Shopping di lusso: il caso Neymar. E noi italiani restiamo a guardare…

Pubblicato il autore: Davide Corradini

Il trasferimento più costoso della storia (Neymar) segna una frattura nel calcio mondiale. E noi italiani sembriamo rimanere indietro: abbiamo definitivamente perso il treno nei confronti delle altre leghe europee o possiamo ancora recuperare? I TOP PLAYER torneranno nei nostri club? E quanto resisterà ancora il record di mercato stabilito dal brasiliano Neymar?

Neymar

Provate ad immaginare Neymar che sbarca a Napoli e viene presentato al San Paolo, oppure che sale a fare le foto sul tetto del Duomo con la nuova maglia rosso-nerazzurra. Immaginate l’entusiasmo dei tifosi. Ecco, avete immaginato? Ora iniziate a non pensarci più, perchè non succederà mai, nè per O Ney, nè per stelle di pari grandezza. In questo momento non possiamo permettercele. E’ vero che l’affare del brasiliano è speciale, trattandosi del primo giocatore al mondo comprato da uno stato (il Qatar), più che da un club, però il discorso è molto più ampio. Negli anni 80-90 i top player venivano da noi: pensiamo a Maradona e Ronaldo, per dirne solo qualcuno “scippato” al Barcellona.

Store Neymar

Le cifre pagate per i loro cartellini sono imbarazzati, rapportate alle quotazioni di oggi, non solo se parliamo di Neymar. L’operazione del Psg (562 milioni di euro di cui 222 di clausola di rescissione) è destinata a segnare un prima e un dopo: “rottama il Financial Fair Play dimostrandone l’inadeguatezza e tracima nella politica internazionale, con la volontà del Qatar di uscire – anche con operazioni così – dall’ embargo e dall’ isolamento deciso da altri paesi arabi. Quest’ operazione ha più di un turbo, ma il panorama internazionale è pieno di bolidi. Mbappè supera i 120 milioni, Morata 80 mln, mentre solo i terzini arrivano a oltre 50: i prezzi sono esplosi, il mercato ha iniziato a drogarsi, le distanze fra pochi top club europei e il grosso degli altri, italiani compresi, inizia a dilatarsi.

La nuova impennata ha radici nell’ accordo sulla vendita dei diritti tv della Premier League: ben 2,7 miliardi. distribuiti in modo democratico fra le 20 squadre, con i top club che superano i 150 milioni l’anno. Società come lo United e il Real sono aziende globali che fatturano oltre i 650 milioni. In Italia, l’Inter, quarta, si ferma a solo 207 milioni.

Serie A TIM vs Neymar

LA SITUAZIONE ITALIANA  

In Italia la situazione non è così decisamente bella. Il continuo “passare alle cose formali” del Milan ha fatto sì che per qualche settimana il club rossonero fosse in cima alle classifiche degli spendaccioni europei. E anche a Settembre, secondo le stime, sarà nella Top 5 mondiale, o lì intorno. Ly Yonghong ha cancellato i tempi dell’ austerity, anche qui lasciando qualche dubbio alla Uefa e agli osservatori economici su sostenibilità delle operazioni e indebitamento.

La Juventus targata Higuain è scesa sul terreno calciato dalle grandi d’Europa con prudenza, distingue e cessioni monstre (vedi Pogba). Il mercato interno ha visto un’impennata dei prezzi soprattutto dei giovani, in virtù delle nuove regole (ex. rose a 25, con obbligo di giocatori cresciuti nei vivai). Insomma, lo shopping estivo è ripartito, l’azienda calcio nostrana non necessariamente. Tutto ciò a causa di differenze e strutture aziendali che allontanano i club italiani da quelli ricchi e potenti, che siano inglesi, spagnoli o tedeschi.

Qualcuno inizia ad agitare lo spettro di una bolla, che potrebbe scoppiare specie se verranno confermati i problemi relativi alla vendita dei diritti tv 2018-21. Ebbene sì, perchè la maggior parte degli introiti delle società di A arrivano dalla vendita dei diritti televisivi, essendo poco “sviluppati” gli altri campi. La note dolente sono sempre gli stadi: i nostri producono ricavi per 204 milioni, quelli inglesi per 831, ma ci doppiano ampiamente i tedeschi (528) e gli spagnoli (500). In Germania, per esempio, sono circa 42 mila le presenze medie allo stadio, contro le 21.000 nostrane. La Serie A è quarta sotto ogni punto di vista, anche se la distanza dalla Ligue 1 non è così ampia.

Ultima ma non per ordine di importanza, resta la questione marketing. La leggenda che i grandi giocatori si ripaghino con la vendita delle magliette è stata nettamente smentita. Nike e Adidas, per citarne alcune, garantiscono SOLO il 10-15% degli incassi oltre al minimo garantito. L’arrivo di Neymar a Parigi, a colpo d’occhio, farà incassare al Psg 5-6 milioni di euro, se andrà per il verso giusto. In confronto alle altre squadre europee, i bilanci delle nostre italiane è alquanto impressionante, visto che vengono spesso “aggiustati” con le plusvalenze.

GLI SCENARI POSSIBILI

Chiudendo, quindi non c’è speranza per il nostro calcio italiano? Siamo destinati a guardare i Neymar degli altri, fare la morale a chi spende troppo e consolarci con le pagine “nostalgy” che ripropongono i filmati di Van Basten e Platini negli stadi di provincia? No, ci auguriamo di no.

Un fattore a nostro favore c’è: la nuova Champions League con 4 squadre italiane ci può aiutare; il progressivo superamento della Tessera del Tifoso, deciso pochi giorni fa, vuol far rendere più semplice il riempimento degli stadi. L’ ingresso nel mercato dei cinesi può permetterci di recuperare terreno nel paese del Dragone. Ma al rilancio dei vivai vanno affiancati investimenti di lunga durata, basti pensare al Sassuolo di Squinzi, anche rinunciando per qualche anno ad un centravanti. Inoltre, l’intero sistema ha bisogno di une gestione più moderna e forse collegiale.

sassuolo berardi

Una cosa è sicura, con i soldi degli emiri tutto diventa più facile. Però, innestando un circolo virtuoso, magari un giorno uno come Neymar potrà trovare casa anche in Italia, senza bisogno di pagarlo come testimonial dell’ ipotetico Mondiale Cina 2030

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