La Lodigiani giocherà a San Basilio: da Totti a Candreva 45 anni di storia

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui


Quella che verrà non sarà una settimana qualunque per la Roma sportiva. Un appuntamento rischia di squarciare la monotonia delle calde giornate di giugno. Con particolare riferimento a quella di venerdì 30. Al campo Francesca Gianni di San Basilio in Roma i viscerali amanti del pallone e i vecchi nostalgici del calcio che non c’è più potranno trovare un po’ di refrigerio alla propria sete di genuinità, veracità e conoscenza calcistica.

Per una serata torna la Lodigiani. Quella del 1972. Torna per festeggiare i 45 anni di vita e gridare a tutti quanto l’Italia sportiva abbia ancora bisogno delle proprie nozioni e del proprio modus operandi per far risollevare un movimento che sempre più volge verso il basso.

Quello organizzato dai ragazzi dei Fedelissimi (un gruppo di storici tifosi) è un incontro tra le vecchie glorie che hanno vestito la casacca biancorossa, scrivendone pagine indimenticabili di storia. Una kermesse che ci riporterà indietro di qualche decennio almeno per una serata.

A memoria, quanti nomi transitati per la Lodigiani e poi finiti nelle rose degli squadroni o in Nazionale ricordate? Totti, Toni, Florenzi, Di Michele, Candreva, Bellucci, Stellone, Apolloni, Liverani, Gregori, Bordoni, Venturin, Onorati, Firmani, Agostinelli. Sono ovviamente tutti invitati.

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“Chi erano poi questi Beatles? cantavano nel 1984 gli Stadio.

“Chi è la Lodigiani?” si sono chiesti in molti, durante queste ultime annate in cui il pallone è rotolato all’ombra del Colosseo senza questo storico nome.

La Lodigiani – non la Cisco, non l’Atletico Roma e né quella sequela di squadre plastificate che negli ultimi anni si sono autoproclamate “terzi poli della Capitale” pur giocandovi a una distanza siderale, spesso anche fuori provincia – è una “scuola”. È stata molto più che un club di calcio. È stata quell’insieme di dirigenti e tecnici del pallone in grado di dar vita a un modo di far calcio e di far crescere i giovani che, dal lontano 1972, ha portato i biancorossi a primeggiare con mostri sacri di questo sport: chi è nato tra gli anni ’80 e i ’90 ricorderà sicuramente le molteplici vittorie, a livello giovanile, riportate da questo club.

E non solo.

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Tutti rammenteranno la Lodigiani in Serie C1. In quel girone B che è sempre stato un vero e proprio catino ribollente, stracolmo di nobili decadute e tifoserie infernali. Eppure la “piccola” Lodigiani ha saputo ritagliarsi salvezze, campionati dignitosi e persino una semifinale playoff per andare in B, nel 1994, sotto la guida tecnica del mitico Guido Attardi. I romani dovettero soccombere alla Salernitana di Delio Rossi.

L’era Longarini, l’ingresso della Cisco, il cambio del nome e del simbolo, l’allontanamento di buona parte della tifoseria e il fallimento postumo anche dell’Atletico Roma (ciò che per qualcuno idealmente rimaneva della Lodigiani) sono storia recente, che ci dice forte e chiaro quanto fare calcio senza rispettarne le sinergie, la storia e le tradizioni sia dannoso alla lunga. Eppure sembra che questo concetto fatichi ad entrare nella testa dei sedicenti imprenditori che oggigiorno ancora si ostinano ad acquistare club per poi farne un proprio giocattolo (in ultima istanza guardate il caso Fondi, con la versione italiana della Red Bull: la Unicusano).

Venerdì prossimo ci sarà l’opportunità – oltre che di festeggiare – di affermare quanto bisogno ci sia di rimanere attaccato alle proprie radici. Così come gli spettatori potranno accedere gratuitamente e tifare senza barriere, restrizioni e divieti. Un qualcosa da non sottovalutare nell’epoca della perenne trasformazione del calcio (e degli stadi) in luoghi da cui il popolo si tiene sempre più lontano.

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