima fatica, che affronta, senza remore e senza alcun tipo di timore reverenziale, la storia del calcio capitolino, svelando numerosi retroscena rimasti per troppo tempo occultati. Ho quindi deciso di intervistarlo in merito a questa sua nuova opera e sulla questione, di cui tanto si parla in queste ultime settimane, legata alla probabile assegnazione alla Lazio dello scudetto del 1915 ad ex aequo con il Genoa.

Ciao Maurizio. Cominciamo innanzitutto dal tuo nuovo libro, in uscita a breve e disponibile, al momento, solo su prenotazione in quanto realizzato in edizione limitata. Il titolo è “Roma Sparita Football Club. La storia sconosciuta del calcio capitolino” edito dalla “Urbone Publishing“. Ce ne vuoi parlare?

Ti rispondo senza giri di parole: si tratta della più approfondita ed esaustiva ricerca storica sul calcio romano mai condotta prima d’ora, dalla fine dell’800 ad oggi,  fino ai giorni nostri. Dall’Association Ginnastica al Racing Roma. Circa 125 anni di storia raccontati di fila, citando squadra per squadra. Un lavoro iniziato 6 anni fa e scritto senza pregiudizi di fazione, di schieramento per una o l’altra formazione: è semplicemente un’indagine storica condotta col bisturi tagliente dello storico. Cito fonti, fatti, ricostruzioni, offrendo al lettore chiavi interpretative verosimili per chiarire i lati oscuri del calcio romano.

roma-sparita-football-club
Verità scomode sulla fondazione e sulla storia delle principali squadre di Roma. I tifosi capitolini devono preoccuparsi?

Anzi, dovrebbero rallegrarsi! Perché finalmente, dopo decenni di leggende metropolitane e falsi miti ripetuti in versioni prive di riscontri e attendibilità storiografiche, ora avranno la possibilità di leggere la verità sulle loro squadre e sullo sport più popolare e amato nella Capitale. Com’è nato il calcio, com’è evoluto, com’è cambiato in oltre un secolo di attività. Non a caso, vicino la copertina del libro, in questi giorni sta girando l’immagine della Bocca della Verità.

Puoi farci alcuni esempi?

Mi limito ai più eclatanti: i tifosi laziali sono certi di essere nati coi colori biancocelesti e che l’adozione dell’aquila provenga da un richiamo simbolico all’antica legione di Roma. E che la Lazio sia stata la prima compagine a praticare football all’ombra del Colosseo già nel 1900. E che il nome ‘Lazio’ sia stato scelto perché richiamasse qualcosa di più grande di Roma. Niente di più falso!

Davvero?

Certo! Così come nessuno, prima d’ora, aveva prima mai indagato e poi spiegato i veri motivi che portarono alla fusione romanocentrica a cui nel 1927 seguirono i natali giallorossi. Per capire com’è nata l’AS Roma sono andato a spulciare tra gli equilibri delle varie anime del Regime fascista, sia tra le massime figure dell’Urbe che a livello nazionale, da Turati in giù, fino a Vaccaro e Foschi, tanto per capirci, passando dai fautori della nazionalizzazione del calcio a quelli della cosiddetta Carta di Viareggio e ne sono uscite fuori della belle! Solo così si può rileggere storicamente la genesi romanista. Non come è stato fatto sinora, tramite i passaparola e ritagli di giornale.

Cioè?

Limitandosi al discorso di creare la Roma, intesa come squadra di Roma. I motivi furono altri, entrarono in ballo questioni politiche locali che si legarono ad obiettivi nazionali. Quindi, come vedi, già solo da queste anticipazioni si capisce come sia per i tifosi laziali che per i romanisti con questo libro è giunta l’ora di conoscere verità sottaciute chissà perché……

Infatti dopo quasi 90 anni, ci sono ancora molti buchi neri intorno alla storia della fusione della Roma.

E’ questo il punto: vuoi per la mancanza di un atto notorio costitutivo capace di a mettere la parola fine sulla polemica legata all’effettiva data di fondazione, vuoi perché sinora ci si era basati solo su ricostruzioni orali di testimoni che a distanza di molti anni provavano a ricordare accadimenti lontani nel tempo, con tutte le inevitabili incongruenze del caso, vuoi perché nessuno finora aveva mai osato intrufolarsi davvero nel di dentro delle stanze del Regime fascista, magari per un pregiudizio ideologico che, in realtà, uno storico non può nutrire. Insomma, per questi e altrimotivi intorno alla prima pietra della Roma da sempre aleggiavano misteri e c’era il bisogno di capire cosa effettivamente accadde nel biennio 1926-27: tutte queste zone grigie per la prima volta sono state spazzate via, ho cercato di fornire alla storiografia e alla tifoseria romanista una chiave di lettura inedita, ma al contempo attendibile, sui personaggi che animarono la reductio ad unum nella Capitale. Mostrando le carte di Prefettura e Governo, documenti di assoluto valore storico. Ma non voglio spingermi oltre, il libro sarà certamente più esaustivo. Leggetelo…

Cambiamo discorso. Ultimamente, a seguito anche dell’annuncio dell’uscita del tuo prossimo libro, ti hanno più volte interpellato in merito alla questione legata all’assegnazione alla Lazio dello scudetto del 1915 ad ex aequo con il Genoa. Qualcuno sostiene che un’assegnazione del genere sia del tutto illegittima, e che anzi lo scudetto dovrebbe essere revocato anche alla squadra rossoblu. I tifosi laziali attendono invece il parere della commissione appositamente nominata dalla FIGC, che dovrebbe esprimersi quanto prima. Puoi chiarirci un po’ le idee?

