Lazio-Roma, quando la razionalità di Inzaghi supera l’emotività di Spalletti

Pubblicato il autore: Luca Vincenzo Fortunato

Luciano Spalletti e Simone Inzaghi

“Il fine giustifica i mezzi”: così diceva Macchiavelli, così predica ora Simone Inzaghi dopo aver vinto la semifinale d’andata Lazio-Roma per 2-0, un risultato scaturito oltrechè per la prestazione impeccabile dell’undici biancoceleste anche per le scelte dell’allenatore che ha scelto una via inconsueta per raggiungere l’obiettivo, snaturando di fatto l’impostazione tecnico-tattica della sua squadra rispetto a quanto visto finora in campionato.

Al pressing a tutto campo, causa di spreco di energie anzitempo, Inzaghi ha preferito il temporeggiamento, tagliando i rifornimenti agli avanti giallorossi, scelta che è valsa alla Roma più del 65% del possesso palla nei primi 15 minuti. Ma sarà servito a qualcosa? Poco e niente. I giallorossi hanno provato a fare capolino nell’area di rigore avversaria, ma hanno trovato un muro quasi invalicabile che ha presentato leggere crepe solo nelle incursioni del bomber Dzeko. In pratica un arrembaggio sterile, con una manovra lenta, peraltro ulteriore fonte di stanchezza a meno di 72 ore dalla faticosa trasferta di Milano contro l’Inter. Oltre a temporeggiare, la Lazio ha saputo accorciare gli spazi di manovra, creando una gabbia nei confronti del jolly Nainggolan con continui raddoppi dei centrocampisti, in modo da limitare ulteriormente le possibili verticalizzazioni degli avversari. Risultato? Due lanci in profondità, interrotti senza problemi da Strakosha.

L’abilità di Inzaghi è stata anche quella di sfruttare un’altra pedina in rampa di lancio, Milinkovic-Savic, in grado di gettarsi nella mischia sin dai primi minuti e di garantire costanti incursioni come nelle precedenti gare. Detto-fatto: è bastata una folata di talento di Anderson ed il gigante serbo ha trovato lo spazio per trafiggere Alisson. Milinkovic ha colpito la Roma sul piano atletico, mentre Inzaghi ha sorpreso Spalletti sul piano tattico.

Lazio-Roma 2-0, capolavoro tattico di Inzaghi nella ripresa

Nella ripresa ci si aspettava la reazione della corazzata di Spalletti, ma il generale Inzaghi ha preparato le contromosse. E così, dal dramma ‘pioliano’ di 2 anni fa (da 0-2 a 2-2 in 20 minuti), si è passati clamorosamente al raddoppio biancoceleste targato Ciro Immobile. Un fulmine a ciel sereno? Macchè. Anche qui il preludio al gol è stato curato nel dettaglio dal tecnico piacentino, che ha tenuto la cartuccia Keita al riparo sino al 67′ minuto e l’ha scaricata quando la difesa giallorossa mostrava i primi sintomi di stanchezza. Chiaramente Spalletti ha gettato il cuore oltre l’ostacolo schierando le migliori pedine offensive (da Perotti ad El Shaarawy, fino a Totti nel finale) e riducendo al minimo gli elementi difensivi. Mossa azzardata e perdente. Poche colpe per Fazio e Manolas, stremati dopo la partita di domenica sera e rimasti soli dopo l’avanzata inesorabile di Rudiger e Bruno Peres sulle fasce.

Se la Roma giallorossa piange, quella di fede biancoceleste gioisce per il ritorno al successo nel derby e per i meriti effettivi del trionfo. Simone Inzaghi ha saputo leggere meglio il match Lazio-Roma, dosando le forze e scegliendo l’emotività solo nel finale (l’ingresso di Crecco e Murgia ne sono un segno evidente). Un voto alto che lo rende vincitore assoluto in attesa dei prossimi due derby, di campionato e di ritorno della semifinale. Per Spalletti, invece, il sapore dell’insuccesso in termini di risultato e di lettura del match. Non è ancora finita comunque per la Roma che ha ancora a disposizione il ritorno per vendicarsi e ribaltare il risultato. Basta solo usare la razionalità, invece che l’emotività!

 

 

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