Allegri a Sky: “La Juve farà un’altra grande annata, non ci siamo stufati di vincere”

Pubblicato il autore: Francesco Ippolito Segui

Massimiliano Allegri Sky Condò

L’allenatore della Juventus, Massimiliano Allegri è stato intervistato dal giornalista di Sky Paolo Condò in una puntata della rubrica “I Signori del Calcio” andata in onda su SS1.

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Sono pienamente convinto che faremo un’altra grande annata” – ha detto il tecnico toscano – “La sfida è importante, anzi, straordinaria, la Juve deve e può continuare a essere protagonista in Italia, alla ricerca del settimo Scudetto e della Coppa Italia, e in Europa, con la Champions League“. Immediato ed inevitabile il riferimento proprio alla Champions League e alla finale persa contro il Real Madrid: “È una partita secca, da vincere e basta, la tattica conta meno che sulla doppia sfida, come si è visto in questi anni proprio per esempio con Real e Barcellona. A Cardiff il Real ha dimostrato di rispettarci molto, aumentando i ritmi solo quando ci hanno visti in difficoltà“. Poi il tecnico bianconero ha aggiunto: “È molto sbagliato considerare questa stagione ‘normale’ solo per i 40 minuti di Cardiff. Ci siamo assestati fra le migliori d’Europa, dobbiamo continuare a crescere da quella famosa partita con il Malmo, qualche anno fa, di acqua sotto i ponti ne è passata e noi siamo diventati grandi in autostima e consapevolezza, ma non basta ancora“.

Tornando sulla finale di Cardiff, Allegri ha aggiunto alcuni particolari sulla sconfitta bianconer: “Cosa cambierei? A fine primo tempo avrei dovuto fare 2 o 3 sostituzioni, ma sarebbe stato impossibile. Avevo Pjanic con un ginocchio in disordine, Mandzukic con una caviglia che si stava gonfiando. Li ho mandati comunque in campo e anche per le loro condizioni ho chiesto alla squadra di provare a fare una partita diversa. Negli ultimi 5′ del primo tempo loro hanno preso il sopravvento, noi siamo stati fermi e avevamo paura di prendere gol. Nella ripresa, quando hanno visto che eravamo in difficoltà, ci sono saltati addossoDopo il pareggio abbiamo continuato a spingere, è una partita che ci servirà da lezione soprattutto nella gestione delle partite. Dopo un avvio a cento all’ora non potevamo pensare di fare un secondo tempo come il primo, bisogna conoscere meglio i ritmi della gara e i tempi di giocoL’idea era di chiudere in vantaggio al primo tempo, oppure al 60esimo, anche qualche minuto dopo“. C’è anche tempo per parlare dell’altra finale di Champions persa, contro il Barcellona nel 2015: “Fu una stagione diversa, avevo una squadra con più soluzioni, quest’anno sono partito in un modo ma ho cambiato, i 4 davanti hanno speso l’ira di Dio! E non pensavo che Pjaca si potesse far male, stava crescendo e poteva risultare determinante. Non avendolo ho dovuto tirare di più quelli davanti“.

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Il tecnico della Juventus poi fa un passo indietro e racconta del momento in cui è arrivato a Torino: “Era un momento in cui sembrava fossi destinato alla Nazionale, ma alle cinque mi chiamano e mi dicono che il presidente mi voleva parlare, poi vidi un messaggio che diceva che Conte si era dimesso e allora capii. Eredità pesante? Ero sereno perché credevo che quella squadra avesse tanto da dare, soprattutto in Europa. Conte fece bene ma quello fu merito di tutti a partire dalla società, difficile che un allenatore faccia tutto da solo. Ostilità? I tifosi erano giustamente legati a Conte perché lui aveva dato la possibilità di tornare a vincere ed io avevo fatto un’analisi lucida sulla squadra“.

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