Mi sono già espresso sul tema: per quel campionato doveva restare il titolo vacante e la FIGC, che sbagliò a darlo postumo e a tavolino al Genoa, avrebbe dovuto revocarlo già da un pezzo. Per una serie di motivi che spigo in modo dettagliato nel libro.

Certo, ma come si è arrivati a questa commissione della FIGC? Chi si è reso promotore di questa sorta di “revisionismo storico-sportivo”?

Merito di privati, cioè non della società Lazio, che ufficialmente si è tenuta fuori dalla vicenda. Il grosso l’ha gestito l’avvocato civilista Gian Luca Mignogna, piccolo azionista del club quotato in borsa, col sostegno di una consulta e della polisportiva biancoceleste. Poi, col contributo di validi ricercatori, è stata tirata fuori l’illogicità di quell’assegnazione arbitraria dell’unico campionato iniziato e mai finito nella storia del calcio italiano.

lazio
Qualcuno sostiene che lo scudetto del 1915 verrà assegnato alla Lazio grazie soprattutto ai rapporti che intercorrono tra Tavecchio e Lotito. Quanto c’è di vero in questa affermazione?

Fino a prova contraria, il titolo non è ancora stato assegnato ex equo. Quando lo sarà, ogni sospetto sarà legittimo: comunque nel libro denuncio anch’io lo strano binomio Lotito-Tavecchio, partendo dalle polemiche sull’operazione sotto banco che sarebbe stata condotta nel 2014 per l’elezione del successore di Abete. Cioè il conflitto d’interessi esistente tra il presidente laziale e quello federale. Ma la questione però è un’altra.

Ovvero?

I clamorosi conflitti d’interessi tra il Genoa degli anni ’15-’21 e la Federcalcio di quei tempi. Quelli si che fanno impallidire, altro che: stesse persone che ricoprono più ruoli. Stesse persone che litigano e poi fanno pace con lo scudetto che esce come il coniglio dal cilindro. Sono stato io a scoprirli, a portare alla luce queste anomalie all’italiana e nel libro descrivo in modo preciso tutti gli strani legami tra i vertici federali e la società ligure, che ricevette in dono quel titolo vacante da alcuni anni, stranamente fortemente voluto!

In un tuo recente articolo pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” hai anche parlato di alcuni “scandali e privilegi” di quel Genoa campione del 1915. Puoi spiegarci di cosa si tratta?

Ecco il punto: nessuno aveva mai prestato particolari attenzioni ad un’evidente sovrapposizione di date. Secondo la storiografia genoana il titolo del 1915 viene assegnato dalla FIGC solo nel 1921, finita la Prima Guerra Mondiale. Ebbene in quel momento la FIGC era divisa al suo interno: i ribelli si staccarono formando la Confederazione Calcistica (CCI) e, anche su volere del CONI, quando le parti si riappacificarono facendo rientrare l’emorragia dei club transfughi, la FIGC assegnò il campionato 1915 al Genoa. Vuoi sapere quando?

Quando?

Nel 1921. Quando alla guida degli scissionisti c’era il difensore, nonché l’ex presidente, ex giocatore e socio del Genoa dei protopionieri. Troppe anomalie, troppe sovrapposizioni di uomini e date: secondo me quello scudetto diventò qualcosa di simile ad una merce di scambio, una concessione generosa offerta ai ribelli per pacificare gli animi in FIGC. Ecco, questa è la pista del grande inganno della storia del Campionato della Grande Guerra a cui nessuno aveva mai fatto prima attenzione!

Sempre su “Il Fatto Quotidiano”, nelle scorse settimane, Simone Meloni e Mattia Zucchiatti hanno sottolineato che, in base alle informazioni da loro raccolte, anche il Napoli avrebbe la facoltà di richiedere l’assegnazione di quello scudetto. E’ corretta questa interpretazione storica secondo te?

