Il lungo addio: la scomparsa di Valdir Peres

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

Era forse destino che Valdir Peres venisse a mancare proprio nel mese di Luglio, e precisamente il 23.  Questa frase potrebbe indicare che della scomparsa del portiere carioca, maggiore indiziato (a torto)del ko del Brasile in quell’afoso 5 Luglio al Sarrià ce ne importa poco. Se è vero che al portiere sono stati dedicati trafiletti modesti, è anche vero che dal calcio era fuori da tempo, visto che la sua ultima panchina (nell’Araguaina, in patria,ndr)è datata 2007. Valdir Peres se n’è andato per un infarto, a soli 66 anni, e segue di quasi 6 anni la scomparsa di Socrates, altro membro della rosa di quel Brasile 1982, una delle maggiori squadre ad essere accreditate per la vittoria finale al Mundial Spagnolo. Nel 1974, a 23 anni, Valdir Peres fa parte della spedizione che affronta il mondiale tedesco del 1974: c’è da difendere il terzo titolo e la squadra arriverà quarta, ma l’estremo difensore, con la numero 22 sulle spalle, rimarrà in tribuna. Stessa sorte al mondiale argentino del 1978: i carioca arrivano terzi, ma Peres è sempre il terzo. Titolare è Emerson Leao, non proprio l’ultimo degli arrivati, anche bisogna dire che il Brasile, fatta eccezione forse per Gilmar e Felix, non ha questa grandissima tradizione di portieri. Nel 1982 però tocca a lui difendere la porta del Brasile, che si dichiara pronto a sollevare la sua prima Coppa Fifa, dopo tre meritatissime Rimet. Peres ha 31 anni, ha vinto un campionato brasiliano e quattro campionati regionali paulisti. Ha ottime credenzialità e per questo ha ottenuto la maglia numero 1. Secondo portiere è Paulo Sergio mentre il terzo è Carlos Roberto Gallo, che sarà titolare al mondiale messicano. Nel primo turno la squadra guidata da Telè Santana deve vedersela con Urss, Scozia e Nuova Zelanda: in sostanza, due avversari su tre sono abbordabili, e non poco. Nella prima gara però Valdir Peres subisce un gol evitabile da Bal: il Brasile riesce solo nella ripresa a ribaltare la situazione e a vincere, ma il gol preso dal portiere desta qualche dubbio. Nella seconda partita i verdeoro vincono 4-1, ma stavolta il gol preso era imparabile. Il Brasile batte poi 4-0 la Nuova Zelanda, nel secondo turno batte 3-1 l’Argentina fino al fatidico 5 luglio, dove Paolo Rossi scrive la storia. A ben guardare, le colpe dell’estremo difensore potrebbero ascriversi al primo gol (mal piazzato) e forse (ma con riserve)al terzo, anche se la conclusione ravvicinata del numero 20 azzurro non avrebbe lasciato scampo a molti. Quel risultato però fu una tragedia sportiva per il Paese e a rimetterci fu soprattutto il povero portiere, che giocherà altri otto anni, senza però essere mai più convocato in nazionale, come accadde a Moacir Barbosa (1921-2000), additato al pubblico ludibrio dopo le due reti prese dall’Uruguay al Mondiale del 1950. Allora, rebus hic stantibus, Julio Cesar avrebbe dovuto meritare la crocifissione per le sette reti prese nella semifinale del mondiale 2014. Forse però sono cambiati i tempi. Negli ultimi anni, quando chiesero a Valdir Peres se pensasse ancora a Paolo Rossi, egli ebbe la tendenza a glissare, magari nell’intimo infastidendosi per essere sempre associato a quella fatidica partita. Riposa in pace Valdir, che sia un riposo senza troppi pensieri.

 

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