Maldini, il Milan e i dubbi sui nuovi proprietari cinesi: ecco i motivi del no!

Pubblicato il autore: Gioacchino Moncado Segui
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Milan Maldini, cuore rossonero : no ad incarichi in altri club italiani

A più di un mese dal closing Milan che ha portato al passaggio di proprietà del club rossonero dalla Fininvest a Yonghong Li non si sono dissolti tutti i dubbi in merito alla reale consistenza del gruppo cinese divenuto proprietario del  club milanista. A tornare sull’argomento è stato ancora una volta l’ex capitano e bandiera del Milan Maldini che è tornato ad esprimere tutti i suoi dubbi in merito all’operazione realizzata da Berlusconi e Fininvest, sollevando incertezze sul progetto che intende perseguire proprio il nuovo presidente rossonero Yonghong Li.  Per commentare l’attuale situazione societaria del Milan, Maldini è intervenuto nel corso della trasmissione radiofonica Team Duga su RMC. Oltre a spiegare le ragioni del suo rifiuto alla proposta avanzata nei mesi scorsi dalla nuova proprietà rossonera, Maldini ha parlato del suo passato al Milan e del suo futuro che potrebbe presto vederlo impegnato con un ruolo di spessore all’interno della dirigenza di un top club d’Europa. Maldini, ponendo l’accento sul suo glorioso passato milanista, ha chiuso ad ogni possibile ipotesi di lavorare all’interno di un altro club italiano diverso dal Milan.

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Ecco uno stralcio delle dichiarazioni dell’ex capitano rossonero: “Come mai non sono al Milan? Non lo so: sono stato vicino al ritorno, sia con Berlusconi, sia con i cinesi. Ho parlato con la nuova proprietà ma avevo troppi dubbi sul progetto e sul ruolo proposto. Per tornare ai livelli di 15 anni fa serviranno investimenti enormi. Andare al PSG ? Ho parlato più volte con Nasser, ma non si è fatto niente. Vediamo, io sono pronto ad ascoltare: basta che non sia un club italiano. È normale sia così per la mia storia col Milan. Da giocatore avrei potuto col Chelsea ed il Real, ma volevo sempre vincere col Milan, anche dopo le sconfitte. Ho vinto tanto ma anche perso, specialmente in Nazionale. Come filosofia, il Real si avvicinava al Milan, quindi se avessi cambiato, lo avrei fatto solo per le Merengues”

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