In linea teorica e astratta direi di si… Campionato diviso in tre gironi (Nord, Centro, Sud), ma solo sulla carta, se si vuol mettere il Girone Meridionale (in pratica una sola gara valida, senza ritorno quindi senza vincitrice ufficiale per la sospensione bellica) al pari di quello dell’Italia Centrale (questo si, vinto dalla Lazio). Ma il discorso della rivendicazione sudista reggerebbe solo in un’ottica di recriminazione indiretta, cioè per arrivare alla revoca del titolo del Genoa, assolutamente iniquo e arbitrario, senza basi del diritto sportivo. Se invece il ragionamento deve seguire la strada della delegittimazione laziale, allora le cose cambiano. Non sta in piedi per motivi molto semplici: l’attuale Napoli è figlio di una serie impressionate di fusioni, fallimenti e rinascite. Nonostante il titolo sportivo, giuridicamente è nato dal 2004, poi persino ha ricambiato nome. Allora: il Napoli di De Laurentis o i suoi tifosi dovrebbero protestare a nome di chi? Dell’Internazionale di Napoli, sparita? Confluito nell’Internaples e poi nell’AC Napoli 1926, fallito? Oppure del Naples, anch’esso sparito? Confluito nell’AC Napoli 1926, fallito? Capisci, ci troveremmo dentro un rompicapo, un labirinto privo di fondamenti giuridico-sportivi. E’ come dire che io, come cittadino romano, rivendico la legittimità della proprietà del Colosseo perché i miei avi l’avevano costruito come antico stadio romano un bel po’ di tempo fa. E poi mi presento in tribunale coi certificati araldici che arrivano fino all’età dei Flavi. Meglio lasciar perdere, tanto che da Napoli nessuno ha mai richiesto nulla. E’ aria fritta!

Ma se venisse dato ex equo alla Lazio 101 anni dopo, non credi si rischierebbe di dare il via ad una serie di ulteriori richieste per episodi più o meno simili? Penso ad esempio ai tifosi dell’Udinese che hanno recentemente lanciato una petizione online per chiedere l’assegnazione dello scudetto del 1896.

No, andiamo piano, non confondiamo le cose: l’Udinese, che oltretutto portò il calcio a Roma col Rovigo nel 1895 e di questo scrivo ampiamente nel libro ricordando quella gara giocata al Velodromo davanti al Re e alla Regina, con 20.000 romani sugli spalti, ebbene quell’Udinese giocava nel torneo della Federazione Ginnastica, non in quella del football dell’attuale FIGC. Quindi, in caso estremo, se volessero avanzare richieste, i friulani dovrebbero farsi sentire in casa della Federginnastica. Ma che senso avrebbe? Certamente, va invece dato merito agli udinesi di aver praticato tra i primi il protocalcio ginnastico, quello di frontiera austro-ungarico, ed essere ancora oggi una delle pochissime società ad essere ancora sul campo: un’invidiabile linea di continuità che pochi club possono vantare.

Nel tuo libro è chiaro che la questione scudetto del 1915 venga ampiamente e compiutamente trattata. Ci sono altre storie del genere nel passato delle squadre della capitale?

C’è tutto un sommerso dimenticato, i tre scudetti mancati, persi in finale, dalla Fortitudo e dall’Alba negli anni ’20, quando il pluralismo romano assomigliava a quello londinese. Poi c’è il boom della MATER di Fulvio Bernardini durante il periodo della seconda guerra mondiale: giocò in Serie B all’Olimpico e in Coppa Italia sfidò addirittura la Juventus a Torino. Poi, negli anni ’60, ho scoperto la storia di una memorabile amichevole tra il Manchester United e la Tevere Roma: i reds vennero a giocare al Campo delle Tre Fontane. Ti immagini oggi una cosa del genere? E poi papà e zio di Agostino Di Bartolomei, che giocavano nello storico Sparta, nome mitico di una meteora del calcio romano. Sembrano cose di un’altra epoca, di due ere geologiche fa. Invece questa è storia, queste sono le pagine ricche del mio ultimo libro. Tutte cose che non si sanno, che andrebbero insegnate nelle scuole e all’università, come formazione propedeutica ad una sana cultura del calcio.

Io sono tra quelli che ha già prenotato il tuo libro, contattando direttamente la casa editrice. Ci sono indiscrezioni sul giorno effettivo di uscita?

Si stanno perfezionando gli ultimi dettagli. Le richieste sono già numerose: è evidente che sta nascendo curiosità intorno ai temi che affronto. Chiedo ai miei lettori di aspettare ancora qualche settimana. Per Settembre il libro sarà in libreria. Manca poco e ne leggerete delle belle, ma fammi dire un’ultima cosa…

Quale?

In molti si stanno chiedendo il perché dei colori giallo e rosso in copertina, pensando che la cosa possa far sembrare il libro ad esclusiva trazione romanista, escludendo tutto il resto del mondo. Niente di più sbagliato. Il libro è un’indagine storiografica vera e porta in copertina i colori della municipalità, ovvero quelli che dalla fine dell’800 ad oggi rappresentano l’amministrazione romana. Dove ci hanno vissuto o vivono insieme Lazio, Roma, Lodigiani, Almas, OMI, la Chinotto Neri del casilino Albatrastevere e tutte quelle realtà che hanno praticato e praticano calcio in città. E poi ha ricevuto diversi riconoscimenti, con patrocini molti significativi: tra i tanti, Fondazione Gabriele Sandri, Società Italiana di Studi dello Sport, Fondazione Roma Solidale e Associazione Alessandro Bini.

Ancora complimenti Maurizio e grazie per questa piacevolissima chicchierata.

Grazie a te, Daniele.

  •  
  •   
  •  
  •  
  •   
  •  
Tags: