Vicenza in Lega Pro: colpa del mercato? I numeri dicono l’opposto

Pubblicato il autore: elia guerra


E’ sempre più rarefatta l’aria che si respira a Vicenza. Ed il maltempo che oggi ha colpito la città veneta ne è solo un triste contorno. A soli quattro anni di distanza i berici, con le loro stesse mani, si sono condannati nuovamente all’inferno della Lega Pro. Le ultime gare disputate dovevano esser motivo di redenzione, purtroppo però si son rivelate tutt’altro. La squadra di mister Torrente ha dimostrato sul campo di meritare la retrocessione. Discorso che, invece, non si può fare per una tifoseria che ha sempre supportato la propria squadra con un’affluenza allo stadio pazzesca. La pazienza però, come tutti sanno, ha un limite e questo limite i supporter biancorossi lo hanno visto oltrepassare nelle ultime giornate di campionato. Ovvero quando la posta in palio era altissima: paradiso o inferno. La squadra, però, agli appuntamenti cruciali si è sempre fatta trovare impreparata. O, forse, lo ha voluto? Sì, perché gli uomini scesi in campo – non tutti, Bianchi per esempio ha sempre dato cuore e polmoni – sono apparsi svogliati, spaesati, quasi come avessero altro a cui pensare. E’ in quel momento che la pazienza dei tifosi vicentini è esaurita del tutto, fino a sfociare nella contestazione di ieri sera nell’ultima gara contro lo Spezia. Striscioni eloquenti(“Con il silenzio e la vostra assenza vi siete giocati la nostra pazienza”), fumogeni sul terreno di gioco e match sospeso per 10 minuti circa. Alla gogna dirigenza in primis; ma nemmeno i calciatori sono stati risparmiati.

VICENZA IN LEGA PRO: TIFOSI CONTESTANO IL MERCATO

Sin da subito, il mercato operato nella sessione invernale dalla dirigenza biancorossa ha sollevato più di qualche dubbio e contestazione da parte dei tifosi che si aspettavano innesti di maggior spessore, soprattutto nel reparto avanzato. Il ritorno di Ebagua non è stato accolto con grande entusiasmo, anche in virtù dei nomi blasonati che erano circolati nelle giornate precedenti. Reazione opposta, invece, alla notizia dell’arrivo a Vicenza di Gucher. Anche l’approdo di De Luca ha suscitato un discreto entusiasmo, ricambiato poi dalle 4 reti da lui realizzate. Ciò nonostante il mercato invernale complessivo è apparso, agli occhi dei più, una sorta di fallimento, la concausa maggiore per la retrocessione dei berici in Lega Pro. I numeri, però, affermano l’esatto contrario. Nel girone d’andata il Vicenza ha realizzato 16 gol e ne ha subiti 25. Gli attaccanti ceduti successivamente hanno siglato la miseria di 5 reti: 3 Raicevic, uno Di Piazza e uno Galano. Gli innesti, ovvero Ebagua e De Luca, hanno realizzato 7 reti in due: 3 il primo e 4 il secondo. Nel girone di ritorno il Vicenza ha gonfiato la rete avversaria 17 volte, ma ha subito 2 marcature in più, ovvero 27. Non si può, dunque, attribuire al mercato invernale la causa del ‘fallimento biancorosso’, poiché gli innesti hanno dato un contributo notevolmente maggiore alla cessioni. Sicuramente si sarebbe potuto fare meglio, come sottolineato dal ds Tesoro, ma il mercato non può e non dev’essere un alibi. Le cause vanno cercate in altri fattori.

VICENZA IN LEGA PRO, LE CAUSE

Nel girone d’andata il Vicenza ha ottenuto 6 vittorie, 7 pareggi e 8 sconfitte. In quello di ritorno le vittorie si sono dimezzate letteralmente, e di conseguenza le sconfitte sono salite a 11. Fatali gli ultimi minuti con l’Hellas Verona. Il derby è stato per i biancorossi il colpo finale: non c’è stata infatti una reazione e le tre sconfitte consecutive ne sono l’esempio lampante. La squadra di Torrente si è lasciata andare come un albero inghiottito da un fiume in piena, e a nulla sono serviti gli incitamenti dei tifosi, aggrappati più che mai all’obbiettivo e al sogno salvezza(anni addietro erano ben altre le aspirazioni). Al match con i veronesi va aggiunto lo scontro in casa con la Spal, che ha agguantato il pareggio in extra-time. 6 punti potenziali(minimo 4 se avessero pareggiato il derby), dunque, sono volati via in un battito di ciglia. Punti che ora varrebbero l’accesso ai play-out. Sfortuna? Sì, in parte. Bravi gli avversari a non arrendersi fino alla fine? Certo che sì, cosa che è mancata in alcune gare al Vicenza. Calo di tensione finale? Non può essere altrimenti. Una volta visto il traguardo, guai pensare di averlo raggiunto! E questa sicuramente è una colpa che pesa come un macigno per i berici. Così come il non esser stati in grado di reagire, quando la salvezza non era ancora perduta. Come confermato anche dallo stesso mister: “Mancata personalità. Qualcuno ha mollato da tempo”. La dirigenza poi, ovviamente, ci ha messo del suo. Perché quando una squadra non ingrana, rispecchia sicuramente il clima d’incertezza che aleggia nei vertici alti societari. Su questo non ci sono dubbi. Il silenzio del Presidente Pastorelli, per esempio, ne è l’emblema. Il mercato però – chiunque l’abbia gestito(è ancora un mistero) – non può esser considerato causa di tale disfatta. Paradossalmente a gennaio il Vicenza si è “rafforzato” e i numeri ne sono la conferma. E’ mancato altro: cuore, fame, orgoglio, sacrificio, amore per la maglia, un pizzico di fortuna e soprattutto riscatto. Quello che servirà per ritornare grandi, per tornare ai fasti del Lanerossi Vicenza, quando i palcoscenici erano ben diversi.

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