Giornata del bacio, da Ibra a Balo: nel calcio è di “Giuda”

Pubblicato il autore: Francesco Ippolito Segui

Svariate ricerche dimostrano che baciare fa bene: riduce l’ansia e migliora la vita. Per tutti questi effetti (e non solo) al bacio è stata dedicata una giornata intera: il 6 luglio. Un giorno però non basterebbe per elencare l’infinità di tipi di baci: alla francese, alla spagnola… E poi il bacio di Giuda, ovvero il bacio del traditore. Nel calcio centinaia di giocatori hanno giurato fedeltà ai propri colori baciando la propria maglia, per poi accasarsi alla prima squadra che si offrisse. Il caso più emblematico è Zlatan Ibrahimovic: un calciatore che, nel corso degli anni, ha dimostrato di non essere una bandiera, cambiando squadra alla prima occasione disponibile. Nonostante ciò (e nonostante i tre scudetti consecutivi vinti con l’Inter) durante l’estate del 2009 lo svedese decise di trasferirsi al Barcellonaper vincere la Champions League”. Il giorno della presentazione l’attaccante volle baciare la maglia blaugrana: fu l’inizio di un amore mai sbocciato. Oltre al danno però, ci fu la beffa: l’Inter diventò campione d’Europa, eliminando proprio il Barcellona in semifinale.

Molto simile è la storia di Mario Balotelli: scoperto dall’Inter, Super Mario ha addirittura disonorato la casacca nerazzurra, gettandola a terra davanti ad oltre 80mila persone. Per poi baciare quella dei rivali del Milan pochi anni dopo, proprio in un derby perso. Eppure anche l’avventura di Balotelli in rossonero non è stata indimenticabile.

C’è poi chi “tradisce” per soldi. Parliamo di Carlos Tevez, che nell’estate del 2015 tornò alla squadra che lo ha cresciuto, il Boca Juniors. Lo scorso dicembre, nel Superclásico contro il River Plate, l’Apache si rese protagonista con una doppietta ed a fine partita baciò lo stemma del Boca. Per poi passare allo Shangai Shenhua solamente dieci giorni più tardi: i quaranta milioni di euro all’anno al momento lo incoronano come il numero uno tra i “paperoni”.

A volte i tradimenti sono “graduali”, altre volte sono bruschi. La Roma lo sa bene: fino alla scorsa estate il talentuoso Miralem Pjanic era un pilastro della formazione giallorossa. Messaggi di amore e baci alla divisa però possono non voler dire niente davanti ad una clausola rescissoria. La Juventus ne approfittò, indebolendo notevolmente i suoi rivali principali per la lotta al campionato.
In Inghilterra le rivalità sono ancora più accese. Cesc Fabregas, che debuttò con l’Arsenal a 16 anni per poi diventarne capitano qualche anno più tardi, non si fece problemi a baciare la maglia dei gunners. Quando nel 2011 passo al Barcellona disse: “non giocherò mai più in altri club della Premier League”. Nulla di più falso: poco dopo passò al Chelsea, che contro l’Arsenal disputa il derby più importante ed acceso di Londra. Decine di tifosi dei gunners non si fecero problemi a bruciare la maglia del loro ex beneamino.

Ci sono poi gli “amanti” a cui non crede nessuno. Ad esempio Diego Costa. Nell’ultimo match di questa stagione (la finale di FA Cup contro l’Arsenal) l’attaccante baciò la maglia dei blues. Proprio in questi giorni si parla insistentemente di un suo ritorno all’Atletico Madrid. Ma dopotutto cosa bisogna aspettarsi da un calciatore che ha tradito il Brasile e la propria nazionale, per accasarsi alla Spagna?

C’è poi un ultimo caso, quello del giovane portiere Gianluigi Donnarumma. Il 18enne qualche mese fa baciò la maglia del Milan dopo un contestatissimo match contro la Juventus. Tutti in quel momento stavano parlando di un possibile futuro da “bandiera” per Gigio… Fino al caso del mancato rinnovo, che ha scatenato l’ira della quasi totalità dei tifosi rossoneri. Tuttavia negli ultimi giorni potrebbe esserci stato un clamoroso dietrofront: Donnarumma rimarrebbe a Milano con un nuovo stipendio da 6 milioni di euro annui, più l’ingaggio di suo fratello Antonio (1 milione di euro all’anno).

I baci “di Giuda” effetti collaterali più visibili e clamorosi del calcio-business, ma con i sentimenti dei tifosi non si scherza: baciare la maglia vuol dire “per sempre”. Troppo per professionisti in cerca di gloria, ingaggi alle stelle  e imprese sportive.

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