Kylian Mbappé, il gioiellino del Monaco reincarnazione di Henry

Pubblicato il autore: Andrea Brumana Segui


La sfida di ieri sera tra Monaco e Borussia Dortmund e in modo particolare l’ennesima, solida prestazione di Kylian Mbappé dimostra come, allegoricamente, ma fino a un certo punto, il calcio odierno potrebbe più che mai essere paragonato al ciclo della vita o, ancora, al prevedibile ma ineluttabile svolgersi del giorno; sì perché in questo momento stiamo assistendo a un’evoluzione del gioco e dei suoi interpreti a cui non eravamo più abituati da anni, a politiche societarie finalmente incentrate sulla valorizzazione e sulla crescita dei vivai, a progetti non solo volti a vincere subito con giocatori affermati e d’esperienza ma anche, e soprattutto, pianificati sul lungo periodo, lasciando ai giovani il tempo di maturare e migliorare.

Ecco, dunque, il motivo per cui potremmo descrivere lo scenario calcistico contemporaneo come caratterizzato da tre generazioni: i cosiddetti “vecchi“, i vari Buffon, Ibrahimovic, Totti, Iniesta, Robben, tutti uomini spogliatoio che, al tramonto delle loro carriere, con l’esperienza e la personalità di chi ha combattuto e vinto molte battaglie, tracciano le impronte da seguire per coloro che stanno emergendo adesso nel calcio che conta, un po’, se vogliamo, come quei nonni che mettono a disposizione la propria saggezza ai nipoti che, da poco, si affacciano alla vita.
Poi quei giocatori nel pieno della loro maturazione, adulti sia dal punto di vista umano sia del valore tecnico ed economico, Messi, Ronaldo, Sergio Ramos, Lewandowski, Hazard, Diego Costa, Griezmann, Aubameyang, ognuno di loro paragonabile al sole che, a mezzogiorno, tocca il punto più alto del cielo ma che, d’ora in poi, è destinato inevitabilmente a calare.
Infine i giovani, le nuove promesse all’alba delle loro carriere e ancora bambini se considerati nel breve ciclo della vita calcistica, diamanti già un po’ sgrezzati come Neymar, Icardi, Pogba e Dybala, promesse tutte da scoprire come Donnanrumma, Gabriel Jesus, Rashford e, appunto, Mbappé.

Kylian Mbappé, il nuovo Henry del Monaco

18 anni e 4 mesi, 34 partite ufficiali col Monaco impreziosite da 13 reti, giocatore più giovane a vestire la maglia del club all’età di 15 anni e 11 mesi e più giovane marcatore della squadra proprio davanti a Henry, 15 gare con la Francia di cui 2 nella Nazionale maggioreoro ai campionati europei under 19 in Germania; sono questi alcuni numeri di una delle nuove stelle emergenti del calcio europeo e mondiale, Kylian Mbappé, attaccante franco-camerunese del Monaco, nato a Bondy (Francia) il 20 Dicembre 1998.

Preferibilmente punta centrale ma, in alternativa, anche ala sinistra, per la sua velocità e agilità mescolate a una strabiliante tecnica e a un eccezionale fiuto del gol, è stato più volte paragonato dalla maggior parte dei critici e opinionisti al monegasco Thierry Henry, anche lui tra le file del Monaco tra il ’94 e il ’99 prima del passaggio alla Juventus di Marcello Lippi.

Mbappé finora, in stagione, ha collezionato 21 gol e 8 assist e, con la doppietta realizzata a Dortmund lo scorso 14 Aprile, è diventato, a 18 anni e 113 giorni, non solo il secondo calciatore di sempre a segnare in un quarto di finale di Champions League, ma anche il più giovane a siglare una doppietta a questo punto della competizione.
L’importanza del giocatore per il Monaco è stata ribadita dal suo allenatore Leonardo Jardim che, interrogato sulle straordinarie prestazioni del suo gioiellino, ha dichiarato “ Se scambierei il mio Mbappé con Dybala? No, mi tengo stretto Kylian…“.

Cicerone, retore e politico della Roma del I secolo a.C., aveva dichiarato “Approvo che ci sia qualcosa del vecchio nel giovane, e del giovane nel vecchio“, beh, di sicuro, si intravedono nel modo di giocare del giovane Mbappé molte caratteristiche del vecchio Henry, certamente con le proporzioni dovute all’età ancora così acerba e, di conseguenza, per definizione, mutevole; auguriamoci però, per il bene del calcio e di chi lo ama, che davvero Mbappé possa crescere e avere una carriera pari a quella del suo idolo, perché, se prima vivevamo il timore di non poter più vedere un altro Henry calcare un campo da gioco, oggi abbiamo la speranza di riviverlo nelle giocate di un giovane, emozionante camerunese.

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